di Gualtiero Parisi
La Sicilia, 22 settembre 2025
La testimonianza raccolta nell’ambito del progetto di UniCt e dell’associazione Seconda Chance. Quando la lezione arriva da dietro le sbarre e il mondo accademico plaude. Per tre giorni all’Università di Catania si è discusso su esperienze e buone pratiche per costruire una sostenibilità sociale concreta, capace di ridurre le disuguaglianze promuovendo una crescita inclusiva. Un programma vasto e profondo, che ha riunito a Catania decine di ricercatori provenienti da parecchi atenei italiani, sotto la regia attenta del prof. Roberto Cellini del
Dipartimento di Economia e Imprese dell’ateneo catanese. In una delle sessioni conclusive il protagonista è stato Pierdonato Zito, dottore in Sociologia, collegato da remoto, da Santa Maria Capua a Vetere, dove sta scontando l’ergastolo: “Ringrazio l’associazione “Seconda Chance” che mi ha coinvolto in questo progetto che mette a fuoco il problema reale dei detenuti, quello del reinserimento attraverso il lavoro.
Ecco, anche in questo l’associazione fondata da Flavia Filippi - capace di procurare oltre 650 opportunità di lavoro in tre anni - ha dimostrato coerenza nella propria mission, dandomi dignità professionale nella ricerca che stiamo effettuando col prof. Bruno Pansera e altri esperti”. Zito, oggi sessantaseienne, quando entrò in carcere oltre trent’anni fa, aveva il diploma di terza media. Poi ha incontrato una persona eccezionale, il prof. Antonio Belardo, che ha cominciato a stimolarlo con le letture e a convincerlo a riprendere gli studi. Pierdonato ha preso la maturità e poi la laurea in Sociologia col massimo dei voti. “Grazie ad Antonio, diventato il mio miglior amico, e al cambiamento che è avvenuto dentro di me”, ha raccontato. Quello di Zito è stato un percorso lungo e difficile, completamente diverso dalle scorciatoie di un pentimento spesso attuato solo per limare le pene.
Zito ora è in semilibertà, lavora come volontario al Comune di Succivo, in provincia di Caserta, ed è inserito nel progetto di “Seconda Chance” con l’Università di Catania che studia i rapporti fra carcere e mondo del lavoro. “Formazione, lavoro e inclusione sociale nel sistema penitenziario: analisi, buone pratiche. “Quello che vi ho esposto - ha sottolineato Zito - è qualcosa che prima ho vissuto sulla mia pelle e poi studiato. Fosse accaduto l’inverso oggi la mia vita sarebbe completamente diversa”, ha sottolineato il sociologo di origini lucane, per far capire come da giovane gli siano mancati gli studi che lo avrebbero allontanato dal crimine.
“Quello dello studio e della formazione nelle carceri è un tema cruciale - ha detto-. Perché sono queste le uniche strade che portano al reinserimento sociale. Attraverso l’offerta di lavoro che dà la dignità alle persone. I dati statistici dimostrano che quando si va in questa direzione la recidiva viene abbattuta e la nostra società migliora. La situazione carceraria però e drammatica, per il sovraffollamento, per mancanza di strutture e personale. Ma bisogna capire che se mando un paziente in ospedale e questi esce più malato di prima vuol dire che questa cura non funziona e va cambiata”. Il prof. Marco Romano, anima del progetto Grins, ha ringraziato Zito e messo in evidenza “che i nostri studi sono ancora più efficaci proprio perché vanno al cuore dei problemi attraverso le persone che li vivono e sanno dare proposte importanti”.











