di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 24 ottobre 2022
Il procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, ha inflitto un’ammenda a tre testimoni che non si sono presentati, nonostante che l’udienza non si sia tenuta per mancavano microfoni e impianti audio e il pannello sul quale proiettare video era un collage di fogli A4 appiccicati al muro con lo scotch.
“Cercavi giustizia ma trovasti la legge” cantava Francesco De Gregori nella sua Il bandito e il campione. Quanta distanza c’è fra la norma scritta e la giustizia applicata? Quanta fra la ragione giuridica e la logica dei fatti? Proviamo a rispondere con un esempio che arriva dall’aula del tribunale di Tempio Pausania (Sassari). In quel Palazzo di Giustizia si sta celebrando il processo per violenza sessuale di gruppo contro quattro ragazzi genovesi, uno dei quali è figlio di Beppe Grillo, il fondatore del Movimento 5 stelle.
Succede questo: l’altro giorno si presentano in aula avvocati e testimoni (convocati per l’udienza) partiti da Roma, Genova, Milano e luoghi vari della Sardegna. Arrivano tutti esclusi tre: una psicologa, una ginecologa e una dottoressa medico legale, tutti e tre della clinica Mangiagalli di Milano. Due di loro avevano inviato una giustificazione scritta, la terza, invece, non aveva avvisato. Prima che si cominci la discussione l’udienza però salta. Perché ai giudici viene fatto notare - e la Corte lo ammette - che non ci sono le condizioni adeguate per andare avanti: mancano microfoni e impianti audio degni di questo nome e per di più il pannello sul quale proiettare video è un collage di fogli A4 appiccicati al muro con lo scotch. Niente udienza. Meglio cercare prima una soluzione.
Ma, rinvio o non rinvio, il pubblico ministero del processo - che poi è anche il procuratore capo, Gregorio Capasso - ci tiene a sottolineare lo stesso che il suo Ufficio è la legge. Poco importa se l’udienza è slittata. Non fa nulla se, date le circostanze, sarebbe stato comunque inutile il viaggio fino a Tempio. Non ti sei presentato? Io chiedo per te un’ammenda da 250 euro. E non basta annunciare gli “inderogabili impegni” con i quali si sono giustificati due dei tre. Tutto lecito, per carità. Tutto previsto dal codice di procedura penale.
Resta il rigore del gesto, una questione più simbolica che pratica, alla fine. Era proprio necessaria tanta intransigenza? Tra l’altro: se ritieni indispensabile la testimonianza in aula di un professionista, perché non dargli tempo e modo di organizzarsi con un preavviso ampio invece di una decina di giorni? Forse il sistema giustizia - lo stesso dei fogli A4 attaccati al muro con lo scotch - ignora che non sempre l’assenza di un testimone è cialtroneria civica. Proprio come non sempre la legge è giustizia.










