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di Paolo Fallai

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026

Si parla di conflitti armati come di normali eventualità e di riarmo necessario. Stiamo assistendo al tramonto di un’epoca unica e forse irripetibile. Durante tutta la storia dell’umanità la guerra è stata considerata una normale evoluzione delle relazioni tra i popoli (e i governanti). La guerra era talmente normale che veniva dichiarata da eleganti ambasciatori, aveva un inizio, uno svolgimento e una fine, con tanto di trattati diplomatici (ora si fanno solo operazioni speciali, senza preavviso, che non si sa quando cominciano e non finiscono mai). La Seconda guerra mondiale, con i milioni di morti nelle città e sui campi di battaglia, l’orrore dell’Olocausto, la spaventosa efficienza delle armi dimostrata dalle atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki, sembravano aver segnato un punto di non ritorno. 

La guerra è apparsa in tutta la sua atrocità ed è sembrato assurdo perfino nominarla. L’articolo 11 della nostra Costituzione condivide con Pier Paolo Pasolini un triste destino, tutti lo nominano ma nessuno lo legge. Recita il testo completo approvato dai costituenti: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Non c’è solo il ripudio della guerra, c’è l’impegno a impedirne di nuove. Questa epoca sta finendo, ormai si parla di guerra come di una normale eventualità e di riarmo necessario. Tema molto divisivo con molte ragioni da una parte e dall’altra. Per capire qualcosa di più potrebbe essere utile leggere un libretto scritto negli anni Trenta da Smedley Darlington Butler, generale dei Marines pluridecorato. Si intitola War is a racket (La guerra è una mafia, edito da “ad est dell’equatore”). La sua tesi è semplice: se la guerra non fosse un affare e non generasse enormi profitti, non la faremmo. Sembra un tipo che se ne intende.