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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2025

Concluso l’esame nel merito da parte delle Commissioni Nessuna modifica al testo. Superando dubbi e perplessità interne anche alla maggioranza e la drastica contrarietà di opposizioni, sindacati e associazioni della società civile, il disegno di legge sulla sicurezza è ormai pronto per l’aula del Senato per essere definitivamente approvato. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia ne hanno infatti concluso l’esame nel merito; ora a mancare è solo il mandato al relatore, mentre sull’aumento dei casi di detenzione e, in particolare, sulle detenute madri il punto di equilibrio interno alle forze di governo è stato trovato nell’approvazione di due ordini del giorno. Sul piano politico un indubbio successo della Lega, il partito che più si è speso per l’approvazione senza cambiamenti rispetto al testo della Camera.

Assai composito il contenuto, dall’attività di contrasto a criminalità organizzata e terrorismo, alla sicurezza urbana, passando per le carceri e le forze dell’ordine. Tra le conseguenze, la moltiplicazione del numero di reati e le condanne anche alla detenzione, in una fase, ma non è certo una novità, di assoluta emergenza per le condizioni delle carceri. Nei due ordini del giorno, da una parte si afferma un generico impegno del Governo ad assicurare una migliore vivibilità delle carceri, con un’attenzione particolare per i momenti di affettività, in linea con quanto affermato dalla Corte costituzionale, dall’altra si intende favorire un maggior ricorso alle case famiglia per le detenute madri.

Dove su quest’ultimo punto il provvedimento fa venire meno il divieto di detenzione per le donne incinte. Il provvedimento seleziona alcune forme di criminalità ritenute di maggiore gravità e allarme. A partire dalle occupazioni abusive e dalle forme pubbliche di protesta: per contrastare le prime è introdotto un nuovo delitto nel Codice penale, l’occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio, e una nuova norma nel Codice di procedura penale, il reintegro nel possesso dell’immobile. La sanzione va da 2 a 7 anni di carcere.

A far discutere ci sono poi le misure che trasformano in illecito penale, al posto dell’attuale infrazione amministrativa, il blocco stradale o ferroviario attuato con forme di resistenza passiva, pena poi aumentata se il fatto è commesso da più persone riunite. Norme che, si polemizza, hanno più l’obiettivo di reprimere la protesta sociale, anche nelle forme, magari più discutibili, di espressione del dissenso, che quello di elevare gli standard di sicurezza.

E ancora, sul fronte della criminalità “di strada”, si colpisce in maniera più pesante l’accattonaggio con l’età punibile del minore portata sino a 16 anni e le truffe, con un mix di aggravanti generali e speciali a protezione soprattutto dei soggetti deboli come gli anziani. Per le forze dell’ordine i segnali di attenzione sono diversi, dall’aumento della copertura legale per le azioni commesse in servizio, a una maggiore liberalizzazione del possesso di alcune categorie di armi fuori servizio.

A essere inasprito è poi tutto il trattamento sanzionatorio per le forme di resistenza e di aggressione alle forze di polizia. Nuovi reati anche nelle carceri, per sanzionare più pesantemente le rivolte: la pena base è la reclusione da 2 a 8 anni, l’aver commesso il fatto con uso di armi è punito con la reclusione da 3 a 10 anni; l’aver causato una lesione personale ha come conseguenza l’aumento della pena fino ad un terzo; l’aver causato la morte è punito con la reclusione da 10 a 20 anni. La sola partecipazione alla rivolta è invece punita con la reclusione da 1 a 5 anni.