di Michele Damiani
Italia Oggi, 27 novembre 2020
Cancellerie che prima vietano e poi autorizzano (senza comunicarlo) i depositi via Pec. Nessuna risposta a istanze urgenti, anche in prossimità delle udienze. Rinvii e spostamenti continui. Infrastrutture digitali obsolete che vanno in tilt ad ogni occasione.
Cancellerie che prima vietano e poi autorizzano (senza comunicarlo) i depositi via Pec. Nessuna risposta a istanze urgenti, anche in prossimità delle udienze. Rinvii e spostamenti continui. Infrastrutture digitali obsolete che vanno in tilt ad ogni occasione di minimo sovraccarico. Sono solo alcuni esempi delle problematiche che gli avvocati hanno incontrato nei tribunali della penisola in questi mesi di pandemia dovendo confrontarsi con la giustizia telematica italiana. Un "bestiario" delle stranezze degli uffici giudiziari realizzato per Italia Oggi da Alberto Vigani, consigliere del Coa di Venezia e Responsabile dell'ufficio legislativo di Movimento forense e Federica Santinon, tesoriera del Coa di Venezia.
A livello generale, in questi mesi, si sono registrate molte difficoltà infrastrutturali: "ad esempio", spiegano i due avvocati, "Il processo civile telematico è stato fermo per 10 giorni dopo l'annuncio del ministro dell'avvio del processo penale telematico. Oppure, ai primi di novembre, è saltato il server Pct di Napoli che gestisce tutto il sud: a tantissimi colleghi, dopo il deposito dell'atto giudiziario, arrivava la terza Pec indicante che non risultavano abilitati al Pct, pur essendolo da anni e in riferimento a fascicoli per i quali erano i patrocinatori da anni".
Un'altra problematica riguarda direttamente una restrizione imposta dalla pandemia: "Dall'inizio dell'emergenza, non si possono più acquistare le marche ed i contributi dal tabaccaio, ma sono almeno 8 giorni il che il Portale servizi telematici (Pst Giustizia) dà problemi in tutta Italia per usare Pagopa e versare online i soldi per acquistare marche e contributi: non si riesce nemmeno a pagare online lo Stato per il servizio giustizia. Tutti devono andare in banca a versare con F23, a meno di non tentare il pagamento tramite Pst di notte con i server meno intasati".
Problemi anche con i nuovi strumenti introdotti dal ministro Alfonso Bonafede che avrebbero dovuto agevolare la digitalizzazione della giustizia: "a ottobre 2020", spiegano Vigani e Santinon, "il ministero ha lanciato il nuovo sistema online per la gestione delle liquidazioni del patrocinio a spese dello stato su piattaforma Siamm: l'intento era quello di semplificare e digitalizzare tutte le liquidazioni. Peccato che la procedura sia controintuitiva: al di là della farraginosità diffusa, nel portale online c'è un passaggio dove, per passare alla schermata successiva, si deve tornare indietro senza spiegarlo da alcuna parte e lasciando l'utente in una sorta di cortocircuito telematico".
Una delle problematiche più grosse è stata quella relativa ai depositi telematici via Pec degli atti: "In un caso, una cancelliera del Giudice di pace prima ha dichiarato di non voler attivare la Pec dell'ufficio giudiziario e poi, finita la prima parte dell'emergenza e approvato il protocollo che ammetteva anche depositi cartacei, aveva deciso di accettare solo i depositi via Pec. Oppure, per fare un altro esempio che ci è stato riportato, un Giudice di pace che ha fissato il termine per depositare memorie 320 e documenti fino all'udienza. Il procuratore, quindi, deposita la memoria in udienza e i documenti via Pec, visto che il protocollo dell'ufficio giudiziario autorizzava il doppio binario.
La cancelleria risponde invece che i depositi potevano avvenire solo in cartaceo a seguito di un provvedimento degli uffici non identificato. Una volta ridepositato segnalando l'errore, ovvero l'esistenza di un protocollo che ammette il deposito Pec, il giudice ha dato il termine e fissato un'udienza per discutere in contraddittorio l'ammissione".
Lunghissima, infine, la lista di ritardi nelle risposte (o totale assenza delle stesse), rinvii o spostamenti: "una delle storie più emblematiche è quella relativa a un'istanza urgente a volontaria giurisdizione per autorizzare un vaccino a un beneficiario ricoverato in una Rsa, depositata il 20 settembre con termine il 30 ottobre. La cancelleria ha aperto la Pec il 3 novembre, con il provvedimento del giudice che è arrivato il 10 novembre, ovvero quasi due mesi dopo il deposito dell'istanza". Problemi anche per i professionisti che lavorano come consulenti dei tribunali: "Altro caso significativo: in divisione giudiziale, il giudice fissa il giuramento dei Ctu al 19 marzo 2020. Dopo una serie plurima di rinvii dovuti al Covid, si arriva al 2 dicembre 2020.
Tuttavia, il giudice ha disposto che l'udienza sarà trattata per iscritto, senza prevedere alcuna possibilità per il nominando Ctu di partecipare, accettare l'incarico e giurare". A risentire dei ritardi anche il portafoglio degli avvocati: "non vengono pagati gli avvocati per l'attività svolta a spese dello stato perché non c'è il funzionario contabile. Peccato, però, che la funzione sia delegabile anche ad altri e nel frattempo i denari restano sul conto corrente del tribunale".











