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di Sara Occhipinti*

altalex.com, 9 marzo 2022

All’audizione parlamentare su detenute madri e condannati minorenni Marta Cartabia, dopo una lucida analisi di numeri e contesto attuale, individua gli obiettivi.

Si è svolta l’audizione parlamentare della Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, alla Commissione infanzia, All’ordine del giorno: detenute madri e condannati minorenni. La Guardasigilli, dopo una lucida analisi dei numeri e del contesto attuale, concentra l’attenzione su due obiettivi: “mai più bambini in carcere” e poi “educare e rieducare continuamente”.

Detenute madri - Sebbene il fenomeno delle detenute madri sembri in netta diminuzione (15 le madri attualmente detenute contro le 44 del 2019), la Ministra della Giustizia invita a non sottovalutare la drammaticità del fatto. Dietro le madri ci sono “bambini innocenti che - loro malgrado - sono costretti a sperimentare il carcere”. La condanna di una madre pone un “dilemma drammatico”, dice Cartabia, tra la separazione dal figlio e la reclusione del figlio insieme alla madre. In entrambi i casi, o per la privazione di affetto o per l’esperienza carceraria, i bambini avranno un futuro segnato da un’esperienza terribile. Dunque, la meta ideale per la Ministra è “mai più bambini in carcere”. Al momento 9 delle 15 madri detenute si trovano nell’Icam a Lauro, in spazi che, grazie al contributo dell’Università Federico II di Napoli, sono stati ristrutturati in modo da riprodurre il più possibile un ambiente familiare. Ciò non toglie che per Marta Cartabia “anche un solo bambino costretto a vivere ristretto è troppo”; proprio per questo, la Guardasigilli si è adoperata personalmente per cercare delle sistemazioni alle madri detenute, trovando un prezioso aiuto nel terzo settore. È avvenuto ad esempio con la Comunità Giovanni XXIII, che ha accolto una madre ed il suo bambino nelle proprie strutture. Non di rado però, ci sono anche casi di donne che preferiscono restare negli istituti di pena, ricorda la Ministra; si tratta di donne che non sono nelle condizioni di uscire, per mancanza di un domicilio adeguato, per la condizione della famiglia di provenienza, oppure a causa del contestato culturale d’origine. Queste donne vedono nel carcere addirittura un rifugio.

In questo scenario, la Ministra indica come priorità “la creazione delle condizioni di applicabilità per le misure alternative e la detenzione domiciliare”, e anche “la ricerca di strutture esterne idonee all’accoglienza di madri e bambini”. Ricorda, a riguardo, il principio formulato nella sentenza n. 18 del 2020 della Corte costituzionale, di cui è stata relatrice, e secondo il quale “le esigenze di un innocente in situazione di vulnerabilità devono conformare, dare una forma diversa all’esecuzione della pena”. Ma rimuovere gli ostacoli di diritto non basta, senza occuparsi anche degli ostacoli di fatto che impediscono alle madri di accedere a questi benefici. Cartabia segnala anche la proposta di legge a firma di Paolo Siani (PD) attualmente in Commissione giustizia alla Camera, che prevede la custodia cautelare per le madri di figli piccoli solo come extrema ratio.

Minori detenuti - Altro punto all’ordine del giorno dell’audizione della Guardasigilli è l’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni. La Ministra coglie l’occasione per verificare l’impatto della riforma dell’ordinamento penitenziario minorile del 2018 (D.lgs. n. 121/2018). Anche per i minori, la Corte Costituzionale ha ribadito il principio secondo il quale la privazione della libertà personale deve essere l’extrema ratio, privilegiando invece un trattamento penitenziario “a misura del minore”. Tra gli strumenti della riforma ci sono “i percorsi di giustizia ripartiva, di mediazione, di istruzione, rotazione professionale, di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile e ad attività di utilità sociale e culturale”. Le misure alternative, ridenominate “misure penali di comunità”, richiedono l’accompagnamento della comunità territoriale nel processo di rieducazione del minore.

Al momento attuale, ricorda la Ministra, sono 2748 i minorenni autori di retato in carico ai Servizi sociali minorili. Nel 2021 negli istituti penali sono stati registrati 815 ingressi, un dato in aumento rispetto al 2020. Nei centri di prima accoglienza gli ingressi invece sono stati 561. I collocamenti nelle comunità (ministeriali e private), che la Ministra definisce “un’autentica ancora a cui aggrapparsi per risalire la china, per ricostruirsi una nuova rete di rapporti e progettare una nuova vita” sono state 1480. Cita a riguardo le esperienze virtuose, che ha personalmente visitato, della comunità Kairos di Milano, o della comunità “La Collina” a Serdiana in Sardegna.

I reati commessi dai minori sono prevalentemente furti e rapine (1007 casi), reati in materia di stupefacenti (208) o lesioni personali volontarie (177 casi). Sono troppi ancora i casi di minori costretti ad essere “manovalanza della criminalità organizzata a cominciare dalla camorra”, preoccupante anche il fenomeno delle “baby gang”. Fenomeni tutti, ricorda Marta Cartabia parafrasando De Andrè nei quali “siamo tutti coinvolti” e “niente affatto assolti”. “Un reato in adolescenza”, afferma la Ministra “per quanto consumato il più delle volte in gruppo, è frutto di una solitudine, della solitudine esistenziale, della insostenibilità di un rapporto significativo con la comunità di appartenenza e di uno spaesamento identitario che costringe l’adolescente a ripiegarsi dentro un mondo sprovvisto di senso e prospettiva”.

Il recupero dei minori è quindi un interesse dell’intera società, e della società futura che vogliamo costruire, conclude la Ministra Cartabia. La giustizia minorile è in fondo un compito di educazione, e rieducazione continua.

*Avvocato