di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 15 agosto 2025
Quando la “pezza” del Garante Nazionale dei diritti dei detenuti è peggio del “buco” del Governo sulle condizioni delle carceri italiane, è forse giunto il momento di ricorrere ai rimedi istituzionali. Dell’attività svolte dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, nella sua ultima ricomposizione, avevamo apprezzato la pubblicazione periodica di analisi e dati statistici, a cura dell’Osservatorio penitenziario Gnpl, guidato dal dott. Giovanni Suriano, denominati “Focus suicidi e decessi in carcere” e “Report analitico rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”, che comunque ci hanno consentito, in un’epoca di scarsa trasparenza, di analizzare alcune specifiche criticità del nostro sistema penitenziario.
Ma non per quanto riguarda i dati dei suicidi, delle morti naturali o di quelle da accertare, sempre rilevati al ribasso dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, per i quali abbiamo sempre ritenuto unica fonte attendibile quella di “Ristretti Orizzonti”, che rileva i suicidi e i decessi violenti, per cause naturali o per cause da accertare, che colpiscono la popolazione detentiva nel suo complesso, anche nel caso in cui l’evento morte si sia verificato al di fuori delle mura del carcere, seppur in regime di detenzione.
D’altronde, proprio lo stesso Ministro della Giustizia, rispondendo nel mese di marzo 2025 ad una interrogazione specifica dell’on. Giachetti, confessava come nel computo dei suicidi o dei decessi fornito a livello ministeriale “non vengono inseriti i decessi avvenuti al di fuori degli Istituti di pena ossia riferiti a quei soggetti che, al momento del decesso, si trovavano a vario titolo all’esterno della struttura penitenziaria”. Tra i soggetti conteggiati tra i suicidi o tra i decessi in carcere, quindi, non vengono considerati, ad esempio, quei detenuti - e sono tanti, purtroppo - che sono stati rinvenuti in una cella in fin di vita dopo un impiccamento, ma sono deceduti all’interno dell’ospedale dove erano stati trasportati.
Dopo l’ultimo report del Garante dell’8 agosto 2025, intitolato “Per un’analisi dei decessi in carcere - Attività di studio e ricerca: gennaio-luglio 2025”, è immediatamente intervenuta una “tirata d’orecchie” da parte del Ministero della Giustizia che, attraverso un comunicato stampa, ha inteso disinnescare “l’allarme suicidi” operando una manipolazione dei dati e neutralizzare così l’appello contenuto nel report della discordia per una “esecuzione della pena compatibile con il suo volto costituzionale, improntato ai principi di umanità, finalismo rieducativo ed extrema ratio della detenzione”.
All’esito di tale richiamo lo stesso Garante ha ritenuto di diramare immediatamente un comunicato - non firmato - ma attribuibile, in ragione dei DM in materia, dei regolamenti e del codice di autoregolamentazione, all’unico legittimato a rappresentare istituzionalmente il Garante, ovvero il Presidente Riccardo Turrini Vita. Si è trattato di una precisazione, che per i tempi, i modi e i contenuti, appare contraria ai doveri istituzionali di garanzia, indipendenza e imparzialità di quell’Ufficio, in quanto volta ad assecondare, pubblicamente, i desiderata ministeriali, incurante della clamorosa auto-delegittimazione di quella stessa istituzione, nata con l’esclusivo compito di tutelare i diritti dei detenuti e delle persone private comunque della libertà.
In tale nota si è giunti ad ipotizzare che il numero dei suicidi ad oggi rilevato, di poche unità inferiore rispetto allo stesso periodo del 2024, sia frutto del “possibile miglioramento delle condizioni detentive o dell’efficacia delle misure di prevenzione adottate”. Poiché ben conosciamo le drammatiche condizioni nelle quali permangono le nostre carceri, ci domandiamo come il Garante nazionale abbia sino ad oggi svolto le visite negli istituti penitenziari, i cui numeri, come si trattasse di una “tournée”, sono esibiti in tabella sul sito istituzionale, senza che tuttavia si abbia contezza alcuna degli eventuali rilievi che avrebbero dovuto essere contenuti in rapporti mai pubblicati, nonostante i precisi obblighi di legge.
Ci domandiamo - mentre il numero dei suicidi si accresce di giorno in giorno - se siano state programmate ed eseguite visite orientate ed accurate alle sezioni, alle celle, agli spazi comuni. Se si sia posta la doverosa attenzione alle condizioni effettivamente disumane in cui sono costretti a trascorrere, in uno stato di istituzionale abbandono, le giornate assolate di questa stagione, i detenuti e tutto il personale penitenziario. Anche perché dai report e dalle notizie stampa pubblicate dopo ogni visita in carcere effettuata, nell’ambito della iniziativa “Ristretti in Agosto”, dalle diverse Camere Penali territoriali, a dire il vero, non si riscontra nessun “possibile miglioramento delle condizioni detentive”, men che meno l’efficacia delle proclamate “misure di prevenzione” sbandierate dal Garante nazionale.
È accaduto, addirittura, che il giorno dopo la precisazione del Garante, il prof. Mario Serio, componente dell’ufficio, ha ritenuto necessario rilasciare una intervista nella quale lo stesso ha di fatto dato conferma della grave crisi che ha investito, al di là dei contrasti e delle diverse sensibilità personali, l’autorità di garanzia. In gioco, tuttavia, non ci sono gli interessi di “parte” di questa o di quella componente politica e le relative logiche spartitorie, in gioco vi sono la salvaguardia della vita e la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti. In gioco c’è la difesa dello Stato di diritto e della sua Costituzione, il cui rispetto proprio quell’Autorità è chiamata a garantire in tutti i luoghi di privazione della libertà. Ci impegneremo pertanto con ogni iniziativa ed in ogni sede istituzionale, perché l’indipendenza, l’autonomia e l’efficacia concreta della azione del Garante siano effettivamente integrate, tutelate ed esercitate.











