di Marta Cartabia
La Repubblica, 15 maggio 2022
L’ex presidente della Corte Costituzionale è morto all’età di 86 anni: la titolare del dicastero della Giustizia, che fu sua allieva alla Statale di Milano, lo ricorda così.
Chiunque lo abbia sentito parlare ricorda anzitutto il suo pensiero limpido e la sua intelligenza velocissima e vivacissima. Valerio Onida - professore universitario, avvocato, giudice e presidente della corte costituzionale - era così: districava con immediatezza ogni nodo giuridico e andava dritto all’essenziale. Attraverso i suoi occhi e attraverso le sue parole tutto diventava semplice.
Chiunque si sia cimentato in una discussione con lui ne usciva segnato dalla sua abilità argomentativa, dalla logica ferrea, dalla tenacia, dalla convinzione, dalla passione con cui sosteneva il suo pensiero. Segnato dalla lotta, come Giacobbe nella Bibbia. Chiunque abbia lavorato con lui, conosce bene la sua tempra: instancabile, infaticabile, sempre all’opera. Fino all’ultimo, fino a che le forze glielo hanno consentito. Un fuoriclasse, in una generazione di costituzionalisti di straordinaria statura. Un fuoriclasse che portava la sua grandezza con una semplicità disarmante e che rifuggiva ogni forma di ostentazione, appariscenza, retorica, formalismo.
Per me Valerio Onida è stato - ed è! -anzitutto un maestro. Un maestro non convenzionale. Incontrato quasi per caso in un’aula universitaria a metà degli anni 80, il professor Onida mi ha conquistato di schianto per l’originalità del suo insegnamento e per la sua inusuale disponibilità. Insegnava un corso sperimentale di “giustizia costituzionale”.
Ci radunava intorno a un tavolo, in una saletta dell’Università Statale di Milano, in via Festa del Perdono. Leggevamo e discutevamo per ore le sentenze della Corte costituzionale, sforando sempre la finestra di tempo che ci era concessa dall’orario ufficiale. Discutevamo - se si può dir così - da pari a pari. Prendeva sul serio ogni nostra osservazione. La valorizzava, la confutava, la correggeva, la corroborava. Eravamo una dozzina di studenti, in anni in cui le aule di giurisprudenza erano gremite di centinaia di studenti e i professori erano lontani, distanti in tutti sensi. Non lui, però. Non Valerio Onida. Insegnava con modalità che avrei poi visto - alcuni anni più tardi - nelle università anglosassoni. Il suo era un metodo naturalmente socratico, in un contesto in cui tutti insegnavano ex cathedra.
L’incontro con Valerio Onida nelle aule universitarie fu l’incontro con “una tempra eccezionale di maestro” capace di “riscaldare col suo fuoco la materia sorda”, come scriveva Piero Calamandrei nelle sue riflessioni sull’università. Nella sua umanità, nel suo modo di essere, di insegnare e di lavorare ho trovato sempre piena corrispondenza con l’impeto ideale che mi ha mossa agli inizi verso gli studi giuridici: una vera passione per la giustizia, di là e attraverso i tecnicismi della professione.
Un maestro non convenzionale, con un pensiero non convenzionale, sempre all’avanguardia, sempre aperto, sempre pronto a misurarsi con le sfide della storia, sempre creativo e audace. La giustizia costituzionale, l’integrazione europea, la dimensione internazionale dei diritti umani, il carcere, la giustizia riparativa sono alcune delle direzioni del suo variegato impegno verso cui anche io ho avuto il privilegio di dirigere i miei passi, tenendo dietro “coi piedi a le sue orme” (Pg XII 116).
Il lavoro accademico con lui non era mai semplicemente fine a se stesso. La sua raffinatissima riflessione scientifica e la sua dedizione alla formazione dei più giovani - nell’università e nella scuola della magistratura, che così fortemente ha voluto e realizzato - sono stati sempre accompagnati ad un ardente impegno civico.
Ai suoi numerosissimi allievi - e allieve, tante allieve - ha insegnato ad essere così: lavorare sodo con gli studi e con l’insegnamento, senza mai sottrarsi all’impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico, per diffondere e difende i valori della Costituzione. La sua “scuola accademica” è vasta e variegata. Come ogni vero maestro, più che legare o assimilare a sé, Valerio Onida aveva la capacità di far fiorire la personalità dei suoi allievi. Sospingeva sempre ciascuno a seguir la propria stella. Di ciascuno amava l’originalità, l’irripetibilità, la libertà di pensiero e di stile. Come originali, irripetibili, liberi sono i suoi cinque figli. Invero, ci sentiamo un po’ tutti suoi figli.
Valerio, per un singolare segno del destino, ti sei congedato da noi in un giorno per me particolare. Una coincidenza, certo, nulla più. Ma una coincidenza che non può non farmi pensare alla paternità. Un maestro, un padre. Mi mancherai, ci mancherai. Ci hai testimoniato valori che durano nel tempo, Valerio. E nulla ci priverà - come diceva Dante al suo maestro Brunetto Latini, de “La cara e buona immagine paterna / di voi quando nel mondo ad ora ad ora / mi insegnavate come l’uom s’etterna”.










