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di Laura Tedesco

Corriere della Sera, 23 settembre 2023

“Il sì dei giudici al reinserimento dell’assassino di mia figlia? Non è possibile, questa è un’ingiustizia. Adesso temo davvero che un giorno il mostro che ha massacrato e fatto a pezzi Carol possa tornare libero. Ora - esplode la rabbia di mamma Giuseppina Maltesi - ho realmente paura per me, per il mio nipotino che ha solo sette anni e anche per altre persone”.

Fatta a pezzi a 26 anni congelandone i poveri resti per due mesi e gettandoli poi da un burrone nei sacchi dell’immondizia sperando che nessuno mai li trovasse: l’ammissione - primo caso in Italia - al “programma di giustizia riparativa” accordata dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio a Davide Fontana, 44enne assassino reo confesso dell’attrice Carol Maltesi, “è un’altra pugnalata, l’ennesima ferita al cuore di una mamma la cui figlia è stata massacrata dall’omicida e poi uccisa di nuovo, prima evitando l’ergastolo al colpevole e adesso dando addirittura il via libera al suo reinserimento”.

La rabbia della madre di Carol Maltesi - Si dice “sconcertato” il legale di parte civile Franco Ettore Zannini dopo il via libera alla giustizia riparativa per l’insospettabile bancario-foodblogger che l’11 gennaio 2022 si è macchiato del brutale femminicidio della vicina di casa che lo stava “abbandonando” per trasferirsi da Rescaldina (nel Legnanese) a Verona, dove il figlioletto di 7 anni di Carol tuttora abita con il papà Marco B., ex compagno della commessa uccisa da Fontana. L’avvocato Zannini assiste la signora Giuseppina, l’inconsolabile madre della vittima, ma le parole di quest’ultima, all’indomani della giustizia riparativa concessa a Fontana, sono ancora più pesanti. Anzi, pesantissime: “Quell’uomo che me l’ha ammazzata in quel modo è un mostro - insorge la mamma di Carol - un vero mostro. Dov’è la giustizia per me che sono la mamma della vittima e per il mio nipotino che ha sette anni e crescerà senza la madre? Dov’è la giustizia, dov’è?”.

La giustizia riparativa per Davide Fontana: cosa succederà - In base alla riforma Cartabia che ha introdotto questo nuovo istituto, l’ammissione di Fontana al programma di giustizia riparativa non inciderà sulla vicenda penale e non è alternativa alla detenzione in carcere. Si tratta di un percorso che permetterà all’imputato di lavorare e seguire un percorso di aiuto psicologico per comprendere quanto fatto e “riparare” appunto davanti alla società e alle persone offese oppure i familiari, ad esempio incontrandoli: “Incontrare l’assassino? Io quel mostro non voglio vederlo mai più, mai più - dichiara Giuseppina Maltesi - Adesso mi sento davvero tradita dalla giustizia italiana... dopo tutto il male che mi ha fatto, non ci credo ancora”. Già duramente provata dalla Sla, la mamma dell’ex commessa italo olandese massacrata e fatta a pezzi l’11 gennaio 2021 da Fontana che in un’atroce messinscena ne ha poi tenuto nascosta la morte per quasi tre mesi, era “legatissima alla mia Carol”: era quest’ultima, infatti, ad accompagnarla spesso alle terapie.

Il padre della vittima: “Schifato da questa decisione” - Il loro legame era estremamente profondo e la perdita della figlia in circostanze tanto efferate le ha “lacerato il cuore”, creando in lei “una ferita insanabile, uccidere la mia Carol, ucciderla in quel modo fingendo per settimane che fosse ancora viva mi ha destabilizzato tremendamente” sospira la signora Giuseppina. Anche Fabio Maltesi, papà di Carol, usa toni altrettanto veementi definendosi per voce della legale Manuela Scalia “non solo allibito dal sistema giudiziario italiano e sconvolto dalla concessione della giustizia riparativa all’assassino di Carol”, ma addirittura schifato”.

Condannato a 30 anni, la sentenza che già creò polemiche - La furia dei genitori della 26enne era già deflagrata per il mancato ergastolo (“solo 30 anni a quel mostro? Scandaloso” protestò papà Fabio) e per le motivazioni della condanna di primo grado (“definire mia figlia “disinibita” è stato come processare lei al posto del killer” insorse mamma Giuseppina), ma adesso per l’avvocato Zannini “ammettere l’assassino alla giustizia riparativa è perfino inspiegabile, al pari di tante altre decisioni da quando è iniziata questa dolorosa vicenda processuale. Ad esempio - osserva l’avvocato della madre di Carol - com’è possibile che all’imputato non siano stati sequestrati i beni come chiedevano dalle parti civili? Per non parlare dei risarcimenti, pari a un quinto di quanto mediamente viene stabiliti a favore dei parenti delle vittime di incidenti stradali. Evidentemente, ci sono imputati di serie A e di serie B”.