di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 marzo 2021
Il saggio del giudice Antoine Garapon e del filosofo Jean Lassèguek. Aule chiuse, monitor accesi. Così, durante la pandemia, ha preso forma il processo penale telematico, un grande contenitore, tenuto nel cassetto per anni, in cui coesistono sia necessarie e importanti innovazioni nel segno della semplificazione, sia novità preoccupanti in termini di garanzie. In effetti, se da un lato è stato finalmente implementato, con non poche difficoltà e inefficienze, l'accesso al fascicolo digitale, dall'altro si è imposta l'udienza da remoto, modalità difficilmente compatibile con i principi cardine del processo penale.
Proprio del travolgente impatto del digitale sull'essenza stessa del rito e, più in generale, del difficile rapporto tra innovazione tecnologica e giustizia, si sono occupati Antoine Garapon e Jean Lassègue ne "La giustizia digitale. Determinismo tecnologico e libertà", edito in Italia da Il Mulino. In questo saggio gli autori riflettono su rischi, pericoli e opportunità della digitalizzazione della giustizia, tenendosi distanti tanto da un approccio di tipo negazionista - di negazione cioè dell'esistenza del digitale e dei suoi possibili usi applicati alla giustizia -, quanto da un ingenuo entusiasmo tecnofilo, figlio, al contrario, di una cieca e acritica fiducia nei confronti della tecnica, fondata sull'errata convinzione che quest'ultima possa dare vita a entità infallibili e dalle proprietà divinatorie.
"Ogni società non consacra forse le proprie risorse a ciò che ha valore ai suoi occhi?", si chiedono il giudice e il filosofo francesi. Domanda che, meno elegantemente, si potrebbe riformulare in questo modo: "è giusto sacrificare diritti e garanzie processuali sull'altare dell'efficientismo?".
Infatti, se è vero che il processo da remoto comporta meno costi per l'amministrazione rispetto a quello celebrato in tribunale, è altrettanto vero che "le interazioni sullo schermo sono ridotte a uno scambio di informazioni a metà strada fra lo scambio fisico e la comunicazione via mail". Questo perché "il video priva la relazione giudiziaria del linguaggio del corpo e di tutto quello che suscita la compresenza". In un processo, invece, bisognerebbe poter "accompagnare la propria parola a una postura fisica e a una concentrazione adeguate. La parola acquisisce forza di persuasione grazie a una particolare gestualità". Il rito senza questi elementi si smaterializza, dà vita ad una "aleaturgia digitale" nel segno della discontinuità: fra rituale e procedura, tra comunicazione e informazione, fra gesto e parola. L'impressione è quella di assistere ad una simulazione malriuscita dell'udienza in presenza: "ritroviamo in questo la stessa differenza che corre tra leggere un testo religioso sul proprio e- reader sulla metro o salmodiarlo in una sinagoga. L'effetto prodotto non è lo stesso poiché il formalismo del linguaggio informatico non gode della stessa capacità trasformativa del formalismo rituale".
La forma, d'altronde, è sostanza, come dimostra una recentissima ricerca condotta dalla University of Surrey da cui emerge un dato preoccupante: nei procedimenti da remoto, oltre al numero delle sentenze di condanna, aumenta anche la severità delle pene concretamente irrogate.
Al di là del processo telematico, gli autori affrontano, tra i tanti aspetti, anche quello della giustizia predittiva. La rarefazione dei giudizi, l'atrofizzazione delle conoscenze giuridiche rispetto a quelle informatiche e la proliferazione del conformismo giudiziario sono solo alcuni dei possibili effetti della predictive justice.
Essa, infatti, sarebbe in grado, secondo Garapon e Lassègue, non tanto di far scomparire il campo giuridico, quanto di annetterlo, degradando la "conoscenza del diritto ad una qualità quasi secondaria per il giurista". In definitiva, "La giustizia digitale" si presenta non solo come un'utile bussola per affrontare il tema del difficile equilibrio tra innovazione e garanzie individuali, ma anche come una lettura indispensabile per decifrare l'enigma dell'informatica applicata al diritto.











