di Marco Bettazzi
La Repubblica, 15 giugno 2026
L’ex capo della polizia Franco Gabrielli dialoga con Carlo Bonini e Conchita Sannino a Rep Idee. “In Italia permane un retropensiero di schiavismo: gli stranieri ci servono, purché non creino problemi”. “La sicurezza è un diritto dei più deboli, perché i ricchi possono comprarsela”, dice il vicedirettore di Repubblica, Carlo Bonini, intervenendo con Franco Gabrielli all’incontro “Sicurezza democratica”, moderati da Conchita Sannino. I due sono gli autori di “Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica” con cui cercano di smontare da sinistra tutti i falsi miti costruiti dalla destra sul tema.
Ma partono prima di tutto dall’attualità di questi mesi, e in particolare dalla richiesta della Lega di riportare Matteo Salvini al ministero dell’Interno, diventata palese. “A me - dice Gabrielli, ex capo della Polizia e sottosegretario alla Sicurezza - non è mai capitato in 40 anni che si metta in discussione un ministro importante come quello dell’Interno da parte della stessa maggioranza e della stessa formazione politica che l’ha proposto. Credo sia una forma di degrado del rispetto verso le istituzioni. Ma poi - aggiunge - c’è anche una questione di sostanza, perché è la certificazione che questi quattro anni sono stati infruttuosi sulla sicurezza”. E poi, un ultimo affondo: “Tutti, anche gli storni del Viminale, sanno chi fosse in realtà il vero ministro quando c’era Salvini”. Allusione diretta a Matteo Piantedosi, che ora la Lega vorrebbe cambiare.
Secondo il vicedirettore di Repubblica, Bonini, questa pretesa della Lega è “l’auto-certificazione di un fallimento sulle politiche della sicurezza e l’ennesimo indizio di disperazione politica di Salvini e della sua leadership. Per il centrosinistra è il momento per riappropriarsi del tema della sicurezza, perché uno dei più grandi errori commessi dalla sinistra è stato quello di cedere il tema alla propaganda della destra. Perché la sicurezza è un diritto dei più deboli - aggiunge - i più forti non hanno bisogno della sicurezza, perché se necessario la comprano. Sono i più deboli che devono sentirsi sicuri, che hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di esercitare i propri diritti in modo libero”.
Gabrielli continua smontando alcuni temi che accompagnano spesso il racconto securitario della destra al governo. “Spesso non si capisce dove le proposte di remigrazione vogliano andare a parare - spiega - serve una legalità che abiliti e non che ostacoli. Io credo che nel nostro Paese permanga un retropensiero di schiavismo, per cui gli stranieri ci servono, purché non creino problemi. Il sistema del click day invece favorisce il caporalato o comunque una gestione criminale dei flussi migratori. L’integrazione non dev’essere considerata un atto di generosità, ma un investimento strategico. Bisogna investire nella scuola, nel lavoro e nell’insegnamento della lingua italiana”. C’è poi un terzo punto, quello “del controllo intelligente - aggiunge - un controllo che deve accompagnare la coesione sociale e non contribuire a creare ulteriori divisioni”.
Bonini commenta alcune delle ultime uscite del generale Vannacci, che sulla sicurezza cerca di superare a destra il governo, per esempio quando chiede la cancellazione del femminicidio. “Vannacci continuerà a regalarcene altre di queste iperboli - dice Bonini - spesso a me sembra che non ci creda nemmeno lui, ho l’impressione che si sorprenda lui stesso perché la dice troppo grossa. Siamo di fronte di nuovo alla riproposizione più cialtrona e fracassona di un modello che è quella cosa lì, perché quattro anni fa l’agenda della destra di questo parlava. Poi però - continua - sono arrivati al governo e si sono accorti che non era possibile schierare le cannoniere nel Mediterraneo per affondare dei pescherecci malmessi. E il blocco navale si è trasformato in qualcosa di orribile dal punto di vista umano: hanno reso il mare un luogo dove si muore senza testimoni”.
Gabrielli dedica un momento di riflessione al tema delle carceri, naturale sbocco delle politiche della destra. “La destra sicuritaria ha un piano inclinato, che porta al carcere - ragiona - con tutti questi aumenti di pene, è stato stimato che siano circa 400 gli anni di reclusione aumentati in questi quasi quattro anni di governo. Abbiamo 65mila detenuti per 51mila posti, abbiamo 90mila persone che attendono di avere una misura alternativa con una condanna definitiva sotto i quattro anni, è un sistema che implode. Questo nel carcere si traduce in una sistematica restrizione degli spazi: per fare spazio ai nuovi ingressi si riducono gli spazi e facendolo si comprime tutto quel che è rieducazione o reinserimento, e si costringe anche gli operatori in una condizione di assoluta complessità”.










