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di Carlotta Rocci

La Repubblica, 12 agosto 2022

Silvana Orsini racconta la storia del figlio, arrestato per non aver pagato 40 euro di tassa per attraversare il confine con il Nepal: “L’ultimo contatto con lui più di un mese fa, mi disse che voleva tornare a casa”.

“Una mamma si preoccupa sempre di mille cose. Quando Federico è partito due anni e mezzo fa c’erano i primi focolai Covid in Cina, quello mi angosciava, non l’ipotesi che venisse arrestato per una tassa non pagata, 40 euro, una sciocchezza”. Silvana Orsini è la mamma di Federico Negri, 28 anni, di Pozzolo Formigaro. Il 5 luglio è stato fermato dalla polizia di Solauli nell’Uttar Pradesh, dopo aver superato un ponte che segna il confine tra Nepal e India senza pagare la tassa di soggiorno. Rischia fino a otto anni di carcere per ingresso illegale nel paese. Il giudice, martedì, gli ha negato la libertà su cauzione. Assistita dall’avvocato Claudio Falleti la famiglia lancia un appello alla Farnesina per ottenere la liberazione del ragazzo. Il ministero degli Esteri ha risposto con una nota in cui assicura “massima attenzione” sulla vicenda. Nel piccolo paese dell’Alessandrino dove vivono Silvana, il marito Guido e la sorella Ilaria, consigliera comunale, tutti aspettano il suo ritorno. “Questo deve essere un caso urgente anche per un Governo dimissionario. La Farnesina deve intervenire immediatamente”, è l’appello del sindaco Domenico Miloscio.

Quando ha sentito suo figlio l’ultima volta?

“Il giorno del suo arresto, credo di averlo chiamato poco prima perché mi ha spiegato che stava lasciando il Nepal, che entrava in India, stava per tornare in Italia. Mi ha detto: mamma, torno a casa ho voglia di tornare da te. Poi, da quel giorno, il silenzio. L’ho cercato più volte ma il telefono era sempre staccato. Poteva succedere, a volte non aveva campo, ma appena poteva richiamava e invece questa volta non lo ha fatto perché non poteva”.

Come ha saputo dell’arresto?

“Quattro giorni dopo quella telefonata si è presentato a casa il maresciallo dei carabinieri del paese. La prima cosa che mi ha detto è stata che mio figlio stava bene, ma poi mi ha spiegato la situazione. Ci siamo rivolti subito all’avvocato Falleti. Pensavamo che sarebbe stato solo questione di giorni e invece è passato un mese”.

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Cosa pensa sia successo?

“Non so cosa pensare, ma Federico non è un criminale, non merita il carcere. Probabilmente aveva in tasca i soldi per pagare quella tassa e anche la cauzione se glielo avessero concesso. Non so se possa c’entrare la politica tesa tra Nepal e India o addirittura la guerra tra Russia e Ucraina. Ma mio figlio non è un terrorista. Si è sempre mantenuto lavorando all’estero”.

Viaggia spesso?

“È la sua vita. Ama conoscere posti nuovi. È stato via un anno quattro anni fa. Ha viaggiato in 14 località tra Cambogia, dove vorrebbe trasferirsi, Thailandia e Laos. Ha fatto il baby-sitter, il contadino, il cuoco l’imbianchino. Si guadagna lavorando i soldi per viaggiare. Ogni tanto torna, poi riparte. Conosco la sua voglia di libertà fin da piccolino quando non ne voleva sapere di stare nel box o sul passeggino. Ripenso a quel Federico bambino e muoio a pensare come debba sentirsi in una cella. Chiedo che si faccia tutto il necessario per liberarlo”.

Cosa la preoccupa di più in questo momento?

“Non sento Federico da un mese. Mi dicono che sta bene, ma vorrei che me lo dicesse lui come quando l’anno scorso ha scoperto di avere la febbre in Nepal e temeva fosse Covid. Sentire la sua voce farebbe meno paura. E mi spaventa la possibilità che questa situazione possa durare mesi, magari incagliarsi in qualche caso diplomatico o addirittura politico. Mio figlio è un ragazzo perbene, deve tornare a casa”.