di Roberto Miliacca
Italia Oggi, 6 aprile 2020
L'emergenza Covid-19 fa chiudere i tribunali, ma le udienze si prova a farle da remoto Una giustizia congelata. Almeno fino a metà maggio, salvo disposizioni diverse, i tribunali d'Italia restano con i battenti chiusi e l'esercizio della giurisdizione, sia civile che penale, viene svolto nella modalità video conferenza per rispettare le misure di contenimento anti Covid-19 individuate dal governo.
Come hanno reagito magistratura e avvocatura all'emergenza e al blocco "fisico" delle udienze? Abbastanza bene, secondo quanto emerge dall'inchiesta che Affari Legali ha condotto questa settimana. Molti nutrono dubbi sul fatto che la "giustizia" non sia stata considerata, dal governo, un "servizio essenziale" per il paese, e che quindi sia stata costretta a "subire" la sospensione di tutti i termini processuali, salvo pochissime eccezioni, rinviando sine die tutte le controversie pendenti.
Questo congelamento della giustizia, in un paese che da sempre soffre del problema della lungaggine dei processi, potrebbe danneggiare ulteriormente la situazione. Magistrati e avvocati, invece, concordano sul fatto che le videoconferenze, in questa fase emergenziale, si stiano dimostrando essere uno strumento utile per proseguire, seppur con il contagocce, l'attività giurisdizionale.
L'informatizzazione spinta di tutte le attività processuali obbligata dall'emergenza Covid, nonostante da qualche anno molte delle attività giudiziarie siano state digitalizzate per effetto della partenza del processo civile telematico, sta però mettendo alla luce alcuni limiti di un funzionamento efficiente, e cioè la necessità che ci siano maggiori risorse e uomini per far decollare, anche dopo l'emergenza, la nuova giustizia 4.0.










