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di Roberto Saviano*

La Stampa, 5 giugno 2022

Le riflessioni dello scrittore al Festival dell’Economia di Torino: “I fondi europei sono un’occasione. I migranti possono rilanciare il Sud spopolato, ma in politica si preferisce fare la lotta allo Ius Soli”.

“Cosa pensano le organizzazioni criminali dell’economia? Pensano sia la scienza di fottere gli altri. E hanno una grandissima e particolare visione dell’economia: nessun uomo d’onore prescinde da una visione economica. Al mondo puoi far parte di una di queste due categorie: fottere o essere fottuto, non c’è una terza strada. Allo stesso modo il mondo per loro si divide tra leggi e regole e si lega con l’economia criminale. Degli esempi? La legge ti indica come vincere un appalto: l’azienda, il curriculum, il bando. Vinci se sei chi ha offerto il giusto, in un tempo minore, con il progetto migliore. Questa è la legge. La regola: si vince se il 10% va all’assessore, se nella società ci sono persone che sanno come sarà il bando. Il concorso all’Università? Laurea, curriculum, comunicazioni, concorso. Questa è la legge. La regola: il concorso deve essere vestito su di te, il professore deve volerti. L’Italia è il Paese delle leggi e delle regole, è per questo che le mafie pensano che la legge sia roba per fessi, per chi non si può permettere nessuna forma di potere, e le regole sono come stanno le cose”. [...]

Il merito - “Così le organizzazioni criminali diventano quelle che guardano più di tutti, in Italia, il merito. Cosa crea problemi agli italiani? Lavori molto, è difficile fare carriera, sembra impossibile guadagnare di più. Sembra che il lavoro non sia sufficiente a cambiare il tuo destino rispetto al rapporto personale, l’alleanza politica. Nelle organizzazioni criminali il merito, invece, è tutto. Ogni volta che non si dà un ruolo a chi lo merita, si sta distruggendo il Paese. Ogni volta che si fa sentire una persona sporca perché vuole fare più carriera, più responsabilità, più oneri, stai distruggendo la società civile”. [...]

L’Italia perduta - “In tutto questo scenario io ci provo, anche se ormai non ho più fiducia: a un giovane se vorrà mantenere una famiglia e non ne ha una che gli copre le spalle, io dico “Scappa”. Ormai la situazione è quasi perduta. Nel Sud ci sono intere aree, pezzi di Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, dove non si sta fallendo nel progetto, si sono completamente dimenticati di farne uno. Qualche eroe, come preti, attivisti, ecologisti, si batte in nome di principi, ma si batte nel deserto. Resistono, mentre lì intorno c’è l’inferno. Ho vissuto il dramma di Mimmo Lucano in prima fila. Il sogno di Riace l’ho visto coi miei occhi, un miracolo simbolico. E poi l’ho visto distrutto. Mimmo Lucano è stato condannato a più anni di carcere di Luca Traini. Così la speranza si è congelata. A rimanere, invece, sono scenari come la Calafrica, la Califoggia: anche i nomi iniziano a cambiare per raccontare cos’è il Sud, dove pensi direttamente: io me ne vado, non c’è nessuna possibilità”. [...]

La politica e il Sud - “L’Europa, invece, ha una possibilità di spesa enorme sul Sud Italia, ma la maggior parte dei soldi tornano indietro, non ci sono progetti verificabili. Milioni vengono stanziati, ma sistematicamente tornano indietro. E la politica non parla più del Sud perché la maggior parte dei meridionali o li compri con i voti o sono lontano da casa, a Roma, Milano, Firenze, Torino. E quindi i voti devi andare a prenderli lì. Non parli del “problema Foggia”, non fa la differenza. A Foggia, a Trapani e a Caserta i voti li compri. Voto per voto. Io stesso sono cresciuto in una realtà in cui si votava chi disprezzavi. Ti faceva schifo ma dava il posto in ospedale alla nonna, apriva la piscina del paese, dava il buono benzina, dava le magliette alla squadra”. [...]

Il Pnrr nel Mezzogiorno - “Il Pnrr sono convinto che sia un’occasione. I soldi al Sud non vanno dati perché se li mangiano le mafie? Non è vero, le mafie non hanno bisogno di quei soldi, già li hanno col narcotraffico. Se non date quei soldi alle aziende oneste e sane se li mangeranno i criminali. Una parte di quei soldi può andare alle mafie? Certo, il rischio che li possano comunque prendere c’è. Ma nel Sud il problema è che manca una visione. Una città come Pompei poteva attirare tutte le università del mondo, con una strategia: per 5 anni non paghi le tasse se investi lì. Ma altrove nel mondo è stato fatto, qui no. Quei soldi sono necessari, ma non vedono l’orizzonte. Una ripartenza possibile per il Sud Italia? È svuotato, e qui cito Elon Musk che su Twitter ha detto “L’Italia non ha più vita”. La soluzione può essere portare un milione di immigrati all’anno. Con difficoltà, investimenti, contraddizioni, ma va fatto, per ripopolare certe zone. Ma in Italia non la vediamo così, facciamo la lotta allo Ius Soli”. [...]

La Giustizia e Falcone - “Intanto la Giustizia in Italia è tra le peggiori al mondo. Gran parte del lavoro di Falcone è andato perso. Le garanzie sono distrutte, i processi sono utilizzati per delegittimare le persone. Falcone fu accusato di salvare i politici, ma in realtà era un uomo di grande prudenza investigativa, grande garanzia. Quella vocazione di quella magistratura, di quegli anni, si è perduta. Ma per lui vale la frase che negli anni è stata attribuita a tanti: “Credevate di seppellirci, non sapevate che siamo semi”. Questo è il destino degli uomini come Falcone e di quelli che racconto anche nel libro “Solo è il coraggio”: Seppelliti ma semi. Quel seme può gemmare se gli si dà la possibilità di crescere. Ognuno di noi nella sua individualità, che sembra fragilissima, fa ancora la differenza. Anche solo a difendere la possibilità di conoscenza vera”. [...]

La “possibilità di capire” - “Vale la pena occuparsi ancora di mafia e questi argomenti? Me lo chiedo ancora, in un momento in cui non si parla più di questi temi scomparsi dai dibattiti pubblici. Ma mi sono reso conto che dentro i racconti e le parole c’è l’incredibile possibilità di capire come funzionano le cose. Ed è la priorità, per tutti”.

*Estratti dal suo intervento al Festival dell’Economia di Torino