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di Attilio Bolzoni


La Repubblica, 19 luglio 2020

 

È una provocazione contro quell'antimafia in posa perenne, ma è anche un invito a non guardare più indietro agitando le foto dei magistrati uccisi come santini, è un appello contro l'ipocrisia delle celebrazioni e le messe in suffragio degli "eroi". A cominciare da suo padre, Pippo Fava, giornalista, sceneggiatore, drammaturgo e pittore, ucciso dai boss a Catania il 5 gennaio 1984.

E il figlio Claudio, che è il presidente della commissione antimafia siciliana, ha scelto la vigilia di un giorno molto particolare - il 19 luglio di ventotto anni fa Cosa Nostra assassinava il procuratore Paolo Borsellino - per lanciare un grido contro un conformismo che sta suicidando l'antimafia italiana. "Libera nos" è il titolo di un post su Facebook e ripreso dai siti dove Fava scrive: "Seppelliamo i morti, una volta per tutte. E togliamoci il lutto, per piacere.

E affrontiamo la vita". Un messaggio contro le "ricorrenze" che in questi ultimi anni sono state occasione di passerelle oscene per un'antimafia non sempre genuina e disinteressata, un richiamo alla sobrietà ("Liberaci dall'antimafia stampata sui biglietti da visita... giornalisti anti-mafiosi, sindaci anti-mafiosi, giudici anti-mafiosi"), un'esortazione a "stare dentro la vita" e costruire giorno per giorno - e non solo nelle date ufficiali degli anniversari - un percorso alla ricerca di una verità che non sia per forza con la V maiuscola.

Quella di Claudio Fava è una rottura profonda contro un mondo che si è sempre più rifugiato nella retorica e che ha smarrito il suo spirito originario, che non è riuscito a cogliere i mutamenti mafiosi dopo le stragi de11992 e che si è rivelato incapace di riconoscere un nemico che ha cambiato pelle. Naturalmente sono arrivate le polemiche e anche qualche insulto. Come da copione.