sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Stefano Feltri


Il Domani, 17 giugno 2021

 

Il miliardario Warren Buffet, qualche anno fa, ha detto che negli Stati Uniti si stava combattendo una lotta di classe e che i ricchi stavano vincendo. Aspettiamo che prima o poi qualche sessantenne ammetta che anche in Italia, in questi anni e soprattutto durante la pandemia, si è combattuta una guerra generazionale: i giovani hanno perso, e i vecchi hanno vinto. La percentuale di famiglie in povertà assoluta tra famiglie giovani (18-34) anni è il doppio che tra le famiglie con la "persona di riferimento" sopra i 64 anni: 10,3 per cento contro 5,3. L'incidenza della povertà assoluta è all'11,3 per cento tra i giovani e al 5,4 tra gli over 65.

Dopo la promessa dei Cinque stelle di abolire la povertà col reddito di cittadinanza, nel 2019 i dati sono migliorati ma nel 2020 è arrivata la pandemia. La fotografia dell'Istat è questa: la percentuale di famiglie in povertà assoluta tra famiglie giovani (18-34) anni è il doppio che tra le famiglie con la "persona di riferimento" sopra i 64 anni: 10,3 per cento contro 5,3. L'incidenza della povertà assoluta è all'11,3 per cento tra i giovani e al 5,4 tra gli over 65. Gran parte delle misure adottate nella pandemia hanno protetto i più adulti a spese dei più giovani: il blocco dei licenziamenti ha protetto i posti di lavoro esistenti e spinto le imprese a risparmiare sulle nuove assunzioni, i precari, le partite Iva.

Durante il Covid, il debito pubblico è passato dal 134,6 per cento del Pil al 159,8 atteso per quest'anno: soldi spesi non per investimenti ma a integrare i redditi della generazione attuale, falcidiati dai lockdown. Una zavorra che peserà a lungo sul futuro, perché si tratta di debito forse inevitabile ma che non produrrà crescita futura, perché è spesa corrente e non investimenti.

Chi oggi ha 20 anni, entrerà nel mercato del lavoro in un paese ostaggio della Bce e degli altri paesi europei: basta un cenno da Francoforte per far vacillare la fiducia nel debito italiano e far salire i tassi. Un problema per i prossimi anni o decenni che spaventa poco chi oggi ha più di sessant'anni e vivrà il resto della sua vita in un mondo di tassi di interesse bassi.

Mentre il debito saliva, la Borsa si riprendeva: piazza Affari è tornata su valori pre-Covid e a investire sui mercati non sono certo i giovani che faticano ad avere il mutuo. Secondo dati 2017 di Deloitte, i baby boomer in Italia sono il 37 per cento della popolazione ma detengono il 63 per cento degli asset gestiti. I vecchi hanno tutelato il proprio reddito, aumentato i risparmi che hanno investito con buoni risultati, mentre i giovani perdevano ore di lezione, che determinano cali di reddito per il resto della vita, e accumulavano debito pubblico. Certo, possono consolarsi con il piano Next Generation Eu, a loro intitolato. Ma quando Enrico Letta ha provato a proporre di redistribuire risorse dai vecchi ricchi ai giovani, con un aumento della tassa di successione, o di dare il voto ai sedicenni, si è ben capito chi domina il dibattito pubblico e la gestione dei fondi.