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di Giulia Merlo

Il Domani, 24 gennaio 2023

Il 25 gennaio il plenum eleggerà il nuovo vicepresidente del Consiglio superiore, per cui servono almeno 17 voti. Matteo Salvini punta sul laico Pinelli che ha il sostegno delle toghe conservatrici. Lo scontro con il dem Romboli, però, rischia di spaccare il plenum Determinanti i voti di Unicost.

La giustizia mette in crisi la maggioranza e sta diventando l’arma della Lega per ridimensionare lo strapotere di Fratelli d’Italia all’interno della coalizione. Favorito dagli errori del partito di Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini si sta aprendo uno spazio che è soprattutto mediatico ma punta a diventare anche politico.

Mediaticamente il leader leghista ha deciso di presentarsi come l’antagonista del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Archiviate le battaglie referendarie di maggio in favore della separazione delle carriere, ha auspicato la pacificazione tra politica e magistratura ed è diventato difensore delle intercettazioni e dei magistrati. Politicamente, invece, la Lega sta sfruttando al massimo l’errore di FdI al momento dell’elezione dei consiglieri laici al Csm.

Meloni puntava a portare a palazzo dei Marescialli l’avvocato calabrese Giuseppe Valentino, nome forte anche per la carica di vicepresidente, ma la sua nomina è saltata in corsa a causa di una vecchia inchiesta per ‘ndrangheta in cui risulta implicato. Il subentrante, il costituzionalista Felice Giuffrè, non sarebbe considerato un nome papabile per la vicepresidenza dai togati perché troppo connotato politicamente, visto il suo passato nel Msi.

In questo vuoto lasciato da FdI si è inserita la Lega con l’avvocato Fabio Pinelli. Considerato un tecnico, ha buoni appoggi bipartisan perché è stato il legale di Armando Siri e della regione Veneto ma, in quanto membro della fondazione Leonardo, gode anche dell’appoggio dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante. Il vicepresidente del Csm - oltre ad avere un filo diretto con il Quirinale che formalmente presiede l’organo di governo autonomo della magistratura - ha un ruolo chiave nei rapporti con il ministero della Giustizia. Nel caso specifico di questa legislatura sarà chiamato a fare da contraltare a un guardasigilli notoriamente poco amato dalle toghe, dando voce alle istanze dell’ordine giudiziario. Per questo, avere un vicepresidente d’area significa dare alla Lega una voce in più in un settore chiave, insidiando l’egemonia di FdI.

Tra il partito di Salvini e questo obiettivo, però, ci sono le dinamiche della componente togata del Csm, che si orienta secondo logiche diverse da quelle politiche. Oggi si insedia il nuovo plenum ed è la prima volta che tutti gli eletti si incontrano, domani invece si voterà il vicepresidente e, anche se il voto è segreto, è atteso un dibattito e la presentazione degli orientamenti dei pretendenti dell’ufficio che nel passato consiglio è stato di David Ermini.

La componente più numerosa tra i togati è quella del gruppo conservatore di Magistratura indipendente, con 7 membri, che è ben disposto nei confronti di Pinelli, considerato un buon tecnico del diritto di cui viene apprezzata la connotazione politica molto sfumata. Tra i togati, infatti, si riflette sul fatto che un nome formalmente “amico” per la maggioranza di governo, ma comunque sufficientemente indipendente da non subirne troppo il condizionamento, potrebbe essere una buona chiave per aprire un dialogo alla pari e non di pregiudiziale antagonismo con via Arenula.

Il fronte progressista, composto dai sei togati di Area e, per appartenenza culturale, anche dall’eletta di Magistratura democratica, guarda invece con favore al profilo del laico di area Pd, Roberto Romboli. Costituzionalista dell’università di Pisa con molte pubblicazioni anche in tema di ordinamento giudiziario, ha un curriculum che viene considerato il più adatto per la vicepresidenza. Inoltre, proprio nell’ottica di contrastare le posizioni di Nordio, un vicepresidente proveniente dalla minoranza parlamentare sarebbe un segno forte da parte della magistratura.

Nel mezzo di queste due posizioni ma, almeno per appartenenza culturale, più orientati su Romboli sarebbero i due indipendenti, Roberto Fontana e Andrea Mirenda. I due hanno una storia personale che li avvicina ai gruppi progressisti ma sono stati eletti in modo autonomo e così si muoveranno, senza venire assimilati a un gruppo. Lo stesso vale anche per i due membri di diritto del consiglio: il primo presidente della Cassazione, Pietro Curzio, e il procuratore generale Luigi Salvati, entrambi provenienti dall’area progressista.

Sulla carta, dunque, si arriva al pareggio: 14 voti per il fronte conservatore, 14 per quello progressista. Per questo, determinanti sono soprattutto i quattro voti del gruppo centrista di Unicost. Da quest’area filtra attesa di conoscere di persona i togati durante il primo plenum e un identikit di massima del vicepresidente ideale: un giurista dal buon curriculum tecnico e con l’autorevolezza per essere super partes.

Nessuna preclusione sui nomi, trapela solo la volontà di eleggere un vicepresidente a larga maggioranza, uscendo dalle dinamiche di corrente. Sarebbe un segnale di unità dopo i difficili quattro anni del Csm uscente ma sarà complicato darlo, viste le pressioni politiche e le contrapposizioni anche tra i togati. Certo è che la giustizia è al centro di uno scontro politico e il cui campo si sta allargando al nuovo consiglio.