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di Toni Nocchetti

La Stampa, 29 aprile 2024

Negli scorsi giorni è stata annunciata dal ministro della Lega Locatelli con toni entusiastici la approvazione della legge delega sulla disabilità. Più precisamente la ministra ha parlato di una rivoluzione culturale e civile per il nostro Paese e per le persone con disabilità. Se ci addentriamo nel merito del dispositivo governativo scopriamo che si dovrebbe definire per ciascuna persona con disabilità il progetto di vita individuale a fianco ai Lep (livelli essenziali di prestazioni ). Tutto perfetto. Sulla carta però. Solo sulla carta.

Purtroppo la disabilità e la definizione di una attenta presa in carico di una persona con disabilità rappresentano un costo economico sensibile che non sembra essere minimamente considerato dall’annuncio rivoluzionario della ministra. Una famiglia che accoglie al suo interno un familiare con disabilità vede scandire ogni minuto della giornata da necessità e bisogni inimmaginabili per le famiglie cosiddette normali. I disabili richiedono, in maniera diversificata ovviamente, una attenzione ed una cura che hanno un costo economico molto alto.

Di questo nessuno sembra occuparsene nel governo Meloni o, piuttosto maliziosamente, lo fanno lasciando immaginare trasformazioni e sviluppi fantastici che rimarranno fantasie senza concretezza. Inquietano non poco le affermazioni dell’ultimo candidato del partito della ministra Locatelli sulla necessità di ritornare alle classi differenziali che lasciano intravedere una visione dell’esistenza meschina. I prossimi giorni chiariranno quanti nella Lega e nel governo prenderanno le distanze dal soldato Vannacci, ma mi sembra più opportuno concentrarsi sui contenuti evanescenti della legge delega.

Parlare ad esempio di Lep significa non solo ipotizzare una ennesima sperimentazione ma dire quante risorse economiche certe, costanti nel tempo ed esigibili senza una burocrazia asfissiante si garantiranno alle famiglie dei disabili. Raccontare e descrivere la magnificenza del progetto di vita di una persona con disabilità senza aggiungere un numero preciso seguito da alcuni zero è una squallida presa per i fondelli .

Demagogia allo stato puro, chiacchiere senza senso. Se poi questo corredo di parole prive di supporto economico proviene da un ministro rappresentante di un partito che sta provando a disintegrare in f(r)azioni l’unità del Paese nei distretti della sanità e della scuola allora il sospetto che siamo di fronte all’ennesima legge inutile per le persone con disabilità diventa concreta.

La ministra Locatelli sa di quante risorse in meno dispone una persona con disabilità che vive nel Centro Sud? A quali Lep si riferisce e per i cittadini di quale regione d’Italia? Dove pensa di trovare le risorse? Eppure in modo singolare i partiti dell’opposizione, forse troppo concentrati a cercare un’etica perduta per sempre grazie ad un sistema elettorale indecente, non hanno minimamente fatto notare alla ministra che non basta levare la parola handicappato dai documenti. Non ho mai pensato che alle famiglie di un disabile servisse tanta “pulizia” di linguaggio ma piuttosto servizi per le persone. Ed a fianco ai servizi un impegno costante per garantire diritti che oggi di sicuro non lo sono.

Mi permetto di offrire un consiglio alla ministra Locatelli: frequenti più assiduamente il ministro del Bilancio, il ragioniere centrale dello Stato e provi con loro a “fare la rivoluzione” di cui parla per le persone con disabilità. Allo stesso tempo, metaforicamente si intende, prenda a calci nel sedere chi pensa nel suo partito che i disabili siano un mondo a parte e non una parte del mondo. Soltanto dopo averlo fatto potrà forse scomodare la rivoluzione, in caso contrario sarà soltanto un’altra penosa pantomima senza significato. E le persone con disabilità non credo ne abbiano bisogno.