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di Giuliano Santoro

Il Manifesto, 4 febbraio 2025

La Rete “A pieno regime” oggi a Bruxelles incontra parlamentari europei e organizzazioni sociali. E il 22 febbraio manifestazioni in tutt’Italia: a Napoli, Roma, Bologna, Milano. Dopo mesi di mobilitazioni, culminate nella grande manifestazione dello scorso 14 dicembre a Roma, la rete nazionale contro il Ddl sicurezza “A pieno regime” arriva a Bruxelles per denunciare la minaccia ai diritti in corso in Italia e confrontarsi con parlamentari europei ed esponenti della società civile e dei movimenti degli altri paesi dell’Unione europea.

La delegazione è composta da una cinquantina di attiviste e attivisti di centri sociali, reti civiche, rappresentanti di Arci e Fiom. Questa mattina, alla sede del parlamento europeo presso la sala stampa Anna Stepanovna Politkovskaja, è prevista una conferenza stampa cui parteciperanno gli esponenti della rete, gli eurodeputati Benedetta Scuteri, dei Verdi, e Mimmo Lucano, del gruppo di The Left, e i segretari di Europa Verde Angelo Bonelli e Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

La compagine parteciperà anche a “Black Resistance against Eu Border Externalisation”, incontro promosso tra gli altri da Ilaria Salis e dedicato alle violazioni dei diritti umani in Tunisia e Libia. In serata, alle 18.30, l’agenda prevede l’assemblea alla sala Spinelli 1G2 con europarlamentari di diverse forze della sinistra europea: per sollevare il “caso Italia” ma anche per condividere l’allarme che coinvolge l’intera Europa. “Siamo a Bruxelles per fare suonare un campanello d’allarme ma anche per stringere alleanze a livello internazionale - spiega Luca Blasi, uno dei portavoce di “A pieno regime” - Perché siamo convinti che solo riconoscendoci a vicenda, come parte di un’unica lotta contro le destre estreme e oligarchiche del nostro tempo potremo costruire un’opposizione concreta e irriducibile al vento che spira in tutta l’Ue”. “La deriva autoritaria portata avanti dal governo Meloni si intreccia con i processi di natura anti-democratica e securitaria in corso in altri paesi d’Europa - aggiungono dall’Arci - Noi ci saremo anche con le reti europee delle quali facciamo parte, da Solidar al Forum civico europeo, a Euromed Rigths, che operano ogni giorno per difendere lo spazio civico e i diritti sociali e civili delle persone”.

La trasferta europea è stata preceduta dalle tante assemblee locali organizzate dai nodi locali della rete che si batte contro il Ddl sicurezza. A Roma, domenica scorsa, gli attivisti hanno incontrato gli amici di Ramy Elgaml, il giovane rimasto ucciso al Corvetto di Milano, insieme anche ai comitati di Scampia e Quarticciolo che hanno lanciato la campagna parallela contro le misure emergenziali previste dal “Modello Caivano” promosso dall’esecutivo. Il confronto sulle periferie di Roma, Milano e Napoli è si è prolungato per tre ore. Le prossime manifestazioni, sparse in diverse città, sono state fissate per il 22 febbraio: si scenderà in piazza, tra l’altro, a Napoli, Bologna e Milano. Oltre che a Roma, dove l’ormai tradizionale manifestazione in ricordo di Valerio Verbano, giovane militante ucciso dai fascisti nel 1980, assumerà anche la battaglia contro il “Ddl Ungheria”.

Da Milano, intanto, si apprende che il consulente incaricato dalla procura di studiare le fasi dell’incidente che hanno portato alla morte di Ramy dopo un inseguimento della gazzella dei carabinieri di circa 8 chilometri (percorso documentato da un video in cui si riconosce il tentativo di speronare la moto) dovrebbe consegnare la sua perizia soltanto alla fine del mese. La ricostruzione cinematica dell’ingegnere Domenico Romaniello dovrà stabilire la di fasi finali dell’incidente, tenendo presente la traiettoria dello scooter sul quale viaggiavano Ramy e Fares Bouzidi e dell’auto dei carabinieri, la velocità di marcia, le frenate brusche, fino al momento in cui lo scooter si è scontrato con un palo del semaforo. È stato invece fissato per il 18 aprile prossimo davanti al tribunale di Milano il processo, con rito immediato, nei confronti di Fares, che è accusato di resistenza a pubblico ufficiale per non essersi fermato all’alt degli uomini in divisa.