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di Walter Veltroni

Corriere della Sera, 14 settembre 2025

L’omicidio in America di Charlie Kirk. Bisogna spegnere il fuoco delle parole perché alla fine degenera in violenza. Cosa ci sta succedendo? Cosa sta stravolgendo le opinioni pubbliche occidentali tanto da far smarrire i valori fondamentali che con tanta fatica e tanto sangue abbiamo conquistato nel Novecento? Siamo irriconoscibili. Come se la storia del progresso umano-espressione che dovrebbe contenere non solo il calcolo dei profitti e delle ricchezze ma soprattutto quello delle relazioni umane- si fosse bruscamente interrotto. Come se una mano guantata, medievale e tecnologica, avesse innestato la marcia indietro. Stiamo regredendo. Non accettiamo di convivere con l’altro da noi. Davvero in questi primi anni venti del nuovo millennio dobbiamo tornare a discutere se sia lecito o giustificabile uccidere un avversario politico, in democrazia?

Oppure dobbiamo tornare, come bambini andreottiani, a sostenere che in fondo la vittima “se l’era cercata”? Una moderna barbarie si è impadronita del nostro modo di vivere la storia e di reagire, con infantile fretta ed emotività, alle vicende di questo tempo. Troppi distinguo, troppi se e ma e pure troppe strumentalizzazioni becere hanno accompagnato la fine terribile e violenta di Charlie Kirk, un uomo di 31 anni, padre di due figli. Il suo è stato un assassinio, non ci sono altre definizioni, e nessuno potrà farci tornare a credere che la differenza di opinioni possa, di nuovo, essere regolata dal sangue versato e che la vita non valga nulla se pensiero e posizioni politiche divergono, anche radicalmente.

Non voglio qui citare la miseria di un dibattito interno, sollecitato anche da ministri, che sembra indegno di un’osteria. Vorrei solo ricordare che noi siamo la terra di Matteotti e di Moro, di Walter Rossi e dei fratelli Mattei. Ma è negli Usa che tutto, da anni, è stravolto. La violenza politica, che negli anni sessanta ha mietuto vittime illustri, è tornata con una lunga serie di episodi drammatici. Non c’erano telecamere e cellulari quando un militante Maga si è introdotto in casa di Nancy Pelosi, esponente democratica, e, non trovandola, ha preso a martellate in testa il marito. Sono stati uccisi in questi mesi rappresentanti democratici e repubblicani, è stata incendiata la casa di un governatore democratico.

Non ci sono morti di “qualcuno”. Chi viene aggredito o ucciso è sempre, comunque una vittima di qualcosa che contrasta con la libertà e la democrazia: la violenza. Nella schiuma di rabbia bipartisan che i social sono stati lieti di amplificare ho ascoltato una voce saggia, tanto più importante perché ad usare le parole che riporto è stato il principale leader della sinistra liberal. Parlando in questo modo, con coraggio, Bernie Sanders ha rimesso le cose nel loro giusto posto: “Vorrei spendere alcune parole in merito al terribile omicidio di Charlie Kirk avvenuto ieri, una persona con cui ero in forte disaccordo su quasi tutte le questioni, ma che era chiaramente un comunicatore e un organizzatore molto intelligente ed efficace, nonché una persona che non aveva paura di esporsi al mondo e di coinvolgere il pubblico. Le mie condoglianze vanno alla moglie e alla famiglia.

Una società libera e democratica, che è ciò che dovrebbe essere l’America, si basa sul presupposto fondamentale che le persone possano esprimersi, organizzarsi e partecipare alla vita pubblica senza paura, senza preoccuparsi di poter essere uccise, ferite o umiliate per aver espresso le proprie opinioni politiche. In realtà, questa è l’essenza stessa della libertà e della democrazia... Ogni americano, indipendentemente dal proprio punto di vista politico, deve condannare ogni forma di violenza politica e ogni forma di intimidazione. Dobbiamo accogliere e rispettare i punti di vista divergenti. È questo il senso della nostra Costituzione. È questo il senso della nostra Carta dei Diritti. È questo, infatti, il senso della libertà”. Nulla di più inequivoco, giusto e definitivo.

Detto questo, con chiarezza assoluta, è necessario aggiungere due considerazioni generali. La prima: bisogna spegnere il fuoco delle parole, perché la loro radicalizzazione estrema, sport contemporaneo più praticato, alla fine degenera in violenza e gli Usa rischiano, problema drammatico per il pensiero democratico già indebolito, di precipitare in quella “Civil war” realisticamente vaticinata in un recente film. Il conflitto aspro è una cosa, persino salutare per la democrazia. La violenza politica è il suo contrario. Non esiste la critica delle armi. È uno spaventoso ossimoro.

A questo svelenimento dovrebbero contribuire tutti, specie chi ha più responsabilità. Questo giornale ha giustamente titolato sugli inquietanti propositi di “vendetta” manifestati, dopo l’assassinio di Kirk, dal presidente della più grande democrazia occidentale.

Anche qui, se si vuole essere sinceri, bisogna essere chiari. Tutti. Altrimenti vince l’ipocrisia. Trump usa toni e compie scelte che esasperano le legittime divisioni, radicalizzano le posizioni, demonizzano chi a lui si oppone. Anche qui una citazione, perché le parole sono pietre. Il messaggio di auguri pasquali: “Buona Pasqua a tutti, inclusi i pazzi della sinistra radicale che stanno combattendo e tramando con tutte le loro forze per far tornare nel nostro Paese assassini, signori della droga, prigionieri pericolosi, malati di mente e noti membri delle gang MS-13 e picchiatori di mogli. Buona Pasqua anche ai giudici deboli e inefficaci e ai funzionari delle forze dell’ordine che permettono che questo attacco sinistro alla nostra Nazione continui, un attacco così violento che non verrà mai dimenticato!”.

Né Reagan né George Bush avrebbero mai usato toni così. Trump ha in animo, mi è sempre sembrato chiaro, una forte alterazione degli equilibri della democrazia americana. E la sua seconda presidenza, regalo degli smarriti democratici, avviene sotto il segno di un evidente “sovversivismo delle classi dirigenti”, quello esibito a Capitol Hill nel 2021. Nei confronti dei toni più estremi, incompatibili anche con la coscienza di tanti cattolici, ci si sarebbe aspettati, da più parti, parole di sincera presa di distanza. Non c’entra con l’omicidio di Kirk, ma c’entra con la sostanza di questa stagione di eclissi della democrazia e di affermazione delle nuove autocrazie.

La seconda considerazione. L’ America deve liberarsi delle troppe armi che finiscono facilmente in mano a pazzi estremisti o a squinternati. Le stragi nelle scuole e nelle università, la diffusione dell’uso di fucili e pistole ad adolescenti in condizione di disagio semina un senso di diffusa insicurezza, sempre foriero di pericolose conseguenze. La democrazia è una creatura fragile e un’eccezione nella storia umana. Il suo principale agente corrosivo, dovremmo averlo imparato, è l’odio.