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di Francesco Grignetti

La Stampa, 26 maggio 2022

Mancano due settimane ai referendum sulla giustizia di Lega e Radicali (si voterà per i cinque quesiti il 12 giugno, dal mattino alla sera, in abbinamento alle Amministrative in diversi Comuni italiani) e di colpo la temperatura s’arroventa. Al di là del dettaglio tecnico, infatti, è chiarissimo che la raffica di referendum hanno una valenza politica e simbolica.

Matteo Salvini li ha voluti nel momento in cui era più forte lo scontro, a seguito dei processi intentatigli in Sicilia per le diverse navi umanitarie che aveva bloccato in ogni maniera quand’era ministro dell’Interno. Ora la magistratura milanese tocca il suo ritrovato alleato Silvio Berlusconi, e Salvini esplode: “Altro processo, altra richiesta di condanna per Berlusconi per il caso Ruby. Ma basta, non se ne può più! 12 giugno, con i Sì ai referendum la giustizia cambia”. Ecco i quesiti sui quali saremo chiamati a votare.

DECRETO SEVERINO - Basta incandidabilità? Tra i favorevoli Fi e Iv - Quesito 1 (Scheda rossa): abrogazione del decreto Severino quanto a sospensione, incandidabilità e decadenza per condanne. È un tema molto sentito dagli amministratori locali di Comuni e Regioni, in quando è un problema serio quello delle sospensioni di amministratori locali e regionali per sentenze non definitive, che poi spesso vengono smentite nei gradi successivi di giudizio. L’Anci, per dire, protesta da anni. In Parlamento sono quasi tutti d’accordo che questa automatica sospensione dalla carica andrebbe eliminata. Una leggina di riforma s’è però impantanata in qualche corridoio. Il quesito però va molto al di là del caso degli amministratori locali, perché cassa per intero anche la decadenza e l’incandidabilità di un eletto a seguito di sentenze definitive. A parte i proponenti (Lega e Radicali), sono favorevoli all’abolizione i renziani di Italia Viva, i berlusconiniani di Forza Italia, il partito Azione di Carlo Calenda e il suo alleato +Europa. Contrari il Pd e il M5S. Contrari anche i meloniani di Fratelli d’Italia. All’interno del Partito democratico c’è però un dibattito effervescente in merito ai referendum. Enrico Letta ha ribadito cinque No, ma ha anche tenuto a rimarcare che il Pd “non è una caserma”. E infatti ci sono diversi esponenti che a titolo personale si sono espressi per qualche Sì. Su questo quesito è favorevole Giorgio Gori, sindaco di Brescia.

MISURE CAUTELARI - Rischio reiterazione, niente più carcere - Quesito 2 (scheda arancione): Misure cautelari, compresa la custodia cautelare in carcere. Il quesito limita le possibilità di adottare misure cautelari (obblighi di firma, arresti domiciliari) e soprattutto la carcerazione preventiva. “Eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio di “reiterazione del medesimo reato”, faremo in modo che finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi”, spiega il Comitato proponente.

Con il quesito, si interviene infatti su uno dei tre motivi per cui i giudici possono ordinare una custodia cautelare in carcere (il pericolo di reiterazione del medesimo reato), limitandolo ad altri due casi (pericolo di fuga, pericolo di inquinamento della prova). La norma è draconiana. Giulia Bongiorno, responsabile Giustizia della Lega, la spiega così: “Massimo di garanzie per chi finisce sotto processo, e però, poi, se condannato, la pena si deve scontare sul serio”. Ricordando che la Lega e i Radicali sono i proponenti, e ribadiscono il loro Sì, sono a favore anche Forza Italia, Italia Viva, Azione, +Europa. Contrari il Pd e il M5S. Contrario anche il partito di Giorgia Meloni. Contrario anche il deputato dem Stefano Ceccanti, che pure è a favore di altri quesiti: “In casi di stalking, truffa, reati fiscali e finanziari, cancellare il carcere per possibile reiterazione del reato è obiettivamente un pericolo”

SEPARAZIONE DEI RUOLI - Giudice oppure pm, verso il sì anche FdI - Quesito 3 (scheda gialla): separazione delle funzioni tra pubblici ministeri dell’accusa e magistrati che giudicano. Oggi sono ammessi quattro passaggi di funzione nel corso della carriera di un magistrato, che verrebbero esclusi. È forse il quesito più importante in termini di sistema. C’è da dire però che il Parlamento si va orientando, con la riforma Cartabia che presto sarà votata anche dal Senato, a ridurre questi passaggi da quattro a uno.

“Ci sono magistrati - sono le ragioni del Comitato per il Sì - che lavorano anni per costruire castelli accusatori in qualità di pubblici ministeri e poi, d’un tratto, diventano giudici. Chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice che sia veramente “terzo” e trasparenza nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale”.

A favore, come per gli altri, Lega, Radicali, Forza Italia, Italia Viva, +Europa. Per questo specifico quesito, è a favore anche FdI. Contrari il Pd e M5S. La separazione delle funzioni, però, attira molti liberal del Pd. Sono a favore, per dire, Stefano Ceccanti ed Enrico Morando: “L’articolo 111 della Costituzione richiede un giudice terzo rispetto ad accusa e difesa. Un sistema in cui da una parte stanno insieme giudice e accusatore e dall’altro il difensore dà vita a uno squilibrio strutturale”.

VALUTAZIONE - L’idea è coinvolgere università e avvocati - Quesito 4 (scheda grigia): valutazione dei magistrati. “La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal Csm, che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari. Si tratta di organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa. Con il referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione”. Fin qui, le ragioni dei proponenti. L’idea che nei Consigli giudiziari territoriali debbano intervenire e votare sulle carriere dei giudici anche i rappresentanti dell’Ordine degli avvocati ha fatto breccia in tutti i partiti, tant’è che è una norma prevista dalla riforma in arrivo del Csm. Norma che però risulta sommamente indigesta all’Associazione nazionale magistrati. Sono a favore del quesito (che estenderebbe il voto nei Consigli giudiziari territoriali anche a rappresentanti dell’università) Lega, Radicali, Forza Italia, Italia Viva, Azione, +Europa e anche Fratelli d’Italia. Contrari Pd e M5S. Sono in dissenso con la linea del partito i liberal del Pd. Dice Ceccanti: “Vi è la necessità di introdurre elementi di valutazione che rompano l’autoreferenzialità”

ELEZIONE DEL CSM - Stop alla raccolta firme, argine alle correnti - Quesito 5 (scheda verde): sistema elettorale del Csm. Il quesito mira, per ridurre il peso delle correnti organizzate, a favorire le candidature indipendenti di magistrati che vogliano partecipare al Consiglio superiore della magistratura. Si elimina così la raccolta di firme (ne servono da 25 a 50, e ovviamente serve la capacità organizzativa di una corrente) per la presentazione dei candidati togati, tornando alla situazione del 1958, cioè alla legge come era in origine.

“Oggi - sostiene il Comitato proponente - su capacità e competenza prevale il sostegno delle correnti: con il sì al referendum se ne elimina il peso nella selezione delle candidature, colpendo il “correntismo” e il condizionamento della politica sulla giustizia”. L’idea è stata recepita dalla riforma Cartabia, già votata alla Camera, e prossimamente in discussione al Senato. Se la riforma fosse stata approvata per tempo, insomma, questo quesito sarebbe obiettivamente decaduto. Sono a favore Lega e Radicali, Italia Viva, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Azione, +Europa. Risultano contrari il Pd e il M5S, anche se, curiosamente, hanno appena votato a favore di questa norma in Parlamento nell’ambito della riforma Cartabia. Ci vorrà ben altro comunque per ridimensionare la presa delle correnti sulla magistratura italiana, perché l’impatto di questa novità è soprattutto simbolico.