di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 10 novembre 2020
Stallo sulla nuova Giunta, "MI" spiega l'altolà sul Poniz bis. Il fantasma di Luca Palamara incombe sempre più minaccioso sulla formazione della nuova giunta dell'Associazione nazionale magistrati. Non sono stati sufficienti lo scorso fine settimana due giorni di acceso dibattito per trovare un punto d'incontro fra le correnti.
La discussione fra i 36 neoeletti del comitato direttivo centrale è stata rinviata al prossimo 21 novembre, con conseguente ulteriore proroga - è la terza - per la giunta uscente. Area, il raggruppamento progressista delle toghe, di cui fa parte anche Magistratura democratica, ha raccolto più consensi alle elezioni del 18-20 ottobre e rivendica la presidenza dell'Anm.
In particolare, ha chiesto la riconferma del numero uno uscente, il pm milanese Luca Poniz. Il nome di Poniz, però, è risultato "indigesto" alle toghe di Magistratura indipendente, il gruppo moderato arrivato secondo e con un componente eletto in meno.
Il motivo è semplice: la giunta Poniz, fanno sapere dalle parti di "Mi", ha avuto un "approccio parziale e non obiettivo, impegnandosi nell'esercizio sterile della graduazione delle colpe e trascurando di considerare, nella sua evidenza, la trasversalità delle condotte poste in essere da appartenenti a tutti i gruppi associativi, come era emerso dalle captazioni del caso Palamara". Insomma, dalle parti di "Mi" non hanno alcuna voglia di continuare a essere etichettati come la sola corrente che "tramava" con Palamara al fine di ottenere per i propri iscritti nomine ed incarichi.
Al posto di Poniz ci potrebbe allora essere Silvia Albano, giudice del Tribunale di Roma ed esponente di "Md", che a proposito dell'affaire Palamara ha avuto un approccio diverso dal collega. Ma sul suo nome le resistenze verrebbero proprio dall'interno di Area.
"Mi" ha diramato un comunicato in cui sono indicati i punti principali per la formazione di una giunta unitaria: revisione del Testo unico della dirigenza giudiziaria, quindi dei criteri per nominare i capi degli uffici, e modifica del sistema elettorale del Csm. Riforma, quest'ultima, al momento in discussione in Parlamento.
Altro tema sono, poi, i "carichi esigibili" sul quale le toghe di "Mi" intendono "chiedere al Csm l'applicazione immediata, sia pure a livello sperimentale, degli esiti del gruppo di lavoro istituito dalla IV commissione consiliare, che ha completato da tempo, per il settore civile, la sua attività raggiungendo risultati di immediata fruizione per i colleghi". I carichi esigibili, quindi il numero di fascicoli che possono essere trattati in maniera efficace da ogni singolo giudice, sono uno storico cavallo di battaglia per "Mi" ma sono visti con sfavore dalle toghe di Area.
La corrente moderata invoca, dunque, "un deciso cambio di passo, con nuovi soggetti al governo dell'Anm che possano farsi interpreti credibili del cambiamento". E la sorpresa Articolo 101, il gruppo nato proprio per contrapporsi al correntismo e che ha eletto ben 4 rappresentati al direttivo? "A parte la necessità, su cui siamo tutti concordi, di trovare una soluzione per fronteggiare l'emergenza Covid nei tribunali, garantendo il corretto svolgimento dell'attività giudiziaria - afferma Andrea Reale, gip a Ragusa e neo eletto al "parlamentino dell'Anm - non abbiamo ancora visto alcun programma serio per poter dar vita ad una giunta unitaria.
Abbiamo invece notato - prosegue Reale - impostazioni molto differenti e divergenze, in particolare fra Area ed "Mi" allo stato inconciliabili. E poi - aggiunge la toga siciliana - non è possibile che il sistema della degenerazione delle correnti si sia risolto con la sola rimozione di Palamara: su questo aspetto abbiamo proposto l'istituzione di una commissione di magistrati che analizzi le sue chat". I componenti del collegio dei probiviri, "dovranno essere al di fuori delle correnti per avere più autonomia e non subire condizionamenti", puntualizza infine Reale.
Il collega di Articolo 101 Giuliano Castiglia è anche tornato a chiedere lo "scioglimento" del Csm. A due mesi dalle dimissioni del giudice Marco Mancinetti, a causa di quanto emerso nella chat con Palamara, l'organo di autogoverno delle toghe non ha ancora deciso se il suo posto potrà essere preso da Pasquale Grasso. Quest'ultimo, che ha promosso l'accordo fra "Mi" e Movimento per la Costituzione, fra i più contrari al ritorno di Poniz al vertice dell'Anm, è il primo dei non eletti alle elezioni suppletive e non alle prime elezioni per il rinnovo del Csm. Secondo alcuni sarebbe un ostacolo, superabile sono con una nuova tornata elettorale. La terza in meno di un anno.











