di Giancarlo Brunello*
trevisotoday.it, 13 agosto 2026
Varie iniziative civiche organizzate quest’estate per mantenere alta l’attenzione sul sistema carcerario italiano e sul ruolo di rieducazione che dovrebbe rivestire nei confronti delle persone detenute. “Vieni, che ti porto al fresco”. Un vecchio detto popolare diceva che molte guardie nell’accompagnare l’arrestato, gli dicessero questo. Ebbene, mai detto popolare fu più menzognero, specie di questi ultimi tempi, in quanto le carceri italiane, oltreché luoghi decisamente indecenti e inadeguati (ma tutto ciò viene accettato come “effetto collaterale” della pena unica, stabilita dalla Costituzione Italiana, che è la mancanza della libertà) le carceri sono veramente inferni, sia d’estate che d’inverno.
Lo sanno bene le oltre 64mila persone carcerate e con loro i circa 40mila dipendenti del Ministero di Giustizia che giorno per giorno devono occuparsi come lavoro della funzionalità del sistema carcerario. L’oggetto della presente nota sul sistema carcerario italiano è per evidenziare alcuni fatti importanti, sia quelli che si sono succeduti in questi ultimi mesi, sia quelli che dovranno avvenire nel futuro prossimo. Avvenimenti che meritano di essere divulgati per rompere la forte e consistente barriera omertosa, che anche la politica considera fra gli “effetti collaterali” che manipolano e condizionano la vita delle persone detenute in carcere.
Chiaramente, i cosiddetti “effetti collaterali” sono spesso condizioni pericolose e ingiuste, non previste dalla Costituzione Italiana, che nulla hanno a vedere come beneficio sia delle vittime dei vari Caini sia di equità nella durezza delle pene. Si manifestano per lo più come crudeltà gratuita, molto pericolosa anche per chi è convinto della durezza della pena e della cosiddetta filosofia “occhio per occhio, dente per dente”.
Lo scorso 14 luglio 2026, 330 persone (rappresentanti delle Istituzioni, del mondo universitario, della cultura e della società civile, oltre a volontari di diverse associazioni) hanno visitato 34 istituti penitenziari (carceri) situati in 29 città italiane, per denunciare lo stato delle carceri nel nostro Paese e rivendicare come diritto inalienabile la funzione educativa stabilita dalla Costituzione Italiana, all’articolo 27.
L’iniziativa di conoscenza e sensibilizzazione era organizzata da “Alleanza per l’articolo 27”, composta da diverse associazioni di volontariato (tra le quali anche la nostra Rete per la legalità di Cittadinanzattiva) che, fra i vari impegni, ha anche quello di lavorare nel mondo delle carceri per le persone ivi detenute. L’articolo 27 della Costituzione Italiana stabilisce e definisce che la responsabilità penale è personale, che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, e che le pene devono tendere alla rieducazione. Alla rieducazione.
Questa è da sempre fortemente contraria a tutta la gestione penitenziaria italiana, con la complicità della politica, che ha ipotecato i decenni a venire. Ovviamente rispetto a questa iniziativa, caduta nell’omertà informativa della giustizia italiana, con la complicità dell’indifferenza del mondo della cosiddetta “comunicazione libera”, si è saputo pochissimo. Tornando al tema della “rieducazione”, potremmo dire che poco è stato concesso alle associazioni del volontariato. E quel poco, salvo rare eccezioni, di solito è dato ad associazioni forti poiché legate al potere politico che da anni operano nel mondo delle carceri.
Le piccole organizzazioni di volontariato come la nostra, Cittadinanzattiva, sono mal supportate nella loro presenza e negli obiettivi da raggiungere. Ovviamente, per essere chiari, non vengono ostacolate, bensì ignorate. Questo in un ambiente dove tutto bisogna chiedere e avere permesso è una morte civile. In questo mese di agosto 2026, si rinnova per il terzo anno l’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiani, insieme al loro Osservatorio Carcere: nel periodo fra agosto e metà settembre saranno visitate le carceri italiane (sono 190 e 17 istituti penali minorili e un carcere militare) insieme a parlamentari e consiglieri regionali, insieme a molti volontari. L’Unione delle Camere Penali, che è la più importante associazione di avvocati penalisti, opera con riferimento alla Costituzione Italiana, nella sua attività professionale nell’applicazione di norme costituzionali.
Con l’iniziativa “Ristretti in Agosto”, al suo terzo anno, essa intende mantenere accesi i riflettori (che mancano) insieme alla verità in carcere, sulla gestione dei Codici Penali. Oltre a questo, vorrebbero solidarizzare e offrire un segnale concreto di vicinanza alla popolazione detenuta. In modo indiretto, vogliono informare correttamente chi è fuori dal carcere ed è spesso critico con i detenuti.
Ci auguriamo che questa buona iniziativa abbia più spazio informativo di quella dell’articolo 27 della Costituzione Italiana. Ricordo, sempre per informazione, che nella barriera omertosa della politica penitenziaria italiana, nel 2025, nell’indire l’Anno Giubilare, Papa Francesco diede molto spazio alle persone detenute, insieme alla vasta gamma di persone fragili e ai loro diritti. Per i detenuti aveva chiesto, il miracolo, di ridare loro “dignità”, rispettando i diritti pur mantenendo ferma la “pena restrittiva della libertà”, secondo la legge. Aveva donato a queste “persone fragili”, un’arma potente: la speranza. Aveva anche chiesto agli uomini e donne di Chiesa di aiutare “i fragili”.
Purtroppo, con la sua morte prematura, tutto è andato in fumo e sono rimaste solo le parole e il godimento di chi aveva paura degli effetti della speranza. Le carceri italiane sono 190. Più 17 carceri minorili, che con la nuova direttiva sul Codice Penale minorile, diventano inaccessibili per moltissimi. I detenuti sono 64.773, abbiamo un sovraffollamento, rispetto ai posti disponibili del 139,5% con punte in diverse carceri del 149%.
Il carcere è una struttura prevalentemente maschile, essi rappresentano il 95% della popolazione carceraria e di loro 20.307 (che rappresentano il 31,5%) sono cittadini stranieri, mentre le donne sono 2.804 (il 4,4%). Nelle nostre carceri si indica che il 12/15 % dei detenuti soffre di disturbi psichiatrici da cura (circa 6mila persone). Inoltre, si segnalano forme diffuse di depressione e consumo di psicofarmaci. La narrazione (si tenga conto della difficoltà a controllare i “si dice”) racconta che oltre il 40% dei detenuti fa uso regolare di sedativi o ipnotici, e il 20% assume antidepressivi o antipsicotici. Queste forme di disturbo della personalità sono presenti anche tra le donne e provocano spesso gesta di autolesionismo gravi.
In carcere c’è anche un brutto e ingiustificato fenomeno: i suicidi che sono 80 (anno 2025) mentre le morti per altre cause sono state 89. Nell’anno attuale, al 30 giugno, sono 36 i suicidi e per altre forme 89. Questo dei suicidi è un fatto grave, in genere diventa drammatico nel carcere dove di fatto sembra essere impossibile farlo, per il controllo che si ha. Lo è anche perché nessuno si assume la responsabilità di raccontare di indagare per accertare le verità. Tutti colpevolmente indifferenti. Segnaliamo anche, perché è rilevato nella narrazione carceraria (Garante nazionale dei detenuti) che ci sono state nel 2026: 2.423 aggressioni fisiche alle forze di polizia, mentre nel 2024 sono state 2.156.
*Segretario dell’assemblea territoriale di Cittadinanzattiva Treviso










