di Antonello Guerrera
La Repubblica, 16 giugno 2022
Decisivo l’intervento della Corte europea dei diritti umani. Londra per ora deve rinunciare alla prima espulsione di richiedenti asilo verso il Paese africano, un piano controverso che ha scatenato una marea di ricorsi e polemiche.
Un colpo di scena e uno smacco inaspettati. Soprattutto per un Paese che si vanta di aver abbandonato le regole europee dopo la Brexit. Eppure, è proprio la corte Europea dei Diritti Umani, cui il Regno Unito fa ancora parte, a dare la mazzata al governo di Boris Johnson. Che così deve piegarsi e rinunciare alla prima espulsione di migranti irregolari verso il Ruanda, come il primo ministro aveva simbolicamente annunciato in Kent lo scorso aprile. Un volo che, secondo le stime dello stesso ministero dell’Interno britannico, sarebbe costato 500mila sterline, inclusa l’accoglienza degli espulsi nel Paese africano. Ora, il piano è nel caos. I ministri dell’esecutivo promettono che il programma di espulsioni verso il Ruanda riprenderà presto, ma non si sa quando.
La realtà è molto più amara per il governo britannico. Perché dopo una marea di ricorsi degli espulsi e delle ong tutti respinti in patria nelle ultime ore, alla fine ha dovuto cedere a una fulminea sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che ha bloccato il primo volo di migranti irregolari dal Regno Unito verso il Ruanda. Volo per il quale c’è stato un mistero fino alla fine: inizialmente, dovevano essere diverse decine i migranti, arrivati irregolarmente nel Regno Unito, ad essere espulsi nel Paese africano. Poi sono diventati sette, per varie complicanze legali.
Alla fine, invece, nessuna espulsione, almeno per il momento. Perché per la Corte Europea dei Diritti Umani, “i danni sarebbero irreversibili” per almeno un migrante imbarcato sul volo pronto per decollare ieri notte. Questa decisione ha innescato l’immediato ricorso per gli altri sei espulsi a bordo. Così, almeno per stanotte, Johnson e il governo britannico hanno dovuto rinunciare al loro nuovo, controverso progetto contro l’immigrazione irregolare per cui però, stando a un sondaggio YouGov, la maggioranza dei britannici è d’accordo, soprattutto tra i conservatori.
Il piano del governo britannico ha scatenato grosse polemiche in patria, ma Boris Johnson lo ha sempre difeso, nonostante la ferma opposizione per esempio della Chiesa di Inghilterra. L’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby ieri lo ha definito “immorale” e “aberrante”, chiedendo al contrario al governo corridoi sicuri per i migranti nella Manica e i richiedenti asilo. Persino il Principe Carlo, l’erede al trono, secondo indiscrezioni dei giornali che hanno ottenuto sue conversazioni private, avrebbe definito questa politica dell’esecutivo britannico “sconvolgente”. Tra l’altro, e non solo per il piano di espulsioni in Ruanda, i rapporti tra il primogenito di Elisabetta II e il primo ministro sarebbero pessimi, apparentemente segnati da incomprensioni, offese ed insulti.
Secondo la legge attuale del governo Johnson, una volta che si viene bollati come “illegali” nel Regno Unito, i migranti possono essere spediti in Ruanda, con il quale Londra ha un accordo multimiliardario (almeno 15 i miliardi pagati a Kigali sinora) e pluriennale, dove possono chiedere di rimanere e chiedere asilo/accoglienza in Africa, oppure essere rispediti nella loro patria di origine. Ma non possono tornare, in base a queste regole, mai più nel Regno Unito. Regole che però da ieri notte sono precipitate nel caos.










