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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 3 novembre 2026

Meno educatori, assistenti sociali e psicologi in carcere. In compenso, nuove figure di poliziotti penitenziari: precari, sottopagati e poco formati. Due elementi che delineano l’ennesimo segnale di abbandono che arriva dal governo al mondo del carcere. Questa volta attraverso la manovra finanziaria. Partiamo dal primo punto. In un contesto in cui, anche a causa di politiche repressive del governo, i detenuti aumentano (al 30 settembre il tasso di sovraffollamento era del 129%) diminuiscono gli operatori che lavorano accanto a loro. Il personale civile dei penitenziari, infatti, sarà tagliato così come tante altre categorie del pubblico impiego.

Ogni volta che usciranno quattro educatori dal sistema, per pensionamento o altre ragioni, al loro posto ne arriveranno al massimo tre. Senza eccezioni, senza un’accortezza alla specificità del loro lavoro: quello di ridare speranza e una prospettiva di vita lontana dagli errori commessi alle persone detenute. Sarà insomma un carcere più povero: con meno attività alternative, meno diritti garantiti ai detenuti e più disservizi.

La notizia fa il paio con un’altra misura. La nascita di quello che qualche agente penitenziario, con la promessa dei taccuini chiusi, chiama “il poliziotto precario”. In manovra infatti, all’articolo 98, si prevede una nuova figura: quella degli ausiliari delle forze dell’ordine. Una sorta di poliziotti dimezzati che, nel caso della penitenziaria, potranno entrare in carcere dopo appena un mese di formazione. Un quarto del periodo minimo necessario per gli agenti di carriera. Un periodo troppo breve per imparare gestire con equilibrio e nel rispetto costante dei diritti dei detenuti situazioni delicate, come quelle che si vivono in carcere. Per capire quali mansioni esatte avranno bisognerà aspettare i decreti attuativi. La manovra si limita a dire, con una formula ambigua, che gli agenti ausiliari serviranno “all’incremento dell’efficienza degli istituti penitenziari”.

La notizia suscita dubbi tra gli addetti ai lavori, che sono in attesa di capire esattamente come saranno impiegati questi nuovi operatori. I quali, peraltro, saranno retribuiti con appena il 65% dello stipendio base di categoria. I maggiori dubbi circolano tra i sindacati della Polizia penitenziaria, che stanno valutando se coalizzarsi contro una misura che temono possa creare caos e acuire le difficoltà che si registrano all’interno delle carceri. Un problema simile sta riguardando anche la Polizia di Stato. In quel caso qualche voce già emerge. Il Silp Cgil avverte: “La sicurezza democratica non si costruisce con il lavoro precario”.

A fronte di due misure che aggraveranno i problemi già esistenti in carcere, in manovra non c’è nulla per rendere più dignitoso il quotidiano di chi in carcere vive e lavora. Nonostante lo Stato abbia dovuto risarcire già migliaia di detenuti che erano stati costretti in celle invivibili, la voce “edilizia penitenziaria” in manovra non esiste. Un segno dei tempi, anche questo.