sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Niccolò Carratelli

La Stampa, 23 maggio 2025

La scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. I gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva scrivono una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile”. Opposizioni in rivolta alla Camera dopo la decisione di applicare una doppia “tagliola” al decreto Sicurezza, su cui le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato il mandato per l’Aula ai relatori. Una scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. Alla fine di una seduta concitata, i gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva hanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile e inaudito alle regole del confronto democratico” e chiedendo di “riaffermare il rispetto dei diritti delle minoranze”.

Perché non è la prima volta che “la maggioranza ricorre a strumenti procedurali volti a impedire il confronto parlamentare, alterando l’equilibrio tra poteri e comprimendo il ruolo delle opposizioni”. Nello specifico, sottolinea la capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, Simona Bonafè, “non ci è stata data la possibilità non solo di concludere l’esame degli emendamenti mancanti, ma nemmeno di intervenire in dichiarazione di voto”. Ecco la doppia sforbiciata da cui nasce la polemica, anche perché non giustificata da una strategia di ostruzionismo da parte delle opposizioni.

La risposta di Fontana non si è fatta attendere, calibrata per non urtare i colleghi del centrodestra, ma comunque accogliere le rimostranze arrivate da sinistra. “Pur nel rispetto delle prerogative degli uffici di presidenza delle commissioni nella organizzazione dei propri lavori - premette il presidente della Camera - soprattutto dinanzi all’esame di provvedimenti connaturati da una forte dialettica sul piano politico è necessario che le commissioni stesse utilizzino tutti gli spazi e le giornate che il calendario mette a disposizione affinché l’esame in sede referente possa essere il più possibile completo”. Come non sarebbe avvenuto per il decreto Sicurezza, almeno a sentire il deputato del Movimento 5 stelle Alfonso Colucci, convinto che siamo di fronte a “una svolta nel nostro Stato, che diventa sempre meno uno Stato di diritto e sempre più uno Stato di Polizia - avverte. Da democrazia si sta scivolando verso una democratura”. Anche secondo la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi “la tagliola imposta sul decreto sicurezza è una ferita al ruolo del Parlamento e alla nostra democrazia. Era l’ultima occasione per intervenire su un testo su cui verrà posta la fiducia - ricorda -. Scegliere di chiudere il confronto parlamentare in questo modo è immorale”.

E Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in Affari Costituzionali, conferma che si tratta di “un’intollerabile forzatura da parte della maggioranza, un salto di qualità da parte della destra”. L’obiettivo di Meloni e soci, del resto, è chiudere la partita il prima possibile su un provvedimento diventato ormai simbolico. Ora atteso in Aula a Montecitorio lunedì, con il governo pronto a mettere la fiducia per blindarlo definitivamente.