di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 31 marzo 2020
La decisione per evitare la diffusione del virus. L'epidemia di coronavirus è arrivata in Libia, il paese nordafricano aveva già registrato il primo caso martedì scorso, si trattava di un uomo di 73 anni tornato da un soggiorno in Arabia Saudita. Dopo nemmeno una settimana i casi sono diventati 8 (di cui 5 a Misurata) e i numeri sembrano destinati a crescere.
Inizia dunque un'altra guerra dentro il conflitto che dallo scorso anno infuria con forza nel paese, da quando le forze di Khalifa Haftar hanno lanciato una violenta offensiva su larga scala per conquistare Tripoli provocando la morte di centinaia di persone e almeno 150mila sfollati.
La Croce Rossa Internazionale ha avvertito che le violenze in atto rischiano di vanificare gli sforzi per combattere l'infezione in aree con infrastrutture già deboli o in rovina. Sia il governo di Accordo nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite (Gna), sia l'entità rivale con base a est sotto il controllo di Haftar, hanno adottato misure preventive contro la diffusione del virus: la chiusura di scuole, alcune aziende, mercati e persino cliniche private. Tra queste spicca la decisione, da parte delle autorità Tripoline, di liberare quasi 500 persone prigioniere dalle carceri della capitale. L'annuncio è stato dato dal Ministero della Giustizia ieri, sono stati gli stessi funzionari a rendere noto che saranno rilasciati "466 detenuti dalle strutture di correzione".
Si tratta per la maggior parte di uomini che stanno scontando reati minori, anziani malati o in detenzione preventiva. Tra loro potrebbero esservi stranieri ma è escluso che il provvedimento possa riguardare prigionieri politici. La Libia dunque segue un'analoga decisione presa in Iran dove i numeri degli scarcerati sono decisamente superiori, il timore è che il coronavirus possa diffondersi nelle strutture carcerarie facendo esplodere il contagio e soprattutto rivolte come successo in altri paesi del mondo.
Il Ministero della Giustizia del governo di al Serraji ha aggiunto che seguiranno misure "volte a ridurre la sovrappopolazione delle carceri" come l'amnistiaper coloro che hanno scontato più della metà della pena. L'organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha elogiato la decisione giudicandola "un primo passo positivo" anche se "le autorità dovrebbero fare di più per mitigare i rischi di un grave focolaio di Covid-19".
Un'opera difficile da mettere in campo visto lo stato di caos che attraversa la Libia, non a caso le Nazioni Unite hanno sollecitato per un cessate il fuoco per alleggerire il sistema sanitario già sovraccarico dove i medici, a causa della guerra, non percepiscono lo stipendio da mesi. Venerdì scorso le forze di Haftar hanno lanciato un'ennesima serie di attacchi verso Misurata controllata dalle milizie dello Gna. In particolare i combattimenti si sono svolti a Abugrein sancendo l'estensione della guerra a tutta la Libia.









