di Emilio Minervini
Il Dubbio, 1 maggio 2026
La libertà di stampa è ai suoi minimi da un quarto di secolo a questa parte. È l’allarme lanciato dall’Ong francese Reporters sans frontiers (Rsf) nel suo ultimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato ieri. Da 25 anni Rsf vigila sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo con l’Indice globale sulla libertà di stampa. “In oltre la metà dei paesi del mondo, lo stato della libertà di stampa rientra ormai nelle categorie “difficili” o “molto gravi” - si legge nella nota stampa pubblicata da Rsf che ogni anno redige l’Indice globale della libertà di stampa - in 25 anni il punteggio medio complessivo dei 180 Paesi valutati è ai minimi storici.
Il giornalismo non è mai stato così pericoloso e il nostro diritto collettivo a essere informati non è mai stato così minato. Le notizie vengono criminalizzate su scala internazionale, il che si riflette nel calo del punteggio legale complessivo dell’Indice. Leggi sempre più restrittive stanno erodendo il diritto all’informazione, anche nei paesi democratici”.
Lo scopo dell’Indice è di confrontare il livello di libertà di stampa tra i 180 Paesi compresi nella ricerca. La definizione di libertà di stampa che sta alla base del lavoro di Rsf e del suo gruppo di esperti nella compilazione dell’indice è “la capacità dei giornalisti, in quanto individui e collettivi, di selezionare, produrre e diffondere notizie nell’interesse pubblico indipendentemente da interferenze politiche, economiche, legali e sociali e in assenza di minacce alla loro sicurezza fisica e mentale”.
Sulla base di questa definizione il questionario e la mappa sulla libertà di stampa sono suddivisi in cinque categorie o indicatori distinti, quali il contesto politico, il quadro giuridico, il contesto economico, quello socioculturale e la sicurezza. L’Indice posiziona i diversi Paesi o territori tramite un punteggio tra 0 e 100, in cui 0 è il minimo e 100 il massimo, assegnato a ciascuno di essi. Il punteggio è determinato dal numero di abusi subiti dai giornalisti e dai media e dai risultati dei questionari inviati da Rsf ai giornalisti di ogni Paese o territorio coinvolto. I questionari anonimi vengono inviati ai giornalisti selezionati a fine novembre e restituiti entro febbraio con la sola indicazione geografica, sono composti da 124 domande, suddivise nelle cinque categorie sopracitate. Rsf ha creato la Mappa della libertà di stampa che divide i vari Paesi e territori in colori determinati dal punteggio: 85-100 punti verde, buono; 70-85 punti giallo, soddisfacente; 55-70 punti arancio chiaro, problematico; 40-55 punti arancio scuro, difficile; 0-40 punti rosso, molto grave.
Per il decimo anno consecutivo la Norvegia occupa il primo posto dell’Indice, seguita dai Paesi Bassi e dall’Estonia, mentre Cina, Corea del Nord ed Eritrea chiudono la classifica. L’Italia si trova alla 56’ posizione con un punteggio di 65.16, l’anno scorso era 49’ con 68.01. Sulla mappa compare con il colore arancio chiaro.
Sul risultato del nostro Paese hanno influito la mancata implementazione del media freedom act, il caso Paragon, l’ingerenza della politica nella RAI, il blocco da quasi un anno ormai della vigilanza Rai e il fatto che 28 giornalisti sono attualmente sotto scorta. Nonostante “il panorama mediatico italiano” sia “ben consolidato” e disponga “di un’ampia gamma di organi di informazione che offrono una diversità di opinioni”, si legge nella scheda relativa all’Italia, esistono casi in cui “i professionisti dei media cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della propria organizzazione giornalistica, sia per evitare una causa per diffamazione o altre forme di azione legale”. A livello politico tra le cause dell’aggravio della situazione in Italia Rsf individua la “legge bavaglio”, che vieta la pubblicazione di ordinanze e intercettazioni tramite citazioni e virgolettati; mentre dal punto di vista legale sono l’alto numero di Slapp - strategic lawsuits against public participation o azioni legali temerarie - e la “criminalizzazione della diffamazione”, a pesare sul punteggio. Sul piano economico la crescente dipendenza dei media dagli introiti pubblicitari e dai finanziamenti statali in combinazione con il calo delle vendite dei giornali hanno generato un “crescente senso di precarietà che mina pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua autonomia”.
Anche “la crescente polarizzazione della società italiana” contribuisce a erodere la libertà di stampa in quanto “colpisce direttamente i giornalisti, che sono spesso sottoposti ad attacchi verbali e fisici durante le manifestazioni politiche”. “Gli attacchi al diritto all’informazione sono più diversificati e sofisticati e i loro autori ora operano alla luce del sole - afferma Anne Bocandè direttrice Editoriale di Rsf - Stati autoritari, poteri politici complici o incompetenti, attori economici predatori e piattaforme online sottoregolamentate sono direttamente e in larga maggioranza responsabili del declino globale della libertà di stampa - prosegue Bocandè - Non basta più limitarsi a enunciare i principi misure efficaci per proteggere i giornalisti sono essenziali e devono essere viste come un catalizzatore del cambiamento. Gli attuali meccanismi di protezione non sono sufficientemente forti; il diritto internazionale viene minato e l’impunità è diffusa. Abbiamo bisogno di garanzie ferme e sanzioni significative. La palla è nel campo delle democrazie e dei loro cittadini. Spetta a loro ostacolare coloro che cercano di mettere a tacere la stampa. La diffusione dell’autoritarismo non è inevitabile”.










