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di Giuseppe Scarpa


Il Messaggero, 24 maggio 2020

 

È crisi ai vertici dell'Associazione nazionale magistrati. Il rischio dello scioglimento della giunta dell'Anm è un'opzione possibile. A dare fuoco alle polveri sono state le nuove chat e intercettazioni depositate nell'inchiesta di Perugia in cui è imputato il pm Luca Palamara con l'accusa di corruzione.

La stessa indagine, appena un anno fa, aveva provocato un terremoto all'interno del Csm. All'epoca ad essere travolta era stata la corrente di destra della magistratura, Mi. Adesso il nuovo materiale, allegato alla chiusura indagini del caso Palamara, tocca diversi esponenti dell'ala progressista delle toghe. Per questo motivo, al termine di una riunione del comitato direttivo centrale dell'Anm, andata avanti per 10 ore, Area e Unicost hanno lasciato la giunta, e si sono dimessi il presidente, Luca Poniz, e il segretario, Giuliano Caputo.

Per ora resta in giunta il gruppo di Autonomia e Indipendenza, che ha un solo rappresentante, Cesare Bonamartini, vicesegretario. La riunione, che ha bocciato la mozione di Mi sull'anticipo delle elezioni, e ha quindi confermato il voto a ottobre, è stata riconvocata per lunedì, per individuare una nuova composizione che gestisca il governo dell'Associazione fino alle elezioni. Con le dimissioni dei componenti di Area e Unicost, le correnti rispettivamente del presidente Poniz e del segretario Caputo, la giunta rischia lo scioglimento. I gruppi si sono dati appuntamento per domani, per tentare una ricomposizione che consenta di arrivare a ottobre, quando si voterà il 18, 19 e il 20.

Magistratura indipendente, gruppo che aveva lasciato la giunta unitaria lo scorso anno, aveva chiesto che si votasse prima ritenendo "delegittimata" l'attuale giunta, già in regime di proroga dopo lo slittamento del voto, originariamente previsto a marzo, a causa dell'emergenza sanitaria, e denunciando la mancanza di una presa di posizione netta di quanto emerso dalle ultime intercettazioni, nelle quali compaiono i nomi di esponenti di Area, rispetto a quanto accaduto un anno fa, con lo scandalo sulle nomine e la bufera che ha travolto il Csm.

Un'accusa respinta dal presidente Poniz che ha rivendicato "una posizione politica chiara" e replicato che "Mi non ci può incalzare su una presunta contraddizione". La segretaria di Magistratura Indipendente, Paola D'Ovidio, ha negato che ci sia stato "lo stesso rigore" e ha invece denunciato "un metodo diverso" nella gestione delle situazioni, citando a esempio il mancato coinvolgimento dei probiviri sui fatti recenti, al contrario di quanto accaduto a maggio dello scorso anno, quando tutti i magistrati coinvolti furono deferiti davanti al collegio.

Da parte sua il segretario Caputo, ha sottolineato che "quanto emerso ora è molto diverso da quanto accaduto lo scorso anno, ma sono fatti che noi non ignoriamo".

Intanto il pm Palamara ha chiesto scusa al leader della Lega Matteo Salvini. Da alcune chat contenute nell'inchiesta erano emerse considerazioni negative da parte del pm in una conversazione con un altro collega. I due magistrati convenivano sul fatto che Salvini non stesse sbagliando, quando era ministro dell'Interno, sulla questione migranti. Nonostante ciò, scriveva Palamara, andava ugualmente "attaccato".

Ebbene ieri il pm in un post su Twitter si è scusato pubblicamente: "quando si sbaglia bisogna ammetterlo ed io l'ho fatto, esprimendo il mio più profondo rammarico per le parole dette".