di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 9 aprile 2025
Con poco rispetto per i drammi delle guerre il termine “blindatura” si è diffuso. Un Ddl che ha incontrato difficoltà nel dibattito parlamentare viene clonato nel Decreto Legge sicurezza e blindato. La “blindatura” attinge al livello di guardia rispetto alla correttezza istituzionale quando la si impone per una revisione costituzionale. Il saggio Costituente ha invitato a ben riflettere, a pensarci non due, ma quattro volte, con un ulteriore spazio temporale di riflessione. “Separazione delle carriere tra giudici e Pm”, si dice, ma è una frode di etichette. Di ben altro si tratta: titolo del Ddl governativo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale…” e nella relazione si parla di “rivisitazione della forma di autogoverno”.
Il nuovo art. 104 Cost. ribadisce l’indipendenza dei giudici e dei Pm, ma il Csm, l’organo che la Costituzione ha posto a garanzia dell’indipendenza della magistratura, viene ridotto alla quasi irrilevanza. È spezzettato in due istituzioni non comunicanti, gli si sottrae la competenza disciplinare e, soprattutto, attraverso il sorteggio dei componenti se ne affida il funzionamento al caso.
Il Ministro Nordio sostiene che “la separazione delle carriere è consustanziale al processo accusatorio”, scomodando un termine teologico del Concilio di Nicea del 325 d.C. Se si evocano dogmi, il confronto diventa difficile, ma almeno non evocarli a sproposito. I modelli di accusatorio sono disparati nel mondo ed ancor più differenziati ruolo e struttura del Pm anche in quei sistemi. Nulla poi si può trarne a mo’ di sillogismo sul modello Csm, come garante dell’indipendenza della magistratura tutta. Negli ultimi mesi si sono succeduti dibattiti e seminari: le valutazioni sono state impietose. Nessuno difende la pseudo Alta Corte Disciplinare, sgangherata nella costruzione e che per di più, a fronte del preteso “lassismo” della gestione disciplinare del Csm (peraltro smentito dai dati) introdurrebbe lentezze e incongruità nel procedimento.
Nessuno difende i due Csm non comunicanti, al punto che una proposta di emendamento era stata avanzata da esponenti della stessa maggioranza, prontamente rintuzzata dalla “blindatura”. Il metodo del sorteggio, per laici e togati, umiliante per il Parlamento non meno che per la magistratura, è sostenuto solo da coloro che accetterebbero questo prezzo assurdo pur di distruggere le correnti della magistratura. Ma l’analisi dei sistemi elettorali dimostra che, fin quando l’associazionismo dei magistrati (con il suo valore di espressione del pluralismo e con i suoi limiti) è radicato, il sorteggio sommerebbe tutti i difetti. Allineando le critiche avanzate su questi aspetti centrali, della proposta di riforma non rimarrebbe pressoché nulla da salvare.
Ed allora un appello ai “consustanzialisti”, soprattutto agli avvocati e ai professori/avvocati aderenti all’Unione delle Camere Penali. Sostenete la separazione, ma, per favore, basta chiamare in causa Giovanni Falcone, Giuliano Vassalli e Giovanni Conso. Falcone, in un libro intervista, si espresse per il Pm “avvocato della polizia”, ma con tutto il rispetto per la sua luminosa figura si può dissentire. Scorrettissimo, nella sterminata produzione scientifica, saggi e volumi, di Conso e di Vassalli enucleare, in tutto, le poche righe di un intervento convegnistico del primo e di un’intervista a un settimanale inglese del secondo. Non è onesto, sulla base di quelle poche righe, pretendere di portare i due grandi studiosi a sostegno di tutto il “pacchetto” di questa riforma. Dubito proprio che Conso, che fu anche vicepresidente del Csm, ne avrebbe approvato il drastico ridimensionamento, dubito che un raffinato intellettuale come Vassalli avrebbe sostenuto l’umiliazione del sorteggio. Ed allora cari “consustanzialisti” la domanda che vi si può rivolgere è molto semplice. Per avere l’agognata separazione siete disposti ad ingoiare tutto il resto, che non è affatto contorno, ma piuttosto piatto forte?
Palazzo del Quirinale 18 luglio 1959. Ministro della Giustizia Guido Gonella per l’insediamento del primo Csm: “Con ciò si effettua il trapasso dei poteri che la Costituzione attribuisce al Consiglio superiore e che il Governo e il ministro della Giustizia hanno finora esercitati. Lo stato di diritto, mentre afferma questo primato della legge, vuole che sia garantita l’imparziale giustizia per tutti e perciò avverte che la magistratura ha bisogno di indipendenza, di guarentigie della sua indipendenza. Ora l’indipendenza dei giudici è corroborata da nuove garanzie costituzionali e istituzionali. Un fondamentale precetto costituzionale trova oggi adempimento”. Quelle fondamentali guarentigie che il Ministro Gonella tanto enfatizzava come assicurate da una istituzione “forte” come il Csm oggi sarebbero messe a grave rischio.











