di Davide Imeneo*
Corriere della Sera, 21 marzo 2025
Luisa Impastato: “Serve un piano educativo strategico che parta dai più piccoli”. Peppino Impastato è un simbolo della lotta contro la mafia, (oggi si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ndr.), non solo per il suo coraggio e le sue denunce pubbliche, ma anche per l’eredità di impegno civile che ha lasciato alle generazioni successive. Ripercorriamo il ricordo di Peppino attraverso gli occhi di sua nipote, Luisa Impastato, con cui abbiamo discusso il cambiamento della mafia, le politiche necessarie per contrastarla e il ruolo fondamentale delle donne nella lotta contro la criminalità organizzata. “Io non ho conosciuto direttamente Peppino, sono nata nove anni dopo il suo assassinio - racconta la giovane direttrice di Radio Aut - i ricordi che ho di lui mi sono stati trasmessi da chi c’era, in modo particolare da mia nonna, che invece ho avuto la fortuna di conoscere perché è scomparsa quando avevo 17 anni”.
La mamma di Peppino Impastato, la signora Felicia, è stata essenziale per Luisa: “Grazie a lei ho sentito Peppino comunque familiare, vicino, presente, proprio perché lei, dopo il suo assassino, ha veramente dedicato la sua vita a raccontarne la storia e a vivificarne la memoria”. L’eredità lasciata dal giornalista palermitano ha lasciato un solco profondo nel contesto dell’antimafia sociale… anzi, potremmo dire che è nata con l’attività giornalistica di Peppino Impastato: “Grazie all’impegno di chi dopo di lui ha continuato a difenderne la memoria - racconta ancora Luisa - l’antimafia sociale ha dato vita a tante realtà, associazioni, movimenti che a quel tipo di antimafia si sono ispirati”. Si tratta di un’antimafia che parte dal basso, dalla partecipazione, dalla mobilitazione, dalla riflessione anche, che è diversa da un tipo di antimafia istituzionale, ma è quella fatta dalla costruzione di comunità, dalle persone. “Credo che oggi, spiega la direttrice di Radio Aut, siano ancora tante le esperienze che si ispirino a Peppino e che declinino nei loro territori anche le sue idee, le sue lotte”.
Ma questo attivismo non basta per arginare il fenomeno criminale. Negli ultimi anni, infatti, è cambiata la percezione della mafia, ma è cambiata anche la mafia. “Si è adattata ai cambiamenti, spiega Lucia Impastato, anche in seguito a quello che è stato, un risveglio della società civile in seguito al clamore delle stragi e a quella che poi è stata la risposta da parte dello Stato”. La metamorfosi della criminalità organizzata ha generato una sorta di mimetismo: “Non è più percepibile e visibile come in tempi in cui si sparava per le strade quotidianamente, in cui la violenza era più manifesta. Oggi, racconta l’attivista siciliana, la mafia è meno percepita, ma continua a essere un potere criminale forte. È un problema il fatto che a volte ci sia questa illusione di calma, perché la mafia non viene considerata un’urgenza, non viene considerata una priorità neanche nelle agende di governo, come se fosse un problema marginale. E questo probabilmente da alcuni punti di vista l’ha resa anche più forte”.
Ciò che occorre, invece, è un piano educativo strategico, bisognerebbe cominciare a diffondere e a costruire una cultura dell’antimafia che parta dai più piccoli, che possa aiutare a costruire veramente una società civile sana con degli anticorpi che non permettano alla mafia di trovare terreno fertile. “La storia a cui ho l’onore di appartenere, racconta ancora Lucia Impastato, si fonda sui valori della giustizia sociale, dell’uguaglianza, della difesa e della tutela dei diritti. Io penso che impegnarsi anche a salvaguardare questi valori o salvaguardare anche i diritti fondamentali come il diritto al lavoro, il diritto ad una vita dignitosa e l’uguaglianza possano essere sicuramente delle pratiche utili a interrompere poi la fascinazione della mafia nei confronti soprattutto delle vulnerabilità sociali ed economiche”.
Anche il ruolo delle donne è determinante nel contrasto alla criminalità organizzata, “l’esempio di resistenza di mia nonna Felicia, racconta ancora Luisa, ha dato un contributo decisivo dopo la morte di Peppino a riscattarne la vita e a portare avanti il suo impegno”. Anche l’eredità dell’Associazione delle donne siciliane contro la mafia, nate a Palermo in anni caldissimi, negli anni Ottanta, ha dato tanta speranza nel contrasto sociale e civile alla criminalità organizzata, donne come Anna Puglisi, che ha fondato il Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato insieme al marito, portando avanti un percorso di lotta contro la mafia attraverso pratiche non violente. Dal martirio delle vittime di mafia nasce la speranza di riscatto: l’attivismo di chi non si arrende è la prova che la criminalità non potrà mai avere l’ultima parola.
*Responsabile comunicazione Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova











