di Eleonora Martini
Il Manifesto, 8 aprile 2025
Le proteste Confagricoltura, Filiera Italia e Coldiretti contro l’articolo 18 del provvedimento varato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri: “Equiparare l’uso delle infiorescenze della canapa a quello di sostanze illegali, anche in assenza di uso ricreativo, è una misura irragionevole”. Salvare la filiera industriale della canapa e contemporaneamente falciare - per pura ossessione proibizionista e antiscientifica - la produzione di cannabis light (quella senza Thc, il principio attivo psicotropo) non è possibile. Mentre molti Paesi come l’Olanda proseguono sulla via della legalizzazione della marijuana nell’ottica di combattere le vere droghe e il narcotraffico, in Italia organizzazioni come Confagricoltura, Coldiretti e Filiera Italia puntano il dito contro il decreto legge Sicurezza appena varato dal Consiglio dei ministri che non è affatto riuscito ed evitare di danneggiare il comparto industriale della canapa. E mette una toppa che è peggiore del buco provocato dal ddl che era all’esame del Senato ed era destinato ad una breve terza lettura alla Camera.
In effetti l’articolo 18 del decreto legge Sicurezza, modificando la legge 242/2016 riguardante “la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, consente la produzione dei semi e delle infiorescenze - contenenti Cbd, non Thc - solo se destinati al “florovivaismo professionale”, e non alla coltivazione casalinga. Tutti gli altri usi delle infiorescenze non dopanti sono vietati esattamente come nel caso della marijuana con alti valori di Thc (il limite è di 0,2% con tolleranze fino allo 0,6%), e puniti secondo il Testo unico degli stupefacenti 309/90.
Nello specifico, la bozza di decreto legge varato dal Cdm il 4 aprile scorso prevede un comma aggiuntivo all’articolo 2 che esclude dai benefici della stessa legge 242/2016 “l’importazione, la lavorazione, la detenzione, la cessione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione, la consegna, la vendita al pubblico e il consumo di prodotti costituiti da infiorescenze di canapa, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, o contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati”. Condotte per le quali “restano ferme le disposizioni del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309”.
Ad equiparare la cannabis light ad una sostanza stupefacente e i suoi consumatori a “drogati”, ci aveva già provato il ministro della Salute Orazio Schillaci nel 2023 con un Decreto che però è stato sospeso dal Tar del Lazio. Nelle ordinanze di fine 2024 nelle quali si accoglie il ricorso di tre aziende produttrici di canapa, i giudici amministrativi scrivono che non esistono “accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica” da cannabidiolo (CBD) e che “non appaiano configurarsi, allo stato di fatto, imminenti rischi per la tutela della salute pubblica”.
Secondo la Confagricoltura le nuove norme “aumentano le preoccupazioni degli agricoltori” perché, vietando “la maggior parte degli utilizzi della canapa”, rischiano di “paralizzare l’intero comparto, lasciando migliaia di aziende agricole nell’incertezza e impedendo la pianificazione delle attività per la stagione ormai imminente”. E di vanificare “tutti gli sforzi portati avanti finora per migliorare i contenuti dell’articolo 18 del ddl Sicurezza, nonostante l’apertura a un confronto registrata nelle ultime settimane in Parlamento, anche attraverso le numerose audizioni alle quali il settore ha partecipato”. Un grido d’allarme condiviso da Filiera Italia e Coldiretti secondo cui si rischia così di “paralizzare l’intero comparto, lasciando migliaia di aziende agricole nell’incertezza e impedendo la pianificazione delle attività per la stagione ormai imminente”. “Equiparare - scrivono - l’uso delle infiorescenze della canapa a quello di sostanze illegali, anche in assenza di uso ricreativo, è una misura irragionevole”. Contro l’intero decreto legge Sicurezza e il suo pacchetto di norme securitarie, +Europa ha deciso di indire un referendum abrogativo e ha lanciato un appello a tutti i partiti di opposizione affinché si coalizzino per raccogliere le firme.











