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di Guido Marangoni*

Corriere della Sera, 2 dicembre 2025

Il 3 dicembre si celebra la ricorrenza dedicata dall’Onu alle persone con disabilità. Basta una piccola parola, la congiunzione “con”, per rimarcare l’essenza della reciprocità. Sono più di trent’anni che, grazie alle Nazioni Unite, il 3 dicembre celebriamo la Giornata internazionale delle persone con disabilità. E ogni volta mi prende quel timore sottile che l’appuntamento diventi scontato, quasi un’abitudine che riguarda “altri” e non tutti noi. È un po’ come i compleanni: non servono a festeggiare un merito, ma a ricordarci le persone che fanno parte della nostra vita. Il tema scelto dall’Onu quest’anno è “Fostering disability inclusive societies for advancing social progress”. Con un paio di click lo traduciamo come “Favorire società inclusive per le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale”.

Tutto corretto, certo, ma non senti anche tu una certa distanza? Una direzione unica di “alcuni” che includono “altri”. Funziona, ma manca un ingrediente fondamentale. Un po’ come cucinare senza sale o senza lievito. Basterebbe aggiungere una parola minuscola per far respirare meglio la frase: CON. “Favorire società inclusive con le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale”. All’improvviso cambia tutto. Diventa una faccenda che riguarda tutti, insieme. Non è un gioco di parole, è l’essenza della reciprocità, quell’andare e tornare che tiene in piedi le cose più importanti della vita: amicizia, amore, giustizia, inclusione, speranza. 

Forse dovremmo proporlo davvero: “International day WITH disabled persons”. Perché ogni volta che parliamo di persone, di diritti, di futuro, dovremmo ricordarci quel piccolo promemoria a forma di CON. È lì che comincia il progresso sociale: non per, ma con. 

*Scrittore, attore, papà di Anna