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di Felice Cavallaro


Corriere della Sera, 1 settembre 2020

 

"Paolo Borsellino parla ai ragazzi", edito da Feltrinelli. Pietro Grasso, collega e amico dei magistrati assassinati, ne ripercorre l'impegno. L'introduzione è di Pif. La mafia uccide solo d'estate, ha raccontato nel suo film Pif. Ma l'antimafia può essere raccontata d'estate ai ragazzi prima di tornare a scuola, come fa Pietro Grasso catturando l'attenzione con un nuovo libro dedicato ai giovani. Proponendo loro parole ed emozioni, impegno e successi del giudice caduto in via D'Amelio. Un testo, Paolo Borsellino parla ai ragazzi, ricco di aneddoti anche su Giovanni Falcone. Una storia sui due eroi uccisi dalla mafia nel 1992. Gli amici più cari di Grasso che ha guidato la procura di Palermo e quella nazionale. A loro è dedicato quest'affresco offerto con linguaggio semplice dall'ex presidente del Senato completando alcune risposte che Borsellino non ebbe il tempo di scrivere per un questionario degli studenti di Padova.

Geniale l'esordio affidato alla prefazione di Pif, l'estroverso regista-scrittore sempre pronto a deridere la mafia con battute capaci di denunciare la pochezza di goffi padrini. Certo che, oltre quello contro il Covid, ci voglia un vaccino anche contro la mafia. Ma, mentre nei laboratori di tutto il mondo si cerca il primo, quello anti-mafia esiste già, ci informa Pif.

Da cosa sia venuto fuori il coronavirus è ancora dubbio. Forse un pipistrello. Si sa invece da cosa è stata prodotta la malapianta della mafia. "Dall'uomo". E, dice Pif, "essendo stata creata dall'uomo, può essere distrutta". Ma a una sola condizione: "Bisogna avere voglia di distruggerla". Usando il vaccino disponibile: "Per esempio, basta leggere e mettere in pratica le parole scritte in questo libro".

Forse anche per agganciare i lettori più giovani, Pif usa una delle sue spassose metafore esaltando il salutare impegno di tanti servitori dello Stato e di semplici cittadini dediti al proprio lavoro, nel rispetto delle regole civili. Li definisce e si autodefinisce scassaminchia. Così Pif, parafrasando Bertolt Brecht ("un mio collega scrittore tedesco"), rimodula la massima: "Beati i popoli che non hanno bisogno di scassaminchia!".

Nell'ultimo giorno della sua vita, all'alba del 19 luglio, Borsellino scrisse le prime tre risposte alle 9 domande inviate dai ragazzi del liceo Cornaro di Padova. Da quelle è ripartito Grasso, raccontando anche la sua stessa vita, compresi i tormenti legati agli avvertimenti contro la moglie, Maria Fedele, seguita per strada da brutti ceffi, oggetto di lettere anonime con minaccia di sfregiarle il volto, una macchina tranciata in 4 quarti. Pronta sempre a incoraggiarlo: "Il tuo dovere è andare avanti, quel che ne seguirà lo affronteremo insieme".

Riecheggiano le stesse angosce di Francesca Morvillo, uccisa con il marito a Capaci, e della signora Agnese, felice nella foto del matrimonio con il suo Paolo e con i figli, Manfredi, Lucia e Fiammetta, che a Grasso hanno concesso tante istantanee di famiglia. Efficaci come i disegni che nel testo illustrano gerarchia, fiancheggiatori, strutture dell'organizzazione, dalla "cupola" provinciale a quella regionale.

Un racconto elementare. Con Grasso che parla ai giovani citando i tanti film sui supereroi visti, nonno premuroso, con il nipotino. Parla di superpoteri ma spiega che "quei giudici non avevano armature mirabolanti tipo Iron Man". Perché magistrati come Falcone, Borsellino o Rocco Chinnici "l'unica cosa che avevano d'acciaio era la volontà di giustizia e la capacità di impegnarsi ogni giorno per raggiungere i propri obiettivi". Quindi: "Seguitene l'esempio, e farete la scelta giusta".