di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 29 maggio 2025
Il report di Antigone stima i rischi del nuovo reato di rivolta carceraria, che punirà anche atti di resistenza passiva. Sovraffollamento al 133%, servirebbero sei penitenziari in un anno, costo 180 milioni. I minori detenuti aumentati del 54% in due anni. È questione di giorni, di mesi al massimo, e un’altra mannaia potrebbe abbattersi sulle carceri italiane, già piene di problemi. E potrebbe portare a un allungamento delle pene per centinaia di persone che in carcere sono già recluse. Di cosa parliamo? Gli effetti del nuovo reato di rivolta carceraria, introdotto dal decreto sicurezza. Il reato era già stato molto contestato sin dalla prima stesura del provvedimento, innanzitutto perché le proteste e le rivolte in carcere sono nella stragrande maggioranza dei casi prodotte dal sovraffollamento e dalla carenza di personale, attività e spazi per i detenuti.
In secondo luogo perché è un reato poco chiaro: prevede, infatti, che a essere puniti con una pena da 1 a 5 anni siano coloro che partecipano ad una rivolta non solo “mediante atti di violenza o minaccia” ma anche attraverso atti di “di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. Tradotto: c’è il rischio, molto concreto, che a finire indagato (e condannato) per il reato di rivolta carceraria ci sia anche chi compie atti di resistenza passiva. Che, ad esempio, durante delle proteste, si sdraia lungo un corridoio senza alzarsi quando gli agenti gli intimano di farlo. Ma quanto potrebbe impattare questo nuovo reato sul sistema carcerario? Moltissimo. Le stime vengono date dall’Associazione Antigone che oggi, 29 maggio, presenta il suo rapporto annuale, il ventunesimo, sulle condizioni di detenzione.
Come si legge nel report, dal giorno in cui il decreto è entrato in vigore, fino al 30 aprile, ci sono stati 5 episodi di proteste collettive, che hanno coinvolto 80 detenuti. Le più importanti si sono registrate a Cassino e a Piacenza. In base alla stima di Antigone, se per tutti gli 80 detenuti dovesse esserci un processo, ipotizzando il massimo della pena per tutti, ci sarebbero 400 anni di detenzione in più. Una cifra non da poco, che diventa enorme se si pensa che il periodo analizzato è di soli 15 giorni. Estendendo lo sguardo all’anno scorso, al 2024, gli episodi di protesta collettiva sono stati 1500. Certamente non tutti classificabili come rivolta. Ma se il decreto sicurezza fosse stato già in vigore, cosa sarebbe successo? Ammettiamo che anche solo un terzo di questi episodi fosse stato considerato come una rivolta, stimando una pena di 4 anni per ciascun detenuto si sarebbero ottenuti 8mila anni di detenzione in più. Sono cifre così alte da sembrare irrealistiche. Se non fosse che il decreto sicurezza è realtà.
Antigone rileva poi la costanza del sovraffollamento: “Al 30 aprile 2025 erano 62.445 le persone detenute nelle carceri italiane - si legge nel rapporto - a fronte di queste presenze la capienza regolamentare è di 51.280 posti, un dato addirittura in lieve calo rispetto alla fine del 2024, e dunque il tasso di affollamento ufficiale sarebbe del 121,8%. Però i posti non disponibili per inagibilità o ristrutturazioni sono almeno 4.500, e dunque il tasso medio effettivo di affollamento è almeno del 133%”. I detenuti, è la rilevazione, crescono di 300 unità ogni due mesi. Il governo ha previsto, entro fine anno, l’installazione di container nei cortili di alcune nuove carceri, che creeranno altri 385 posti. Utili, per l’appunto, a coprire l’incremento di soli due mesi. Siccome la soluzione dell’esecutivo Meloni rimane quella (almeno a parole) di costruire nuove carceri, Antigone fa notare che, con questi incrementi, bisognerebbe costruire sei nuove carceri all’anno. Con un costo totale di 180 milioni.
Restano importanti i numeri dei detenuti in attesa di giudizio, anche se c’è un lieve calo. Fino a pochi anni fa, le persone in carcere in attesa di una sentenza definitiva erano circa il 30%. Al 30 aprile 2025 sono il 26,5% del totale dei detenuti: 16548 persone. Ancora eclatante il dato delle persone che non hanno ancora ricevuto neanche una sentenza di condanna e sono in attesa del primo giudizio: 9475, quasi uno su 10. Gli stranieri in carcere sono il 31% della popolazione carceraria. Un dato sostanzialmente stabile da anni e di 6 punti percentuali più basso dall’anno del picco: nel 2007, infatti, quando ancora di immigrazione non si discuteva nei termini di oggi, i detenuti stranieri in carcere erano il 37% del totale.
Il report restituisce, infine, una panoramica drammatica degli istituti penali per minori. Come raccontato più volte, da strutture in via di estinzione - perché per i minori che delinquevano si prevedevano altri percorsi - sono diventati istituti sovraffollati quasi quanto le carceri degli adulti. “Sono 611 (di cui 27 ragazze) al 30 aprile 2025 i giovani detenuti nelle carceri minorili italiane”, si legge nel rapporto. “Alla fine del 2022 le presenze erano 381 e alla fine del 2024 raggiungevano le 587 unità, con una crescita del 54% in due anni”.











