di Goffredo Fofi
Corriere del Mezzogiorno, 15 dicembre 2024
“Guerra ai poveri, agli immigrati, alle minoranze” sembra essere il programma dell’attuale Governo. E poiché i poveri, gli immigrati, le minoranze sono una parte per l’appunto minoritaria del paese, questa guerra è vinta giorno per giorno da una schiera di politici che hanno - anche personalmente l’egoismo come bandiera. La sensazione di impotenza che ne viene - ai poveri, agli immigrati, alle minoranze - dipende da una constatazione: che tra i cittadini vi sia una maggioranza di egoisti e conformisti che concordano con questa politica, con questa arroganza antidemocratica e per niente civile. L’egoismo, personale e di gruppo, come base dell’elettorato, il “ceto medio” come maggioranza dei votanti.
E allora, davvero, non si tratta soltanto di interessi di classe (di ceto) ma di un cupo fondo culturale, “antropologico”. Quando si lamenta la pochezza o la morte della sociologia si intende anche un vuoto di conoscenza - chi siamo, come lo siamo diventati, dove stiamo andando e quali sono davvero i nostri interessi.
Si tratta in definitiva, credo, di un vuoto di cultura a cui consegue un vuoto di morale. In un paese composto a stragrande maggioranza di cattolici, “l’amore del prossimo” che dovrebbe essere la sua base morale e di conseguenza politica, è ciò che più ci difetta. E non mi pare che i cattolici siano migliori oggi dei non-credenti o dei fedeli di diverse credenze. E sul fronte della politica questo papa mi sembra non essere decisamente migliore dei papa di ieri, sostenitori di un fronte politico democristiano.
La morale religiosa e quella laica potrebbero incontrarsi proprio nell’amore del prossimo, ma così non è, per la fiacchezza e le doppiezze dell’educazione cattolica e per - diciamolo - il suicidio della sinistra, avvenuto ormai molti anni fa, lasciando un vuoto che nessuno sembra aver voglia di riempire, forse perché “ceto medio” non diverso nella sua radice economica e nella sua formazione culturale da quello di centro (che, se c’è, è moralmente e socialmente omologato) o di destra. Come, dunque, reagire se ancora si crede nella giustizia sociale e nella libertà di pensiero e nella democrazia?
Non potendo intervenire sulle basi di questa società, sarebbe almeno auspicabile un intervento decisamente culturale. Ma è anche questo che manca oggi, ed è un vuoto che vede responsabili gli intellettuali di oggi e i diplomati e laureati di oggi, e soprattutto i loro maestri, nell’università e altrove.










