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di Franco Corleone


L'Espresso, 28 febbraio 2021

 

Per fortuna, ma non per caso, è stata assicurata la presenza nel Governo Draghi di Marta Cartabia e che rappresenta un valore indiscutibile per rigore scientifico ma soprattutto per il legame profondo con i valori fondamentali della Costituzione.

Il timore di chi è felice per la scelta compiuta per la responsabilità di via Arenula è legata al tempo a disposizione per cambiare le cose che non vanno nella giustizia. Non solo nella amministrazione, ma nei principi essenziali.

L'occasione dell'impegno di una personalità di grande autorevolezza e prestigio non può essere bruciata dal prevalere di scontri corporativi o di contese particolari.

L'ambizione, non personale ma diffusa, deve essere quella di lasciare un segno riformatore.

Per questo occorre definire una agenda che leghi temi e tempi.

Molti ritengono che la priorità sia legata al funzionamento della giustizia civile e i motivi legati all'economia e soprattutto alla capacità di spendere le molte risorse europee disponibili hanno un fondamento. Si devono compiere scelte per organizzare lo smaltimento dell'arretrato e impedire il sorgere di cause strumentali da parte delle grandi amministrazioni pubbliche e private. Così si potrebbero garantire tempi rapidi per le controversie serie e fondate.

Di diverso spessore è la questione di come è vissuta la giustizia da uomini e donne. Una società in cui prevale odio, rancore e risentimento non può condividere il principio di umanità. Il sentimento da ricreare non è solo di fiducia generica, ma la sfida è di far deporre le istanze di vendetta.

So che rimarrà un sogno ma sarebbe bello che nel novantesimo anno dell'entrata in vigore del Codice Rocco, architrave del regime dello stato etico e della dittatura, fosse approvato un nuovo Codice della Repubblica e della democrazia. Non sarebbe difficile perché i contenuti sono già presenti nei lavori di tante commissioni che hanno ben lavorato.

Vi sono però questioni urgenti che devono vedere una precisa discontinuità.

È in discussione alla Commissione Giustizia della Camera la proposta Magi (n. 2307) per rivedere l'art. 73 della legge sulle droghe sui fatti di lieve entità.

Sempre alla Camera è presente la proposta di modifica costituzionale (n.2456) sull'art. 72 e 79 per restituire al Parlamento la possibilità di decidere, in casi straordinari e motivati, provvedimenti di amnistia e indulto.

Al Senato è in discussione la proposta della Regione Toscana (n. 1876) per affermare finalmente il diritto alle relazioni affettive intime delle persone detenute.

Piaccia o non piaccia costituiranno tre banchi di prova.

Per il carcere basterebbe lanciare un grande piano di applicazione del regolamento del 2000 e un piano di ristrutturazione degli spazi per garantire diritti e dignità. Per diminuire la popolazione detenuta in maniera definitiva e non emergenziale occorrerebbe modificare la legge Iervolino-Vassalli sulle droghe (ddl 937 Pittella) che causa la carcerazione di oltre il cinquanta per cento dei detenuti; mi rendo conto che abbandonare il paradigma del moralismo proibizionista non è comodo per gli imprenditori della paura e per gli stregoni della propaganda, ma il mondo cambia e le ragioni della ragione anche in Italia dovranno essere prese in esame.