di Andrea Siravo
La Stampa, 13 agosto 2025
“Piango per quella donna e per mio figlio. Sono sconvolta, non ne sapevo niente”. “È dall’alba che piango, per mio figlio e per la signora. Cosa posso dire?”. Esce dagli uffici della polizia locale con in braccio il figlio più piccolo. Ha poco più di anno e piange perché ha fame. Gli compra un pezzo di pizza mentre l’altro suo bambino, quello di undici anni, rimane con gli agenti insieme agli altri tre amici. Sono tutti coinvolti nell’incidente stradale in cui è rimasta uccisa Cecilia De Astis. Di questa giovane donna, non scriviamo né il nome né pubblichiamo una fotografia, per non identificare il figlio. L’undicenne, il più piccolo della compagnia, non era al volante della Citroën, ma uno dei passeggeri. La donna è provata e disorientata. Nel breve tragitto tra la pizzeria e un parchetto, prima di rientrare nella sala d’attesa del comando di via Pietro Custodi, dice di aver smarrito la carta d’identità.
Signora, quando ha scoperto cosa era successo?
“Questa notte (quella tra lunedì e martedì, ndr) mio figlio me l’ha raccontato. Al mattino presto è arrivata la polizia e ci hanno portato qui”.
È stata una confessione spontanea?
“No, io e le altre madri a partire dalle 20 di ieri sera abbiamo visto le auto della polizia passare più volte nelle vicinanze di dove stiamo. Non capivamo e non sapevamo cosa pensare. Ci siamo insospettite”.
Quindi le è venuto il pensiero che suo figlio e gli amici potessero essere rimasti coinvolti in qualcosa di brutto?
“Era ormai tardi quando i bambini sono rientrati. Abbiamo chiesto cosa stava succedendo. Loro si sono messi a piangere. Ci hanno raccontato di questa tragedia, dell’incidente, di quello che era successo”.
Dalle prime indagini è emerso che l’auto che il più grande dei bambini sarebbe stata rubata da loro stessi il giorno precedente. Lei e le altre madri ne eravate a conoscenza?
“Domenica mattina sono usciti insieme a piedi come fanno ogni giorno. Se avessimo visto loro in auto li avremmo fermati. Questo è certo, ma non lo sapevamo. Devono averla trovata abbandonata con le chiavi dentro o l’avranno rubata, ma non vicino al campo. Il giorno dell’incidente sono rientrati e non hanno detto niente”.
In questa tragedia una donna di 71 anni è morta. Cosa si sente di dire ai parenti e ai figli della vittima?
“È dall’alba che piango, per mio figlio e per la signora. Cosa posso dire? Non sono adulti, sono dei bambini. Non so proprio cosa dire, non so che pensare”.
Da quanto abitate nel campo di via Selvanesco?
“Siamo arrivati sette/otto mesi fa. Da quando mio marito è finito in galera per aver commesso dei vecchi reati. Ci spostiamo di frequente. Prima di Milano siamo stati per qualche periodo a Roma e Bologna. Al campo siamo solo donne e bambini”.
Teme che nelle prossime settimane le possano portare via suo figlio?
“Si, mi hanno detto che potrebbe andare in comunità. Così come gli altri tre bambini”.











