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di Sara Gandolfi

Corriere della Sera, 17 dicembre 2024

Nel 2023 l’eutanasia volontaria ha rappresentato il 4,7% dei decessi nel Paese nordamericano. Non un capriccio, bensì una scelta ponderata: il profilo medio di queste 15.300 persone indica un’età superiore a 77 anni e condizioni mediche gravi, come un cancro allo stadio avanzato o una patologia degenerativa con forti impatti sulla qualità della vita. Un canadese su venti lascia la terra scegliendo la “dolce morte”, pur di non soffrire più. Nel 2023 l’eutanasia volontaria ha causato il 4,7% dei decessi nel Paese nordamericano. Non un capriccio, bensì una scelta ponderata: il profilo medio di queste 15.300 persone indica un’età superiore a 77 anni e condizioni mediche gravi, come un cancro allo stadio avanzato o una patologia degenerativa con forti impatti sulla qualità della vita. Il Canada è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver legalizzato la morte assistita. Dal 2016 gli adulti possono chiedere ad un medico di aiutarli a porre fine alla proprio vita, seguendo un iter ben definito: il paziente deve essere cosciente e avere una patologia grave e irreversibile. Da tre anni non è più necessario che sia allo stadio terminale, preludio alla morte naturale, ma deve dimostrare una sofferenza cronica e debilitante. Sospesa, per il momento, la proposta di ampliare la scelta anche a chi lamenta disturbi psichici gravi. Almeno due operatori sanitari indipendenti devono quindi autorizzare la procedura.

Una legge simile è allo studio in Gran Bretagna. In Italia, invece, l’eutanasia attiva è illegale. A seguito della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, come ricorda l’associazione Luca Coscioni, è possibile richiedere il suicidio medicalmente assistito, ossia l’aiuto indiretto a morire da parte di un medico. Le condizioni sono quattro: la persona che ne fa richiesta deve essere pienamente capace di intendere e volere, deve avere una patologia irreversibile portatrice di gravi sofferenze fisiche o psichiche, e deve sopravvivere grazie a trattamenti di sostegno vitale. Un percorso troppo spesso lasciato al caso, alla disponibilità dei medici in un ospedale piuttosto che in un altro, al rischio di finire sotto i riflettori dei media o al centro di polemiche che poco hanno a vedere con la “sym patheia”, quello splendido incontro fra etica ed empatia che fin dai tempi dell’antica Grecia dovrebbe farci “sentire” le sofferenze altrui e il desiderio di alleviarle, come già sappiamo e possiamo fare con i nostri amati animali domestici. L’alternativa è l’eutanasia clandestina, come una volta si facevano gli aborti, o un (costoso) viaggio in Svizzera, il cui codice penale, in vigore dal 1942, considera un reato aiutare una persona a suicidarsi solo se per fini d’interesse personale.