di Franco Corleone
L’Espresso, 24 luglio 2026
Tra le storture l’utilizzo di elementi ignifughi che si sono rivelati tossici. Come dimostrano casi recenti. Di fronte all’incandescente sovraffollamento l’amministrazione penitenziaria della Toscana con una circolare aveva suggerito di collocare i materassi nelle celle anche in terra, pur promettendo di regolarizzare rapidamente la sistemazione “di fortuna”. Che si tratti di un ossimoro o di un lapsus non importa, è certo che Margara e Gozzini si rivoltano nella tomba di fronte a una testimonianza inimmaginabile di violazione dei diritti umani.
É una prova ulteriore della catastrofe umanitaria in carcere ed è una (mancata) risposta alla chiusura di sette sezioni di Sollicciano da parte del tribunale di Firenze a causa delle intollerabili condizioni igieniche ed è anche una indicazione alle direzioni degli istituti che in alcuni casi si sono rifiutate di accettare nuovi ingressi per la mancanza di posti. Va colta come occasione per approfondire la questione della pericolosità dei materassi utilizzati in carcere e che ha visto casi con risvolti drammatici e conseguenze gravi per la salute di detenuti e agenti.
I materassi sono di resina poliuretanica espansa con caratteristiche ignifughe come stabilito in un complicato capitolato ministeriale. Ma, in caso di incendio, il rilascio di fumi provoca intossicazioni persino letali. Rimane nella memoria collettiva la strage del 3 giugno 1989 alle Vallette di Torino con la morte di nove donne del reparto femminile chiuse nelle celle e di due agenti di custodia, a causa dei materassi bruciati, Un episodio per fortuna meno tragico è accaduto il primo gennaio 2026 presso la casa circondariale dì Udine dove un detenuto ha appiccato il fuoco all’interno della cella provocando un fumo intossicante che si è propagato anche alle sezioni dei piani superiori. Si è resa necessaria l’apertura delle celle e il trasferimento, con decisione coraggiosa, di tutti i detenuti all’aperto.
L’onorevole Riccardo Magi in una interrogazione ha chiesto chiarimenti sui materiali dei materassi e in particolare sulla presenza di sostanze chimiche e plastiche che possono produrre conseguenze anche mortali ai detenuti e al personale. La risposta del ministro Nordio ha confermato la pervasività del fumo e il ricovero in ospedale di due detenuti e di alcuni agenti che si è per fortuna risolto con cinque giorni di prognosi. Nella risposta si fa riferimento alle omologazioni previste e alle certificazioni relative all’emissione dei fumi e alla tossicità dei gas durante la combustione e alla classe relativa alla opacità dei fumi.
Il ministro ha specificato anche il costo di ogni materasso, da 30 a 40 euro, ma non ha chiarito i motivi dei ricoveri e i danni alla salute riportati dai reclusi e dal personale. Sarebbe interessante sapere se negli ospedali e nelle Rsa vengono utilizzati gli stessi materassi. Neppure una parola sulle possibili alternative, tenendo conto dell’alto rischio che si produce in una struttura chiusa. Oltre al pericolo di finire in trappola esattamente come nella discoteca di Crans-Montana, va considerata la presenza nelle celle delle bombolette a gas per cucinare, e che vengono talvolta anche utilizzate dai disperati per sballarsi o per suicidarsi.
La soluzione di dotare le celle di piastre elettriche è disattesa per motivi imperscrutabili. Forse perché sarebbe eliminata una speculazione. Visto che il ministro della Giustizia non offre risposte convincenti, chissà se il servizio sanitario, tenuto a garantire il diritto alla salute, ha qualcosa da dire sulle celle della morte.










