di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 24 luglio 2025
Trump, i social, le paure: non sappiamo più riconoscere i limiti ma quelle belve da tastiera non rappresentano l’umanità vera. Il mondo a rovescio. Il prevalere, persino nel discorso pubblico, dei peggiori sentimenti umani, sembra essere diventata ormai una norma alla quale si finge di non dare peso. “Ragazzate” e pronti per la discesa di un altro gradino. Sarò figlio di un altro tempo, ma mi sembra inaccettabile vedere che sul social di proprietà del Presidente degli Stati Uniti viene rilanciato un video confezionato con l’intelligenza artificiale che mostra Trump ridere sguaiatamente mentre il suo predecessore Obama viene ammanettato e poi detenuto in una cella. C’è tutto in quel video, anche un non celato spirito razzista e, soprattutto, pesa la decisione di “farlo proprio”, quasi istituzionalizzarlo, pubblicandolo laddove risulti indiscutibile la paternità. Così fu per quell’altro orrore del video, stessa tecnica, che immaginava potesse nascere un resort a Gaza, dove invece stavano morendo migliaia di esseri umani.
Come c’è tutto nella frase con cui Trump ha voluto inaugurare la nuova prigione per immigrati soavemente denominata “Alligator Alcatraz”. Ha detto: “Insegneremo loro come scappare da un alligatore se evadono dalla prigione… devi correre a zigzag, così le tue chance di sopravvivere aumentano dell’1%”. Non so se qualcuno ha riso, certo non vorrei conoscere una persona così.
Ancora peggiore è la motivazione che i giornali riportano essere stata alla base dell’incredibile video su Obama: distogliere l’attenzione dalla vicenda Epstein. La logica comunicativa, dichiarata, di quel mondo è inondare di m… ogni giorno i media in modo che non possano inseguire tutte le follie insieme. E una volta è Trump vestito da Papa, un’altra la rimessa in discussione del limite dei due mandati, poi il bullismo verso Zelensky o l’annessione del Canada. Armi di distrazione di massa perché non si parli della realtà: l’economia che va male, le guerre che proliferano.
Nel mondo degli autocrati è tutto una meraviglia, è tutto straordinario, mai visto prima, un prodigio della natura e della storia. I treni arrivano in orario e ogni famiglia è più ricca e sicura. I sondaggi dicono che questa favola, almeno in America, già non sembra più funzionare. Ma ora non è questo il problema. Il problema è il diffondersi nella società della “normalità del male”. Augurarti che il tuo avversario vada in galera, sia Obama o Sala, o che un immigrato venga divorato dagli alligatori non è solo prova di barbarie umana di chi lo fa, ma accende una luce su noi stessi, su come siamo diventati. Su come venti anni di social ci abbiano cambiato dentro, forse svuotandoci di valori, della giusta definizione del bene e del male che il Novecento ci aveva imposto.
Non sappiamo più riconoscere il limite e i decisori pubblici, cinicamente, ne approfittano. Calibrano i loro messaggi sulla rabbia, sulle frustrazioni, sul rancore, sulla paura, sull’angoscia. È tutto nero, più umanamente che politicamente. Il nero ha pervaso le opinioni pubbliche, si è fatto bava velenosa, auspicio della morte dell’altro, dell’incarcerazione, negazione del diritto a esistere se non come follower del potente di turno.
E siamo noi, l’Occidente, quello che una volta affermava e difendeva valori liberali, diritti umani, civili, di cittadinanza. Ora quell’Occidente non esiste più. L’America vuole distruggere l’Europa e colpire Giappone e Canada e destabilizza i valori su cui il pensiero occidentale si è fondato e che gli ha consentito di sentirsi non muro ma frontiera aperta.
Cosa sta accedendo? Davvero il più grottesco dei populismi, quello dei miliardari, sta rendendoci più disumani? In piccolo: se i ragazzi di una squadra italiana di basket vincono i campionati europei e invece di ricevere complimenti vengono insultati per il colore della pelle di qualcuno di loro come bisogna reagire?
Forse capendo una volta per tutte che esiste un mondo, quello delle belve da tastiera, che non è rappresentativo dell’umanità vera. Che siamo migliori di come gli odiatori rappresentano la civiltà umana. Che nonostante vent’anni di social e di violento linguaggio politico e civile diffuso a piene mani, in fondo la maggioranza delle persone non vuole annegare nell’odio. Che i valori di umanità con i quali si è formata, a fatica, la comunità umana ci sono. E sono forti.











