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di Valentina Petrucci

La Stampa, 15 febbraio 2026

Il provvedimento, fermo da un anno, è slittato ancora ai primi di aprile. Il relatore Zullo (FI) ammette: “Ci sono sensibilità diverse nella coalizione”. L’appuntamento è fissato per l’8 e il 9 aprile nell’aula del Senato, ma nei corridoi di palazzo Madama fanno già capire che il provvedimento sul “fine vita” non arriverà alla discussione. Le commissioni Giustizia e Sanità cui è assegnato il testo sono in stallo da diversi mesi, ma il nodo va ricercato in un’altra commissione, quella Bilancio, dove è richiesta l’approvazione alla relazione tecnica del Mef necessaria a stimare eventuali costi e coperture del provvedimento. Una relazione chiesta che non arriva perché dal ministero dell’Economia fanno sapere che, a stimare i costi per il sistema sanitario nazionale, deve essere in prima battuta il ministero della Salute e, successivamente, la ragioneria di Stato a validarli.

Nessuno di questi passaggi burocratici al momento è stato completato, tanto che dal Partito democratico è il senatore Misiani a commentare: “Siamo di fronte - spiega - ad un rimpallo tra maggioranza e Governo che chiediamo finisca: negli ultimi due mesi sono stati inviati due altri solleciti, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. L’impressione - conclude Misiani - è che il Governo non abbia l’interesse a mandare avanti il procedimento per l’approvazione della legge che, per noi, è quantomai necessaria”.

Anche dal Movimento 5 Stelle, in effetti, si definisce il testo “annacquato” al punto da non convincere neanche più la stessa maggioranza. “Anche nelle commissioni congiunte Giustizia e Sanità, che hanno in esame il provvedimento, non sono stati votati gli emendamenti - spiega la senatrice Elisa Pirro - perché la verità è che nella maggioranza c’è solo un accordo di massima che muove dalle pronunce della Corte costituzionale, ma il testo le disattende tutte”. A rivelare che nel centrodestra ci siano posizioni diverse sulla questione è lo stesso relatore Ignazio Zullo di Forza Italia che non nasconde: “Ci sono sensibilità diverse anche all’interno della nostra coalizione: è normale, ma la volontà di portare in aula la legge c’è, puntiamo molto sull’ampliamento delle cure palliative e ci aspettiamo un passo avanti anche da parte delle opposizioni”.

Eppure la legge che era già stata calendarizzata per la metà di febbraio e posticipata al mese di aprile è un argomento che nel centrodestra si affronta con fatica: il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, relatore del provvedimento in commissione, ammette: “Non siamo nelle condizioni di trattarlo perché non sono stati votati ancora gli emendamenti al testo e sarà dunque rinviato”. Alla domanda su quali siano i problemi riscontrati in commissione risponde: “Ci sono tantissimi nodi politici, ma su questo non può rispondere il relatore, devono parlare i capigruppo dei partiti. Non è un mistero che uno dei punti più importanti sia sul ruolo del Sistema sanitario nazionale - e conclude - sono i capigruppo a dover dire se vogliono andare avanti o meno”. Ed è proprio il capogruppo in Senato di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, che sollecitato sullo stallo della legge risponde: “Si sta cercando di andare avanti, è calendarizzata per aprile e c’è tempo. È una cosa che riguarda la commissione, è improprio che risponda io”.

Il groviglio legislativo che blocca la legge in uno dei rami del Parlamento ha un’interpretazione chiara e univoca per Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni: “Neanche all’interno della maggioranza c’è il consenso necessario per forzare la mano su una legge che andrebbe contro le prescrizioni della Corte costituzionale e questo riguarda sia la politica nazionale che quella regionale”.

Infatti in Lombardia, Veneto e Piemonte la sentenza della Consulta ha consentito ad alcune persone di ottenere legalmente l’aiuto medico alla morte volontaria e Cappato ritiene questo un dato significativo: “Il fatto poi che ci sia un nodo politico sul coinvolgimento del sistema sanitario rivela un’altra verità - prosegue - cioè che, sui criteri di accesso al suicidio assistito, vogliono sostituire i medici e le Asl con un comitato di valutazione nazionale di nomina politica in modo da condizionare le scelte”. A ribadire la centralità del servizio sanitario nazionale nella procedura del suicidio assistito è stata, infatti, la Corte costituzionale come ricorda lo stesso Cappato: “A determinare lo stallo della maggioranza è la consapevolezza che se approvassero la legge così com’è adesso, andrebbero incontro all’impugnazione davanti alla Consulta”.