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di Sergio Labate*

Il Domani, 20 luglio 2026

Stiamo accettando che accada stabilmente ciò che è l’essenza del fascismo: nessuno crede più nello Stato di diritto. Non ci credono coloro che si vendicano o che picchiano e non ci credono coloro che producono delle leggi allo scopo di poter agire liberamente al di sopra di ogni legge. In questo paese accadono cose orribili. Sono cose che non si possono interpretare esclusivamente montando le lenti della politica e che accadono da qualunque parte le si guardino. Se ci limitiamo “all’alto” - come troppo spesso fa anche l’opposizione innamorata di ciò che succede dentro le stanze del potere - mi pare che, per osservare il dito (l’incidente di percorso, pur politicamente grave, del voto contrario al “trucco” delle finte preferenze), ci siamo rassegnati alle conseguenze di una legge elettorale che viene imposta pur essendo palesemente incostituzionale, tanto non ci sarà tempo per metterci al riparo dalle sue conseguenze.

Tralasciando il semplice fatto che chi giura fedeltà alla Costituzione non ha alcuna remora a riscrivere l’architettura istituzionale in modo che essa venga tradita, è come se ci fossimo ormai abituati al peggio. Se questa legge elettorale passerà definitivamente, le sue conseguenze non saranno rimediabili e ridimensioneranno “di fatto” la terzietà del presidente della Repubblica mentre ci costringeranno “di fatto” a scegliere un premier, sostituendo il parlamentarismo con l’investitura popolare del leader. Ma a parte qualche giornale e qualche talk-show per addetti ai lavori, nei bar si discute solo del prossimo allenatore della nazionale, di quanto sia da ammirare Vannacci, al limite della “follia” di Trump.

Non preoccupiamoci di Vannacci in sé, ma del Vannacci che è in noi La destra moderata La parola chiave è quel “di fatto”. Sono certo che qualche lettore dirà che “di fatto” è già così; qualche altro che “di fatto” alla fine non accadrà, perché siamo ancora una democrazia parlamentare nonostante tutti i tentativi eversivi schivati. Altri mi rassicureranno dicendomi che dobbiamo avere fiducia nei partiti “moderati” del centrodestra. Quegli stessi partiti che qualcuno spinge per avvicinare al centro sinistra, con l’obiettivo di rompere così la coalizione di destra. E in effetti chi più di Forza Italia rappresenta un partito moderato, liberale e antifascista? Un partito comandato per eredità economica e dinastica - praticamente una bestemmia per un liberale autentico, che dovrebbe temere, molto più che i comunisti che sono animali estinti, questo feudalesimo che è di nuovo tra noi.

Un partito che sogna di portare avanti l’eredità di Berlusconi, cioè colui che ha sdoganato i neofascisti e che nel 2006 (qualcuno se lo ricorderà), aveva accettato nella sua coalizione un simbolo col richiamo al cognome di Mussolini in primo piano. Se c’è un partito che non ha nessun timore dei fascisti che arrivano, sono pronto a scommettere sarà Forza Italia. Anche grazie a Berlusconi, non esiste più una destra che non sia una destra radicale. Centrodestra sempre più a destra, così Vannacci già detta la linea Nelle cose di ogni giorno Ma se guardiamo “dal basso”, accadono cose che fino a qualche anno fa sarebbero parse intollerabili.

Un vannacciano può picchiare per strada chiunque sia “debole” (migrante, vulnerabile psichicamente, magari omosessuale) o pochi giorni dopo un piccolo sindaco che fa la guardia del corpo al suo generale può strattonare malamente chi è colpevole solo di esprimere il proprio dissenso (due episodi accaduti entrambi nelle Marche, ormai da tempo avamposto dell’empietà che prevale). Ho pochi dubbi che tra i nuovi parlamentari che la legge elettorale promette come bonus ci saranno proprio loro: il vannacciano che picchia, il sindaco che strattona, l’imprenditore che si vendica.

Saranno premiati, potranno continuare a picchiare, strattonare, vendicarsi e difendere coloro che sono come loro, come adesso i nostri ministri si affannano a difendere loro. Perché in basso il fascismo è già tra noi, nelle cose di ogni giorno. In Italia accadono cose orribili e la gente non solo le tollera, ma le condivide. E noi che ci illudiamo ancora di poter arginare la marea nera montante con la sola forza delle elezioni. Ogni soglia di tolleranza democratica è ormai venuta meno. Ci siamo assuefatti alle guerre, agli squadristi con la faccia truce e a quelli in giacca e cravatta, alle leggi volute “perché” incostituzionali, alla caccia al nero e alla vendetta legittima. Non c’è più nulla per cui valga la pena mobilitarci, nessun girotondo all’orizzonte.

Cerchiamo solo di difenderci negli angoli delle strade terrorizzati non dai “maranza”, ma dai fascisti che picchiano se solo ne hanno voglia. Coltiviamo una resistenza perlopiù impolitica. L’emergenza democratica la invochiamo solo per giustificare la necessità che la sinistra si moderi e si contenga. Stiamo accettando che accada stabilmente ciò che è l’essenza del fascismo: nessuno crede più nello Stato di diritto. Non ci credono coloro che si vendicano o che picchiano e non ci credono coloro che producono delle leggi allo scopo di poter agire liberamente al di sopra di ogni legge. L’essenza del fascismo: la forza della violenza prende il posto della mitezza del diritto. È qui, tra noi.

*Filosofo