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di Laura Di Santo

avantionline.it, 8 settembre 2025

Insieme alle vittime civili, ingiustificate ed innocenti, uccise nella striscia di Gaza dal governo e dell’esercito israeliano, si rischia un’altra vittima illustre: la “giustizia”, così come abbiamo imparato a conoscerla nella difficile pratica quotidiana della nostra democrazia. Già messa in crisi duramente dal “garantismo” d’opportunità e di convenienza mirato a proteggere gli “indagati” della propria parte ed a condannare senza processo quelli di parte politica avversa, dalle finte “riforme della giustizia” a costo zero che hanno spesso aggravato i problemi piuttosto che risolverli, dalla generale superficialità con cui le cronache giornalistiche trattano temi delicatissimi di cronaca nera; il colpo di grazia rischia di essere inferto dagli “omicidi mirati” e dalle esecuzioni sommarie che vediamo all’opera nei conflitti internazionali.

Gli omicidi mirati dei responsabili delle attività terroristiche di Hamas, addirittura gli omicidi mirati dì uomini dì governo in Iran, Libano, e recentemente in Yemen costituiscono una pratica ributtante ancora più se compiuti da un Paese (Israele) che tuttora, sia pure con dissociazioni crescenti, viene annoverato tra le democrazie occidentali. E se questa pratica facesse scuola? Se diventasse la normalità? Se anche in Europa l’avversario politico, bollato unilateralmente quale “terrorista”, venisse assassinato in nome di una “giustizia di parte”?

La cultura giuridica che abbiamo costruito dopo i milioni dì morti della seconda Guerra mondiale e che abbiamo implementato in decenni di pratica democratica va preservata.

Va ribadito che tutti hanno diritto ad un processo giusto e garantito: perfino i leaders di un gruppo “terrorista” come Hamas. Mantenere la barra dritta sui diritti conquistati, sulle proprie convinzioni democratiche è anche un modo per impedire alla “cultura” insana della guerra di travolgere e cambiare in peggio il nostro quotidiano, la nostra agenda politica.

I socialisti di tutta Europa devono fare sentire forte la loro voce contro la pratica degli “omicidi mirati”, chiedere sin d’ora una commissione d’inchiesta sulla guerra di Gaza che porti alla costituzione di una corte di giustizia internazionale imparziale e con regole certe: le future generazioni devono conoscere i colpevoli del bagno di sangue in atto, nomi e cognomi attraverso una giustizia chiara, imparziale ed apolitica. l’Europa non può permettersi una “verità” dettata dagli “omicidi mirati” ovverosia una narrazione scritta violando tutti i principi democratici su cui essa stessa fonda la propria esistenza.