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di Marcello Basilico

Il Domani, 15 luglio 2026

Le parole pronunciate dal viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, in un’intervista a questo giornale, impongono alcune puntualizzazioni alla luce della realtà degli uffici giudiziari. Partiamo da una premessa. Al ministero va riconosciuto un impegno notevole su un duplice fronte: la copertura degli organici dei magistrati e il perseguimento - seppure senza gli interventi strutturali necessari nei contenziosi che vedono parte alcune amministrazioni statali - degli obiettivi del Pnrr in materia di giustizia. Poi però leggiamo da parte del viceministro frasi come “politica di valorizzazione del capitale umano”, “misurato gioco di squadra”, “ci godiamo il risultato storico di questa stabilizzazione” o di “rendere i processi giudiziari sempre più “a misura di cittadino”.

Sono frasi a effetto, prive purtroppo di riscontro nella concretezza dei fatti. Sisto: “Nessun giochino. La giustizia con noi è ripartita” Gli obiettivi del Pnrr Gli obiettivi del Pnrr di smaltimento dell’arretrato e di riduzione dei tempi medi di celebrazione della causa sono stati conseguiti grazie all’impegno di tutti gli operatori giudiziari, eccezionale e non replicabile, poiché fondato su strumenti organizzativi straordinari - uno per tutti le applicazioni da remoto per “smaltire” le cause pendenti in altri uffici - non giustificabili in tempi ordinari. In tutto ciò l’ufficio del processo ha velocizzato le definizioni dei processi e ha reso finalmente moderna la funzione giudiziaria, basata non più sulla figura del solo giudice, ma sul lavoro di uno staff che lo affianca dall’inizio alla fine della controversia, così come è ragionevole in una procedura complessa affidata alla responsabilità di un giudice da cui si pretende un livello elevato di professionalità.

Se si vuole consolidare la tendenza alla riduzione dell’arretrato e dei tempi di durata dei giudizi, l’ufficio del processo deve diventare permanente nei tribunali e nelle corti, non una meteora prescritta dalla legge, ma inattuata nei fatti. A questo scopo non bastano 6.900 stabilizzati tra gli oltre diecimila che vi erano addetti, inseriti ora all’interno di cancellerie che scontano carenze di personale superiori al 50 per cento. Dire da parte del viceministro che la richiesta di nuove risorse trascura “la dimensione più importante: quella qualitativa” equivale e non misurarsi con la realtà quotidiana, ove, ad esempio, gli uffici gip non hanno il personale per assicurare tutti i servizi, mentre tra sei mesi potrebbero essere investiti dalla riforma delle misure cautelari a competenza collegiale. C’è bisogno di nuovi assistenti giudiziari, cui affidare servizi amministrativi e generali, per ritagliare a quei 6.900 funzionari un ruolo dedicato a formare lo staff del magistrato.

Ciò non è previsto dalla politica di questo ministero e - checché ne dica il viceministro - neppure dalla contrattazione collettiva sottoscritta solo da alcune sigle sindacali, nella quale l’ufficio per il processo nemmeno è menzionato. Il risultato è che i dirigenti sono in enorme difficoltà a garantirne la sopravvivenza, non essendo in grado di assicurare servizi di assistenza, tecnici, informatici, contabili, e che chi che si è formato per lavorare nell’Upp potrà esservi assegnato solo in misura residuale.

A monte di queste scelte v’è una politica fondata sempre e solo sull’emergenza. Il decreto legge 100, prossimo alla conversione, ne è l’emblema: due riforme annunciate come qualificanti - quella del gip collegiale e quella del tribunale per le persone i minori e la famiglia - sono prorogate in extremis perché inattuabili per mancanza di risorse e di studi di fattibilità; si adottano interventi estemporanei sulla permanenza ultradecennale di giudici e p.m. nelle stesse funzioni, sulla magistratura onoraria e sull’ufficio del processo stesso: per quanto giustificati, essi eludono le tematiche di fondo. Il tutto mentre su questi due ultimi fronti attendiamo ancora dal ministro le piante organiche (per la magistratura onoraria ormai da oltre un lustro).

Sono in corso da parte del Csm interlocuzioni relative alla possibile revisione degli organici della magistratura. Sarà fondamentale valutare l’avvento prossimo dell’ondata di contenzioso senza precedenti in materia di procedure di frontiera e di protezione internazionale (per effetto del Patto europeo all’Italia finirà assegnato un quarto del carico dell’intera Unione).

Assunzione di nuovo personale dell’area assistenti e riconfigurazione degli uffici giudiziari in vista di questi eventi sono i terreni di un’azione sinergica, che comprenda l’adeguamento tecnologico e l’intelligenza artificiale. Occorre approfondire e programmare, tralasciando gli slogan e la logica emergenziale. Il ministero della Giustizia assume gli addetti all’Ufficio per il processo, ma è polemica sulle funzioni