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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 25 febbraio 2020

 

Il decreto alla Camera. Oggi il voto per lasciare spazio al Dl con le misure sull'emergenza sanitaria Arriverà questo pomeriggio alla Camera il voto di fiducia sul decreto legge intercettazioni. Una corsa contro il tempo, il provvedimento va convertito entro fine mese, che Governo e maggioranza hanno deciso, ma era nell'aria, di accelerare, come avvenuto al Senato la scorsa settimana.

A complicare le cose per i giallo-rossi ci si è però messa anche l'emergenza sanitaria, conl'interccio quanto a tempi di esame del decreto, con le misure d'urgenza approvate sabato per contrastare il Coronavirus. In apertura di seduta, Forza Italia ha provato a chiedere un cambio di ordine del giorno, esaminando subito le norme per arginare il contagio, e rinviando a un secondo momento il decreto intercettazioni, senza contrarietà a una sua reiterazione.

Proposta però respinta dalla maggioranza che ha anche votato, soprattutto dopo che la Lega aveva iscritto a parlare tutti i suoi deputati, il taglio dei tempi della discussione generale. Immediata la polemica con il leader del Lega Matteo Salvini all'attacco: "Non sarebbe più serio ritirare quel decreto intercettazioni peraltro discutibile? Neanche un briciolo di vergogna. Nella prima settimana di emergenza sanitaria Camera e Senato sono obbligate a esaminare il decreto del Governo sulle intercettazioni telefoniche. È veramente folle".

Ma per Vito Crimi, neo capo politico dei 5 Stelle, i due provvedimenti non si sovrappongono quanto a tempi di esame, visto che il decreto sull'epidemia da Coronavirus è destinato non all'Aula, ma alla commissione Affari sociali. Nel merito, la versione del decreto uscita dal Senato prevede un limitato slittamento dell'entrata in vigore delle misure che correggono la riforma Orlando del 2017.

Se il Csm aveva chiesto 3 mesi in più, il testo ora ne stabilisce 2, rendendo quindi applicabili le novità solo ai procedimenti penali iscritti a partire dal i° maggio prossimo; per tutti quelli in corso a quella data continuerà così a essere applicata la vecchia disciplina. E poi, il decreto estende il regime del divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento; dispone che le attività di intercettazione ambientale attraverso l'uso del trojan già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione siano riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio ed esclude esplicitamente i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali è necessario indicare "i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono".

Sempre per le intercettazioni attraverso trojan è disciplinato l'uso dei risultati in procedimenti diversi da quello per il quale vennero autorizzate. Soppressa poi la riforma del 2017 per quanto riguarda la iniziale valutazione discrezionale della polizia giudiziaria chiamata a decidere cosa trascrivere e cosa annotare per il pubblico ministero, stabilendo invece che sarà quest'ultimo a dovere vigilare perché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone.