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di Valentina Stella

Il Dubbio, 15 aprile 2026

Nello Rossi, direttore della rivista di Magistratura democratica, Questione giustizia, da dove si riparte dopo il referendum? “Della vicenda non restano solo il rumore e la furia che hanno contagiato tanti, a partire dalla premier, ma anche preziose indicazioni di fondo. Nel derby tra la “comunicazione” generalista (con la sua tendenza a veicolare, sui grandi media e sui social, messaggi semplificati) e la “partecipazione”, diretta, capillare, puntuale, ha prevalso quest’ultima, realizzata in migliaia di incontri con cittadini curiosi e desiderosi di capire.

Nel confronto tra le “cautele” delle grandi organizzazioni a promuovere la raccolta delle firme e la “fiducia” di un gruppo di semplici cittadini nei meccanismi della democrazia diretta, è stato il loro coraggio a imprimere la svolta decisiva per l’esito del referendum. Nell’alternativa tra il riservare attenzione al tema della giustizia come “servizio”, di contro al tema della giustizia come “potere”, unico oggetto di interesse da parte dei fautori del Sì, il popolo ha mostrato di non fidarsi della parte orientata a ragionare solo in termini di potere. Ed è da qui che occorre ripartire”.

12 milioni di italiani però hanno chiesto un cambiamento...

Finalmente anche a destra ci si è accorti che le minoranze esistono e che le loro istanze vanno tenute in conto. Inaugurare una nuova politica della giustizia è un dovere nei confronti di “tutti” i cittadini che hanno diritto ad una giustizia che adempia la promessa costituzionale della ragionevole durata del processo. Obiettivo che richiede certamente una “ragionevole” intensità di lavoro dei magistrati italiani (che le statistiche indicano come tra i più laboriosi d’Europa) ma anche lo snellimento di procedure farraginose, l’immissione di innovazione tecnologica, la copertura degli organici e l’inserimento di nuove professionalità nell’amministrazione della giustizia.

Meloni ha detto: “La riforma della giustizia resta una necessità”, “la deriva correntizia è un problema”, “la magistratura deve collaborare”...

Alla premier si attribuiscono abilità tattica e intelligenza politica. Sarà bene che si decida a far uso di queste doti anche nell’ambito del giudiziario, prendendo atto di alcuni tratti propri di uno Stato di diritto che non sembrano esserle congeniali. Nelle democrazie liberali i giudici esistono per tutelare i diritti (anche degli ultimi della terra) previsti dalle leggi vigenti e non per essere “collaborativi” con l’esecutivo o per remare nella stessa direzione della maggioranza di governo. Ed è a garanzia di questo “modello” di magistratura indipendente che operano il Csm elettivo e le associazioni di magistrati. Le reiterate invettive di Meloni contro la “mala pianta” delle correnti non valgono a cancellare due dati di fondo: la libertà di associazione vale anche per i magistrati e le elezioni (quando non direttamente ispirate, come nel conclave, dallo Spirito Santo) sono un fatto collettivo e comportano necessariamente aggregazioni su idee condivise e interessi professionali, di cui si può volere la trasparenza ma non l’azzeramento.

Il Csm tra quale mese dovrà essere rinnovato. Di quali cambiamenti ha bisogno?

Il Csm non è solo un “nominificio” ma un organo che organizza, amministra, valuta, consiglia, giudica. Sin qui molto è stato fatto, dalla legge e dalle regole interne del Consiglio, per evitare indebite interferenze o collisioni tra le sue diverse funzioni. Un decisivo passo in avanti sul terreno della democraticità si può ottenere optando per un sistema elettorale proporzionale con voto di lista e preferenza unica nell’ambito di un collegio unico nazionale o di pochi macro collegi.

Un tema caldo è anche il gip collegiale...

In un recente articolo su QG il presidente dell’Ufficio gip di Milano, Ezia Maccora, ha rappresentato la sostanziale impossibilità di realizzarlo al 25 agosto. E le difficoltà saranno maggiori in uffici giudiziari piccoli e medi. Sarebbe bene che l’Ucpi non si affidasse alla demagogia sostenendo che tutto può essere risolto con il rientro dei fuori ruolo. Occorrerà che qualcuno avverta i vertici delle Camere penali che la campagna referendaria è finita e, con essa, lo spazio per improvvisazioni e artifici retorici.

Il vice ministro Sisto ha parlato di “interventi chirurgici” per questo ultimo anno di legislatura. Cosa suggerirebbe?

In effetti, dopo il tempo sprecato nell’avventura referendaria rimane solo lo spazio per il piccolo cabotaggio. Si può sfrondare il processo penale da alcune delle superfetazioni e dei subprocedimenti accumulatisi negli anni. Si deve ragionare della c.d. “selezione negativa” in magistratura, ovvero dell’allontanamento dei (pochi) magistrati che per diverse ragioni divengono inidonei allo svolgimento delle funzioni; selezione che oggi è sostanzialmente affidata alla sola giustizia disciplinare e che può essere meglio attuata migliorando le valutazioni di professionalità. Occorre mettere sotto la lente di ingrandimento ruolo e funzioni dell’avvocatura, di cui non si parla quasi mai. Ed infine fare marcia indietro rispetto alla proliferazione incontrollata dei reati, delle aggravanti, degli aumenti di pena cui abbiamo assistito negli anni della destra al governo.

Francesco Petrelli auspica l’approvazione della legge Zanettin sul sequestro degli smartphone e la messa a terra dei lavori della Commissione Mura...

Sul sequestro degli smartphone - che ormai racchiudono una quantità impressionante di dati - una soluzione, in astratto plausibile, che affidi al giudice la decisione deve misurarsi con l’organico dei gip e il regime delle incompatibilità. Quanto ai lavori della Commissione Mura essi non sono stati resi noti e non sono abituato a ragionare su illazioni.

L’Anm esce vittoriosa dalla campagna referendaria, forse più dei partiti. C’è chi sostiene che non vada interrotto il dialogo con la società civile, chi invece teme che così ci si trasformi in sezioni di partito...

L’Anm, ovviamente, non è un partito, se non nelle deformazioni polemiche di quanti speravano che svolgesse il ruolo di inerte pungiball nella campagna referendaria. E non è neppure un sindacato dal momento che non contratta le retribuzioni né le condizioni di lavoro, regolate dalla legge o da atti amministrativi. È piuttosto un’associazione che rappresenta e tutela interessi professionali dei magistrati e persegue interessi istituzionali connessi al loro ruolo nella giurisdizione. Più precisamente una “associazione di associazioni” che coniuga una dimensione rappresentativa unitaria, efficace nei rapporti con l’esterno, con una interna articolazione in gruppi, che garantisce pluralismo di idee e di visioni della giurisdizione e dei suoi problemi.

Dopo Bartolozzi e Delmastro anche Nordio avrebbe dovuto lasciare?

Il ministro ha cumulato una ricca esperienza in materia di referendum sulla giustizia. Ben sei - i cinque abrogativi del 2022 e l’ultimo del 22 marzo - tutti per lui di esito infausto. È perciò mitridatizzato e resterà imperterrito al suo posto. Altro è il bilancio complessivo della sua esperienza ministeriale: da un lato si è supinamente accodato all’iniziativa legislativa di segno autoritario del ministro dell’Interno (il vero artefice del diritto penale della destra) e, dall’altro, ha sponsorizzato il “diritto penale dell’amico” nei confronti dei colletti bianchi promuovendo scelte - come quella dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio - che pongono l’Italia in contrasto con le direttive Ue.