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di Nicola Graziano*

L’Espresso, 6 novembre 2022

È un vento che soffia forte quello che alimenta la fiamma e la sua luce risplende sulle idee che uomini e donne di governo hanno da sempre portato avanti come vessilli, simbolo di quel cambiamento gridato in più direzioni e da oggi da concretizzare innanzi a un’ardua prova del nove.

In questo contesto si attende la fattiva concretizzazione dell’azione del neoministro della Giustizia Carlo Nordio, già magistrato con un curriculum da fare invidia e attivo in politica da qualche anno. Sua è la partecipazione in prima persona nella battaglia sui recenti referendum sulla giustizia e fanno eco all’attualità le sue parole a sostegno del Sì referendario: “La riforma Cartabia va nella direzione giusta e infatti il sindacato dei magistrati ha proclamato lo sciopero. Ma è una riforma timida, condizionata da un Parlamento che non ha né la forza né la volontà politica di rimediare alle attuali anomalie”.

Di quali anomalie intenderà farsi carico il neoministro? E con quali conseguenze nei rapporti con la magistratura associata? In attesa degli eventi futuri, non resta che fare un bilancio flash sulle prime dichiarazioni del ministro e sui primi atti ufficiali per cercare di individuare quella che potremmo definire, appunto, la Giustizia secondo Nordio. Partendo da questi ultimi emerge una volontà di cambiamento radicale molto ancorato, però, anche a una visione realistica degli equilibri della coalizione.

Efficienza della giustizia, riduzione dei tempi di risposta giudiziaria alle aspettative dei cittadini, rigore, ma anche benessere lavorativo sono evidentemente gli obiettivi dichiarati nella scelta del nuovo capo di Gabinetto, Alberto Rizzo, presidente del Tribunale di Vicenza in carica. Mentre vice capo di Gabinetto è stata designata Giusi Bartolozzi, anch’essa magistrato, ma eletta alla Camera dei Deputati nella precedente legislatura. Questa nomina ha così aperto il fronte al tema, sempre attuale, della separazione tra politica e magistratura e fatto riaffiorare alla memoria le imbarazzanti polemiche che in passato hanno travolto Bartolozzi.

Quanto alle prime dichiarazioni programmatiche il neoministro ha appuntato la sua attenzione su alcuni temi cruciali. La partita tra accusa e difesa, per esempio, e ci si chiede: sottende alla (non dichiarata, ma concreta) intenzione di una riforma costituzionale sulla separazione delle carriere? È questo uno degli obiettivi prioritari del neoministro e dell’esecutivo? Fanno riflettere poi le dichiarazioni sulla intenzione di abrogare l’abuso d’ufficio, che può certamente contenere in sé germi di corruzione e altri più gravi reati.

Ancora: un carcere umano, come extrema ratio e quindi con incentivo alle misure alternative, ma una pena da scontare con certezza. Significativo sarà capire se il neoministro cambierà il vertice del Dap, oggi affidato a Carlo Renoldi, per la Lega, che parla di istituzione di un garante degli agenti di polizia penitenziaria e dell’abrogazione del garante dei detenuti, reo di interpretare idee troppo rivolte a una visione della pena costituzionalmente orientata.

In senso opposto vanno però le norme approvate dal governo sull’ergastolo ostativo e inutile è nascondersi dietro una norma già approvata da un ramo del Parlamento perché trattasi di un decreto legge per il quale si annunciano rigorose modifiche in sede di conversione.

Il neoministro, cui ironicamente la presidente del Consiglio ha dichiarato di aver tolto il bavaglio, accogliendo le sollecitazioni dei procuratori generali d’Italia sulla problematica entrata in vigore delle nuove norme del codice di procedura penale, ne ha disposto il rinvio, ma anche qui si potrebbe celare la volontà di rivedere quella che la destra italiana aveva definito una legge salva-ladri o svuota- carceri perché troppo piena di norme che potenziano le pene alternative al carcere. Insomma, appare evidente che vi è un mix esplosivo tra idee del ministro e azione di governo e non resta che aspettare gli sviluppi che all’orizzonte sorgeranno.

*Magistrato