di Giovanni De Plato
Corriere di Bologna, 20 dicembre 2023
Sono passati 75 anni dal dieci dicembre 1948, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato di celebrare in quel giorno e ogni anno la Giornata internazionale dei diritti umani. Sono passati venti anni da quando il diciotto dicembre si celebra la Giornata dei “Diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie”. Gli uni e gli altri diritti sono stati sanciti come inalienabili invitando i governi, sottoscrittori delle Convenzioni internazionali, a garantire e realizzare le prescrizioni approvate. Le finalità dell’ONU sono di promuovere nel mondo la giustizia e di combattere ogni forma di violazione delle libertà personali.
In realtà, purtroppo, a distanza di decenni bisogna riconoscere che il tema dei Diritti è una pura dichiarazione formale e che ogni Paese continua a governare come meglio crede. Alcuni esempi. Il primo riguarda la violenza contro le donne. Che continuano a essere discriminate, violentate, stuprate, incarcerate e uccise dai loro partner, compagni, parenti. In Italia siamo arrivati a un femminicidio ogni tre giorni, un’epidemia sociale inarrestabile. Alle donne non è consentita la rivoluzione di genere, domina la cultura maschilista e padronale che non ammette di essere minimamente scalfita. Questo fenomeno del femminicidio ha una complessità, dovuta a un passato di pregiudizi sulle donne e a un presente di potenza mascolina, aspetti così intrecciati e difficili da dipanare che non autorizza a una plausibile spiegazione.
Si potrebbe dire che la pandemia da Covid-19 ha accelerato nei maschi un bisogno di potere che, risvegliando i vecchi privilegi del patriarcato porta all’esercizio di una volontà di potenza che salta le buone regole della ragione per dare sfogo al primordiale istinto predatorio. Forse, potrebbe essere che nel XXI secolo gli uomini non sanno rinunciare al potere, o meglio a quello strapotere che porta a sottomettere la donna, in quanto unico oggetto di vicinanza. Il secondo esempio è di violenza contro l’umanità. Nel 2020 i migranti internazionali sono stati oltre 280 milioni mentre quasi 60 milioni sono stati costretti all’esodo da una zona all’altra della loro terra, come sta avvenendo in Ucraina e in Palestina. Sono popolazioni civili vittime di ogni sopruso, violenza, stupro, mutilazione, tortura da parte di militari e terroristi che non perdonano che si manifesti o lotti per il diritto alla libertà, all’uguaglianza. Il fenomeno di negazione del meticciato risponda al sogno di una potenza incontaminata che trova nella guerra e nel terrorismo la sua ragione di potenza geopolitica. La Dichiarazione universale dei diritti ha finora inciso poco. C’è da sperare che la libertà delle persone possa nel prossimo anno fare dei passi in avanti.










