di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 ottobre 2026
Ipm e sezioni penitenziarie dedicate agli over 18. Sindacati e associazioni: “Deleteria per tutti, la commistione con gli adulti”. Estendere agli Istituti penali minorili (Ipm) il piano di edilizia penitenziaria, concepito finora per ridurre il sovraffollamento delle carceri per adulti, almeno stando al disegno varato dal governo nel luglio 2025, è la vera novità dell’ultima esternazione del ministro di Giustizia Carlo Nordio. Più che un progetto - che con i numeri attuali non troverebbe, pur volendola, neppure una vera giustificazione - sembra una esplicita dichiarazione di ostilità al mondo giovanile. Ma ciò che preoccupa maggiormente i più rappresentativi sindacati della polizia penitenziaria e gli addetti ai lavori è in realtà l’intenzione di recludere detenuti minorenni in settori di carceri per adulti. “È a rischio la tenuta dell’intero sistema”, avverte ad esempio Gennarino De Fazio, segretario della Uil Fp Pp.
Per capire quante incongruenze e quanta propaganda si racchiudano in poche frasi pronunciate dal Guardasigilli, possiamo partire dai numeri: attualmente nei venti Ipm italiani sono “ospitati” circa 560 giovani (di cui 23 ragazze), a fronte di una capienza di 643 posti. Dunque, nulla a che vedere con il sovraffollamento delle carceri per adulti dove oggi, con 46.322 posti a disposizione, vivono reclusi ben 66.187 uomini e donne. Sia nell’uno che nell’altro caso, però, la distribuzione è disomogenea arrivando a punte del 200% di sovraffollamento per gli adulti, mentre tra i minorili vi sono casi come il Beccaria di Milano (59 presenze a metà agosto scorso) o Nisida, a Napoli (64 reclusi alla stessa data), o l’Ipm di Catania (50 detenuti) dove i posti letto sono quasi sempre tutti occupati, e anche di più. Tutto ciò, fa notare De Fazio, “con almeno 20mila agenti mancanti al fabbisogno effettivo della Polizia penitenziaria e con le carenze che paradossalmente sono relativamente più pesanti proprio negli Ipm”.
Ma se, dopo la sentenza Torreggiani con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante proprio a causa del sovraffollamento, al fine di deflazionare le presenze in carcere il governo di allora decise di innalzare da 21 a 25 anni l’età di allocazione negli Ipm, oggi l’esecutivo di estrema destra pianifica un ritorno al passato. Peraltro non una novità, perché l’anno scorso è stata sperimentata la fallimentare soluzione di aprire nel carcere Dozza di Bologna una sezione apposita che ha ospitato 52 giovani over 18 provenienti dagli Ipm. Il reparto ha avuto vita breve: aperta nel marzo, è stata chiusa a settembre. D’altronde, come fa notare Antigone nell’ultimo rapporto, “per i ragazzi più difficili, che spesso sono quelli che necessitano del maggior supporto psicologico e sociale, si interrompe bruscamente ogni percorso educativo e vengono dimenticati nel girone infernale delle galere italiane”.
Nel frattempo però le presenze negli Ipm sono passate da 381 del 2022 alle 550 dell’agosto 2026. Rileva Antigone che “tra il 2023, anno del Decreto Caivano, e il 2024, la presenza media giornaliera è aumentata del 30,9%. Mentre l’anno dopo, tra il 2024 e il 2025, l’aumento è stato pari al 7,4%, meno di un quarto del precedente”. Tutto ciò descrive una trasformazione profonda del sistema, la distruzione di un modello che era considerato in Europa il fiore all’occhiello della giustizia italiana, come spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone. “Significa - afferma - mettere in discussione uno dei principi fondamentali della giustizia minorile, che sta nel riconoscere che un adolescente non è un adulto in miniatura e che la risposta dello Stato deve tenere conto dell’età, della fase di crescita e delle possibilità di cambiamento attraverso percorsi individualizzati”. C’è un dato “particolarmente significativo”, rileva Antigone: ad agosto il 68,1% dei reclusi negli Ipm non aveva una condanna definitiva e, più di uno su quattro era in attesa di primo giudizio.
La logica - conclude Marietti - sembra essere quella del “colpirne uno per educarne cento”, ma la giustizia minorile non può essere usata come strumento di intimidazione collettiva”. Per salvaguardare quello che chiamano “un modello di civiltà”, l’associazione Antigone insieme a Libera e Defence for Children Italia, a marzo ha promosso gli Stati Generali della Giustizia Minorile, un percorso che in questi mesi ha messo a confronto centinaia di esperti e che si concluderà il prossimo 26 novembre a Roma, con la presentazione di una serie di “proposte concrete per affrontare la crisi della giustizia minorile”.









